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Tra Renzi e Emiliano, il patto equilibrista per il Sud

Al di là dei patti che non compongono nemmeno lontanamente un piano industriale, delle risorse, miliardi in meno ovviamente, quel che davvero non si comprende è la visione, il progetto 'strategico' per il Sud

Tra Renzi e Emiliano, il patto equilibrista per il Sud

C'è il patto? No il patto non c'è. Ma perché? Di chi è la colpa? Di Renzi? No! Ormai gira il sud come una trottola, scansando però ogni protesta. Allora, di Emiliano? Ni, verrebbe da dire. In quanti vogliono il patto? Boh! Ma i progetti ci sono? Si, pronti per più miliardi di investimenti. Quali sono questi progetti? Non si sa. Chi li ha scritti? Boh. Qual è la logica seguita? I cittadini sono stati coinvolti? Non me ne sono accorta! Quindi?

Niente. Questa storia dei patti, che comporrebbero il "sudato" Masterplan per il sud, perché risale alle calure dello scorso agosto, è il caso di dirlo, è diventato pian piano da un cosiddetto problema di relazioni politiche, su cui alcuni mirano a speculare ma solo per interessi di parte, un vero e proprio problema di finanza pubblica. Quanti sono i miliardi a disposizione per il sud? Quelli che danno la somma dei tanti patti o quelli riportati in legge di stabilita? Insomma sono 13,4 o circa 31? La differenza di circa 17,5 miliardi che fine ha fatto? C'è? Ci sarà o no? Il già FAS, fondo aree sottoutilizzate e non sottosviluppate, è stato svuotato? Il FSC, fondo sviluppo e coesione, così come da Def (documento di economia e finanza) è stato o no rosicchiato e, sicuramente, posposto?
Si dirà...troppo complicato! No, complicato non è. Per sintesi si può ricordare che già all'epoca di Tremonti i fondi per il Sud furono dirottati verso altre aree (quelle industriali del nord), oggi sta accadendo la stessa cosa? Se si, come? Quei miliardi dove ed a chi vanno, per cosa?
Ed è qui che vien da dire 'ni' per il governatore Emiliano. In poche parole, la Puglia che ha dimostrato di saper ben investire le proprie risorse (poi ci sarà chi condivide, chi un po' meno, chi no, ma certo qui non sono partiti i corsi per diventare "velina") vuole vederci chiaro e non vuol mettere giù una firma che potrebbe nascondere un problemino da qualche miliardo.
Ma al di là dei patti che non compongono nemmeno lontanamente un piano industriale, delle risorse, miliardi in meno ovviamente, quel che davvero non si comprende è la visione, il progetto 'strategico' per il sud, spacchettato come è, anzi sarebbe, nei tanti patti (alla fine saranno 16). La domanda da porsi è: qual è il nuovo ruolo che il Mezzogiorno dovrebbe avere nella specializzazione produttiva delle tante ripartizioni italiane? Il Sud, insomma, potrebbe non essere più solo trainato dal Nord e svolgere, nel complesso Italia, la propria funzione, complementare a quella delle ben più ricche regioni del Nord?
E a questo punto quale potrebbe essere la nuova industria da far nascere, se non quella delle innovazioni, per far competere il Mezzogiorno sui mercati internazionali? E se pensassimo solo a politiche ordinarie e non straordinarie per saltare dal modello di economia assistita a quello di economia competitiva?
Tante, troppe domande.
Una cosa. Non c'è una questione meridionale, c'è una questione Italia da affrontare. Questo deve essere capito fino in fondo.

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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