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A un passo dal vero

Il corpo di Isabella

L’ispirazione non è verità, forse più che verità, si diceva sommessamente angosciato, interrompendo di tanto in tanto la litania della madre. La quinta puntata del racconto dedicato alla poetessa lucana uccisa a 26 anni

Il corpo di Isabella

La poetessa Isabella Morra, uccisa a 26 anni

(dal IV cap.) 

L’ispirazione non è verità, forse più che verità, si diceva sommessamente angosciato, interrompendo di tanto in tanto la litania della madre.

Ma’, calmat’, ma’, pensamm’ a tutt’ noi, ma’…

V Capitolo

 “Non tarderà l’angoscia a trasparire/fuor dai miei occhi, ch’ora son già spenti/…………………./la carne mia legata al tuo destino//brucia d’ardore e insieme di tal pena/che ………………//Non lascerò mie pene fino a quando/il mondo non saprà di mia sventura;/…………/di lieti giorni mai potrò godere//se tu non mi darai alfine ascolto/e di vendetta giurerai …..”

La ricostruzione dei versi era avvenuta a fatica, ogni parola, aiutata dal ritmo, era tornata pian piano al suo posto: c’era un oltraggio, una pena, una richiesta di vendetta. Arcangelo si chiedeva come avesse potuto leggere e passare oltre, lodando la maturazione dei mezzi stilistici, ignorando totalmente la “vita” che si era fatta “letteratura” per essere detta, comunicata. Ne era ossessionato. Parlarne con il commissario era l’unica soluzione, aveva detto la madre, che l’aveva definita una persona con la P maiuscola, ma lui non sapeva decidersi se dire o non dire. Ma dire cosa? si chiedeva. Dei versi smozzicati? Comunque se li era scritti, convinto che il puzzle si sarebbe ricomposto, ammesso che, una volta ricomposto, potesse costituire una prova. Ma una prova di che? Isabella era caduta e aveva battuto la testa, così era morta, il referto era chiaro e convincente, anche per lui, fratello che mal accettava la tragica evenienza, ma anche futuro medico, capace di riconoscere i danni di una caduta rovinosa. Alla madre non aveva potuto non dirlo. Parlavano di lei, mentre con gli occhi appannati dalle lacrime cercavano di ricostruire episodi della loro vita comune per fissarli ben bene e riempire di lei il tempo senza di lei. Era stato Vito a provocare la rivelazione, come poi la chiamò la madre. Aveva chiesto, infatti, se Isabella non tenesse manchë nu zitë. La madre aveva risposto che non ne aveva, di zitë.

Ma chi dìscë, tua sorella era riservata, lo sai, e poi teneva la poesia, pë zita. Esci, le dicevo, e lei rispondeva, che non aveva dove andare, quannë andava a Potenza per gli esami si comprava i libri, e së facìa na camënata inta a li libbrë, teneva solë n’amica sua, Isabella Prima, la chiamava. Stava già in trattative per la tesi, ma lei se l’era già fatta, quasi tutta. Almeno così mi disse una volta. Starà là, fra le carte sue. Ci dobbiamo guardare, la facciamo pubblicare, mo’ che è morta, la facciamo pubblicare, ne’, sitë d’accordë o no? - diceva. 
I fratelli approvavano, certo, certo, si doveva pubblicare, se era a buon punto. L’avrebbero cercata per leggerla e decidere. La cercarono, senza trovarla…e fu così che Arcangelo, ancora più intristito, aveva raccontato l’episodio della poesia dimenticata. 

E così quei versi smozzicati avrebbero cominciato a turbare anche i sogni di Adele Pasquaretta.

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Lorenza Colicigno

Lorenza Colicigno

Giusto il tempo di nascere a Pesaro e poi, dall’età di sei anni, vivo a Potenza. La radio e la televisione sono state il mio primo amore, nelle sedi RAI di Potenza e Roma, ma ho sposato la Lingua e la Letteratura Italiana e Latina che ho insegnato per trent’anni nel Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” di Potenza. La scrittura è la mia passione: pubblicato due sillogi liriche: "Questio de Silentio" (Il Salice, 1992), premiata ad Atella e Venezia, e "Canzone lunga e terribile" per Isabella Morra (Nemapress, 2004), oltre ad una serie di saggi letterari. Ho curato per la Consigliera Provinciale di Parità il testo “Quel che resta di ciò che è detto”, che analizza il ruolo della donna nella tradizione contadina lucana; e mi sono occupata anche dei “Fatti, detti e piatti della Basilicata”, una raccolta di ricette, detti e proverbi potentini relativi alla cultura dell'alimentazione nella tradizione contadina, di cui sono co-autrice. Nel 2014 e nel 2015 per Buongiorno Regione (TGR Basilicata) ho curato una rubrica sui detti e i proverbi del Potentino. C’è tanto altro da dire ancora, ma ci tengo almeno a dirvi altre due, tre cose che mi appassionano: la scrittura creativa, che coltivo “Nei pressi del circolo Pickwick”, la scuola in cui sono direttrice e docente; le meritorie iniziative della Società “Dante Alighieri” e dello Zonta club Potenza, di cui sono vicepresidente; il Comitato “Cittadinanza di genere”, di cui sono socia fondatrice, cui si devono numerose iniziative contro le discriminazioni di genere e sul linguaggio di genere e una proposta di legge regionale sul tema della cittadinanza di genere. Infine, come parte del Direttivo dell'Associazione non profit “Art Factory Basilicata”, sono responsabile della comunicazione del progetto LAP (Laboratorio permanente di Arte Pubblica). 

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