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31.03.2026 - 12:07
Il nuovo piano traffico di Potenza torna, prepotentemente, al centro del dibattito cittadino. E non per i risultati sperati, ma per le criticità che in molti avevano previsto e che ora, puntualmente, si stanno manifestando. L’intuizione dell’assessore Giuzio, presentata come una soluzione moderna e funzionale, si sta rivelando per quello che è: fragile, incompleta, scollegata dalla realtà quotidiana di una città che già soffre limiti strutturali evidenti. Una scelta che, più che risolvere problemi, sembra averli amplificati. L’episodio di Corso Umberto, di ieri sera, è emblematico. La caduta di un cornicione ha richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco, bloccando completamente la strada per il tempo necessario alla messa in sicurezza. Fin qui, nulla di straordinario: un’emergenza gestita come dovrebbe essere. Ma è tutto il contesto a far emergere l’assurdità del sistema. Strada bloccata, auto ferme, passaggi impediti. Un’arteria già resa fragile dal senso unico sperimentale si è trasformata in un imbuto. E la domanda sorge spontanea, quasi inevitabile: cosa sarebbe accaduto in presenza di un’altra emergenza? Un’ambulanza, un soccorso urgente, una seconda criticità? Il rischio di paralisi totale non è più un’ipotesi teorica, ma una possibilità concreta. Il punto è proprio questo: un piano traffico non si misura nelle condizioni ideali, ma nella sua capacità di reggere l’imprevisto. E qui il sistema mostra tutte le sue crepe. La scelta di concentrare flussi e restringere alternative appare, oggi più che mai, una forzatura priva di adeguate garanzie. Si è scelto di cambiare senza prevedere davvero. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: una città più vulnerabile, meno fluida, più esposta al caos. Alla fine è successo. E non è stato un caso isolato, ma il sintomo di un’impostazione sbagliata. Continuare a ignorarlo significherebbe perseverare in un errore che Potenza non può permettersi.
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