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Presentato a Marsico Nuovo l’ultimo libro di Don Marcello Cozzi

“Dio ha le mani sporche” narra gli incontri con boss mafiosi e vittime innocenti

Presentato a Marsico Nuovo l’ultimo libro di Don Marcello Cozzi


«Un libro inaspettato, esigente, intenso e generoso». Così Agnese Moro, figlia del noto statista italiano Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978, descrive l’ultima fatica di Don Marcello Cozzi nella prefazione al libro “Dio ha le mani sporche” (Edizioni San Paolo), titolo che ha fatto storcere il naso a molti benpensanti, ammette l’autore durante la presentazione del libro avvenuta lo scorso 19 settembre nella sala consiliare del Comune di Marsico Nuovo. Questo, però, è un concetto a cui Don Marcello tiene particolarmente e che non ha nulla di anticristiano, anzi: sporcarsi le mani è per lui una priorità, una missione. È ciò che lo stesso Gesù di Nazareth gli ha insegnato a fare, «Perché l’impastarsi quotidiano con l’umanità sofferente aiuta a comprendere meglio non solo che il suo Dio è fragile e inerme, ma soprattutto che non teme di lasciare la sacralità dei propri spazi pur di sporcarsi le mani con il dolore e la fatica degli uomini». E qui ritorniamo alla definizione di Agnese Moro.
Inaspettato. I protagonisti degli “incontri” raccontati in questo libro non sono soltanto le vittime, ma anche i cosiddetti carnefici. Il punto di vista di chi si è reso responsabile di tanto dolore è utile e necessario per ricostruire il percorso che ha condotto alla creazione del “mostro”. Inaspettata è anche la semplicità con la quale Don Marcello spiega al suo pubblico come pretendere che il carnefice chieda perdono o che la vittima lo conceda sia sbagliato e, soprattutto, superficiale. Si tratta di un percorso complesso e intimo, che necessita di tempo e che in molti casi può non arrivare a compimento.
Esigente. Gli incontri su cui si snoda l’intero libro sono incontri difficili, forti. Sono incontri in cui non si richiede un approccio “pietoso”, ma obiettivo e aperto. In cui bisognerebbe andare “nudi e a mani vuote” come scrive Don Marcello nel suo libro, “nudo davanti alla crudezza di un male che ti lascia senza fiato; e con le mani vuote, cioè liberi da ogni pregiudizio etico o morale e dagli schemi religiosi più canonici”.
Intenso. Difficile immaginare lo stato d’animo con il quale ci si siede dinanzi a Giovanni Brusca, autore, tra gli altri, della strage di Capaci e dell’omicidio del piccolo Di Matteo, per ascoltarne sfoghi e racconti. Difficile immaginare come, da parroco, si possa consolare una madre che ha ritrovato il cadere di sua figlia nel sottotetto di una chiesa, dopo anni dalla sua scomparsa. Difficile camminare a fianco di un prete pedofilo - l’unico del quale non è citato il nome nel libro, «Come si faceva con i lebbrosi», spiega Don Marcello. Tante storie di dolore al quale non c’è rimedio, talmente tragiche da non riuscire neppure a immedesimarsi; racconti che a volte non si vorrebbe neppure ascoltare.
Generoso. Durante la presentazione del suo libro Don Marcello ci tiene a sottolineare che il suo approccio non vuole essere “smielato”, né presumere di diventare la causa di redenzione di alcuni dei personaggi che ha incontrato. Preferisce, piuttosto, accompagnare vittime e carnefici (sebbene non ami questa distinzione) nel loro percorso di verità e giustizia da un lato, e di ascolto e “presenza” dall’altro.
E nelle parole dell’autore durante la presentazione non c’è davvero nulla di smielato, ma tanto di concreto e “spiazzante”, e lo si poteva evincere dallo sguardo rapito di spettatori e organizzatori.

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