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L'esperienza raccolta in un libro

Il museo: una scuola per comprendere il mondo. Partendo da Foggia

Per niente noioso, se si sa guidare i ragazzi ad una esplorazione divertente, il museo può diventare un percorso educativo prezioso: come accade al Museo Civico e alla Pinacoteca di Foggia

Il museo: una scuola per comprendere il mondo. Partendo da Foggia

Marta Masi con gli studenti foggiani (Ph Artribune)

Sull'esperimento con gli studenti foggiani, raccolto in un libro da Severo Cardone e Marta Masi (bolognese poliglotta trapiantata per amore a Foggia, per l'esattezza a Rocchetta Sant'Antonio), accende ora i riflettori internazionali la prestigiosa rivista "Artribune".

Marta, nell'intervista che Annalisa Trasatti, per "Artribune", dedica a lei e agli altri componenti dell’associazione "UtopikaMente", riferisce della ricerca raccolta nel libro "Il museo come esperienza educativa" (Progedit, Bari 2017): «I risultati hanno evidenziato trend incoraggianti: in primis, si conferma il ruolo strategico della scuola nell’avvicinare i giovani ai contesti museali, grazie alla lungimiranza e alla sensibilità di molti insegnanti attenti ai temi dell’educazione ai beni culturali già a partire dalla scuola dell’infanzia. La maggior parte degli intervistati infatti ha risposto di aver già visitato un museo con la scuola, ancor prima che con la famiglia.
Le risposte dei ragazzi hanno inoltre rafforzato la validità dell’approccio costruttivista, orientato all’interazione e alla sperimentazione, che favorisce l’abbattimento del pregiudizio sul museo visto come luogo austero, noioso e privo di stimoli; al contrario gli aggettivi più usati dagli alunni per descrivere il museo sono stati “interessante, divertente, curioso, creativo e fantasioso, coinvolgente”. Nello specifico, gli intervistati hanno indicato l’osservazione guidata (che include l’interazione con l’educatore e i compagni, la possibilità di porre domande, confrontarsi) e la possibilità di sperimentare in laboratorio le due fasi più utili per la comprensione. Questo evidenzia come la “relazione” e il “fare”, componenti essenziali della pratica laboratoriale, siano elementi imprescindibili nel processo di apprendimento». E poi, a proposito della figura dell'educatore mussale, Mara spiega: «Alla richiesta di indicare in che modo l’educatore museale sia stato utile nella visita, tra le risposte che hanno ricevuto meno consensi troviamo “non mi ha giudicato” e “mi ha spinto a lavorare da solo e a trovare soluzioni”. Promuovere l’autonomia nei ragazzi fa parte di una nostra precisa scelta metodologica; l’educatore si pone nel ruolo di facilitatore, fornendo strumenti per “costruire” l’apprendimento in maniera indipendente. Gli intervistati, probabilmente abituati a metodi di insegnamento più rigidi e lineari tipici dell’ambiente scolastico (per lo più italiano), si sono trovati spiazzati da questo eccessivo “spazio di manovra”, risultando spesso insicuri e bisognosi di incoraggiamento nella fase laboratoriale. Questo costituisce sicuramente un segnale di cui tenere conto per promuovere un’alleanza educativa tra museo e scuola, per allenare i ragazzi a un pensiero trasversale». Infine, sul ruolo dei i libri illustrati nel contesto storicizzato del museo, Marta Masi afferma: «Bruner ci insegna che attraverso il racconto il bambino comprende il mondo che lo circonda, prova empatia, arricchisce il proprio immaginario, esce dagli schemi della quotidianità, stabilisce legami. I bambini praticano quotidianamente il linguaggio narrativo, perché lo sperimentano nel gioco, nell’immedesimazione messa in atto nella dimensione ludica. Per questo la lettura animata costituisce per noi un momento fondamentale del laboratorio, in quanto ci permette di introdurre ai bambini contenuti e tematiche che risulterebbero difficili e poco interessanti se presentate in maniera didascalica, stabilendo con loro un contatto che non può crearsi con l’ascolto passivo della visita guidata tradizionale. Nell’albo illustrato le immagini e il testo contribuiscono in armonia a convogliare messaggi e suscitare stimoli su più livelli: sul proprio sistema di valori, sul vissuto personale, sul pensiero metaforico.
Nel caso dei contenuti di carattere storico-archeologico, ci avvaliamo spesso di albi illustrati sul tema del mito per creare collegamenti con le esposizioni; un esempio è il libro-gioco Perseo e il mostro Medusa, edito da Fatatrac, che utilizziamo per raccontare ai ragazzi l’influenza dei miti greci sulla civiltà daunia. Inoltre nel libro abbiamo segnalato diversi albi che a nostro parere possono aiutare insegnanti, educatori, genitori a intervenire sugli eventuali pregiudizi dei bambini verso il museo, spesso percepito come luogo noioso e cupo, raccontandolo invece come un ambiente accogliente, un luogo in cui è possibile esplorare e scoprire cose nuove non solo sulla Storia o sull’Arte, ma anche su se stessi».

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