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La lettera ai coetanei

«Ragazzi, ecco il mio 25 aprile». Le riflessioni per il bene della democrazia di un ragazzo degli anni '90

«È necessario comprendere che l’antifascismo nel 2018 bisogna vederlo come un’analisi critica delle ideologie autoritarie e discriminanti»

«Ragazzi, ecco il mio 25 aprile». Le riflessioni per il bene della democrazia di un ragazzo degli anni '90

Raffaele La Regina

Raffaele La Regina, 24 anni, di Potenza. Laureato in Relazioni Internazionali alla Federico II di Napoli, è rientrato pochi mesi fa dall'Erasmus a Parigi, alla Sorbona. A ottobre conseguirà la mia laurea specialistica in Pubblica Amministrazione. Si dice convinto europeista. Ecco la lettera aperta che ha scritto per rivolgersi alla sua generazione e che inserisce il 25 aprile in un contesto attuale ed internazionale.

Questo 25 aprile è davvero particolare, la festa della Liberazione dopo un mese e ventuno giorni dalle elezioni politiche si rivela un momento in cui c’è bisogno di una riflessione necessaria per il bene della democrazia. Tutto quello che è successo prima del 4 marzo 2018 ha scaraventato l’Italia indietro di 75 anni, facendola precipitare in un abisso di violenze fisiche e verbali che hanno creato sgomento e terrore. Ci siamo ritrovati catapultati in un clima di sospetto e timore che non deve appartenere al nostro millennio, abbiamo guardato il nostro vicino con inquietudine. Abbiamo valutato i più deboli come un pericolo, cercando di escluderli e scaricando su questi i drammi e le angosce di un momento storico sicuramente difficile.
L’attentato verso dei giovani di colore ad opera del leghista Traini a Macerata, le continue violenze di Casapound ad Ostia, e non solo, avallate da clan mafiosi come quello degli Spada, gli attacchi notturni e squadristi di Forza Nuova a minoranze etniche, le percosse agli omosessuali che fanno cronaca ogni giorno. Sembrano avvenimenti del secolo scorso eppure è successo nel 2018; e sono stati davvero in pochi a sbigottirsi. È stato davvero inquietante ascoltare messaggi di solidarietà verso gli autori di queste atrocità da parte di alcuni leader politici nazionali, ancora più sconcertante leggere ogni giorno sui social insulti ed ingiurie di ogni tipo verso chi ha come unica colpa quella di essere più debole.
Per fortuna c’è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di dire qualcosa, che ha avuto il coraggio di manifestare la propria indignazione per lo scenario che questi primi mesi del 2018 ci hanno scagliato addosso. Chiariamoci, anche le violenze di alcune manifestazioni antifasciste sono da condannare, ma a fronte di un clima di terrore creatosi non ci meravigliano più di tanto.
I giorni immediatamente successivi al 4 marzo ci hanno mostrato un quadro ancora più cupo: l’incresciosa situazione in Siria nella quale proprio l’occidente antifascista, compresa la Russia, ha creato un clima di tensione e paura e ha messo in atto una competizione missilistica rifacendoci piombare in una atmosfera da conflitto mondiale. Non possiamo ignorare nemmeno la questione palestinese, un popolo svuotato di ogni cosa, deturpato , soffocato, bombardato e leso di ogni diritto umano proprio da parte di chi ha subito le atrocità del nazismo e del fascismo: Israele. Dobbiamo guardare con estrema attenzione al neo-protezionismo americano: il muro con il Messico prima e la guerra dei dazi ora, sono politiche che ostacolano il progresso e la libertà.
È necessario comprendere che l’antifascismo nel 2018 bisogna vederlo come un’analisi critica delle ideologie autoritarie e discriminanti. L’antifascismo è un insieme di valori, idee, domande che riguardano i rapporti tra le persone, tra cittadini e potere, tra forze politiche. Le nuove generazioni di antifascisti, che posano lo sguardo verso il futuro con ansia ed incertezza, devono prendere quello che c’è di buono nelle esperienze passate e usarlo per affrontare le sfide del presente. Le risposte a queste sfide non sono la chiusura, la nostalgia, il nazionalismo; ma l’inclusione, la non discriminazione, la capacità di pensare al domani con una visione di crescita condivisa, con una visione europea di pace e cooperazione fra popoli.
Festeggiamola, dunque, questa liberazione. Facciamolo consapevoli di essere nati liberi da guerre in casa nostra, liberi dal razzismo, liberi di muoverci in lungo e in largo per l’Europa con pochi soldi, liberi di studiare e lavorare dove preferiamo, liberi dalla pena di morte, liberi di essere donne, liberi di amare chi ci pare.
Utilizziamo tutto il coraggio che abbiamo per abbattere i muri che il presente sta erigendo e costruiamo ponti, per un avvenire di Libertà, buon 25 aprile.

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