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IL PIANETA VEGA

Etica e civiltà

Che cosa serve a Foggia per tornare agli antichi fasti? Più cultura, più investimenti? Forse, ma soprattutto la riscoperta dell'etica, prima fonte di un vero vivere civile.

Etica e civiltà

Se parliamo di cruelty free non possiamo limitarci a parlare di alimentazione vegana. Si tratta infatti di una scelta che è anzi stile di vita e in cui ogni aspetto della nostra esistenza è ricompreso. È un piccolo impegno quotidiano, che magari all’inizio sembra una grande montagna da scalare, quando in realtà è solo un modo di vivere, né più, né meno di altri. Significa anche avere attenzione al mondo che ci circonda ed essere, questo è vero, un po’ più impegnati a livello civile e civico. Voglio parlare, oggi, della mia, della nostra città. Foggia ha un passato glorioso: in questa zona abitavano, già dal Neolitico, i nostri antenati che qui avevano instaurato il più grande e fra i più antichi villaggi europei. Ricordate poi la storia della Mezzaluna fertile, del Tigri e dell’Eufrate, della Mesopotamia dove si praticava l’agricoltura? Pare sia stato proprio nel Tavoliere (la seconda più grande pianura d’Italia dopo quella Padana, non dimentichiamolo) che essa abbia trovato, è il caso di dirlo, terreno fertile per essere introdotta nella nostra Penisola. Poi vennero il re Diomede che fondò Arpi e i Dauni, popolo di contadini e artigiani che ci ha lasciato molte testimonianze spesso oggetto di trafugamenti. Arpi la grande, fra i più importanti centri italici in epoca magnogreca. Dopo la conquista romana, come sempre accade nelle alterne vicende della Storia, il centro arpano decadde ma iniziò a prendere forma la sua erede, Fovea, poi Foggia, quella che divenne sede del palatium di Federico II, città prediletta di lui e di suo figlio Enzio che ricordava teneramente la “Magna Capitana” negli anni della sua prigionia bolognese. Foggia, la capitale morale dell’impero federiciano in cui l’imperatore aveva la sua residenza principale, era sede di alcuni importanti uffici imperiali e della corte giudiziaria. Vi si tennero importanti capitoli, indetti sia dallo Svevo che dai suoi figli. Anche Pier delle Vigne vi ebbe una casa. Le viscere di Federico furono deposte, dopo la sua morte, nella chiesa di Santa Maria, la Cattedrale. Successivamente Foggia divenne la sede della Dogana delle pecore che giungevano dall’Abruzzo durante la transumanza, confermando ancora una volta il suo ruolo strategico e commerciale molto importante che anche gli Alleati conoscevano visto che, secoli dopo, la bombardarono per impedire i collegamenti ferroviari tra Nord e Sud di cui Foggia era (ed è) snodo. Purtroppo il grande terremoto del 1731 ha cancellato quasi tutti i grandi fasti del passato e, quel che è peggio, la memoria, sebbene Foggia abbia partecipato anche all’Unità d’Italia e, come si diceva, costituisse ancora nell’Ottocento e Novecento un importante centro la cui importanza era collegata soprattutto all’agricoltura.

Alla luce di tutto questo mi domando come si possa essere arrivati al grande disamore che anima quasi tutti gli abitanti – e peggio, i politici - di questa città o, quando anche la si ama, la si ama con una sorta di rassegnazione oppure di quell’amore forte con cui si ama un amico o un parente un po’ sfortunato. Mi domando come sia possibile che una città che ha tutto (prossimità al mare e a una natura bellissima, terra fertile, boschi, trasporti, università, estensione e tante, tante potenzialità) debba vivere di occasioni mancate o soppresse (penso all’aeroporto, alla Fiera, all’autostrada, ai porti nelle vicinanze). Perché non vi si possa fare cultura con la C maiuscola, perché quando pure ci si prova lo si fa quasi sempre con quell’attitudine un po’ provinciale di chi di cose intellettualmente stimolanti e interessanti ne vede sempre troppo poche. Perché quando si propone qualcosa di innovativo si resta sempre vittime dei soliti favoritismi e/o antipatie personali. Si potrebbe parlare a lungo di cose terribilmente risapute e quindi non mi dilungherò al riguardo; cose risapute e a cui a viverle quotidianamente ci si abitua. Ma niente, ogni volta che mi metto alla guida dell’automobile in questa città mi tornano prepotentemente in mente; perché, sembrerà banale, ma lo stato interiore di Foggia secondo me lo si vede dallo stato delle sue strade. Non ce n’è una, una sola, che non sia ridotta a un rattoppo e non abbia voragini in cui si rischia di rompere la macchina. Ora, a meno che qualche amministratore non abbia accordi clandestini con carrozzieri e meccanici vari, è evidente che questo stato di abbandono in cui versa il capoluogo non è solo nelle strade; e hai voglia a dire che c’è stato qualche appuntamento culturale in più in cartellone; onore al merito, ma non basta. Abbiamo bisogno di un restyling da cima a fondo, che interessi la cultura come pure l’urbanistica (camminare per via Arpi, non me ne vogliate, non è certo il biglietto da visita migliore per quella che dovrebbe essere un’arteria importante nel cuore della città, con i suoi palazzi fatiscenti; per non parlare di zone centrali che sono un’accozzaglia di casette al limite della casba o della baraccopoli quando basterebbe dipingerle di tanti colori, alla Burano maniera, e mettere un po’ di fiori alle finestre per renderla piacevole; e vogliamo solo pensare alla zona della stazione?). Quando sono a Roma, posso dire nel mio piccolo che la Capitale d’Italia è in preda a un degrado di grandi proporzioni, e quando torno a Foggia mi rendo conto che le cose non sono poi così diverse. Credo che Foggia abbia bisogno di un, definiamolo così, “miracolo milanese”, di un impulso al miglioramento, di una spinta al rimettersi a nuovo, e che si affronti una nuova sfida educativa che miri a rendere i foggiani abitanti amorevoli e consapevoli, dediti al decoro dei propri luoghi piuttosto che a vandalizzare cestini per la spazzatura o a gettare cartacce per terra o a fare gli sbruffoni al volante.

Che cosa c’entra questo col cruelty free? C’entra nella misura in cui vivere senza crudeltà significa avere più amore per tutto. Scegliere il cruelty free significa anche avere più amore per i luoghi, per la terra, a maggior ragione quella in cui si vive o in cui si è nati e da cui si proviene. Una filosofia di vita che significa rispetto non può che portare grandi miglioramenti, quelli di cui Foggia ha bisogno, tanto, e da tanto tempo. Vivere eticamente significa elevarsi ed elevare quanto ci circonda. Ecco, Foggia di questo ha bisogno: di un grande bagno d’etica da cui uscire rinnovata, rigenerata e risollevata.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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