IL MATTINO
Amarcord d'Italia
31.03.2026 - 17:59
Amarcord
Il 19 marzo 2023 non è stata solo una ricorrenza sul calendario dei santi o una domenica di zeppole e regali confezionati. Per Silvio Berlusconi, è stata l’apoteosi simbolica di una carriera costruita sull'ambiguità elevata a sistema di governo: il "matrimonio non matrimonio" con Marta Fascina. Celebrato nel giorno della Festa del Papà, l’evento ha suggellato definitivamente il suo ruolo di Genitore Unico di una nazione che, da secoli, cerca un volto in cui specchiare le proprie strutturali fragilità. Non è stato un atto di senilità, né un capriccio estetico. È stata l’ultima, magistrale lezione di sociologia applicata di un uomo che ha compreso l’Italia meglio di qualsiasi saggista o accademico. In quel rito "vero-non vero", Berlusconi ha istituzionalizzato il paradosso, rendendo la finzione più autentica della realtà stessa.
L’archetipo del Padre in una nazione conforme
L’Italia è un Paese che soffre di un’atavica fame di autorità paterna, purché questa sia permissiva. Dante Alighieri, nel sesto canto del Purgatorio, descriveva l’Italia come una "nave sanza nocchiere in gran tempesta", ma anche come una "donna di province", serva e priva di direzione. Il "popolo conforme e qualunquista" di cui parlava il sommo poeta è lo stesso che Berlusconi ha saputo intercettare, non cercando di elevarlo, ma offrendogli una maschera rassicurante dietro cui nascondere il vuoto. Berlusconi è stato il Grande Padre perché ha legittimato ogni vizio trasformandolo in virtù pragmatica. Scegliendo la Festa del Papà per la sua "unione simbolica", ha chiuso il cerchio: lui è il patriarca che non invecchia, che non muore (anche se la biologia dice il contrario), e che soprattutto non giudica. In un mondo che stava diventando "fluido" ben prima che il termine diventasse di moda sociologica, lui ha offerto la massima forma di fluidità: un legame che ha tutto l’apparato iconografico del sacro (il velo, i fiori, il banchetto) senza averne il vincolo giuridico.
La maschera e il mercato delle persone
L’operazione politica di Berlusconi è stata quella di riattaccare la maschera sul volto di un popolo che, nel dopoguerra, aveva tentato faticosamente di darsi un’identità etica. Ha capito che la libertà, nell’accezione italiana, non è l’autodeterminazione responsabile, ma l’assenza di limiti mediata dal denaro. Sotto il suo lungo regno culturale, il libero mercato è tracimato dai confini dell'economia per invadere l’antropologia. Le persone e le cose sono diventate indistinguibili perché entrambe soggette alla stessa metrica: il valore di scambio. In questo scenario, il matrimonio con la Fascina è la "commodity" perfetta. È un prodotto sentimentale confezionato per il consumo mediatico, dove il sentimento non è un fine, ma un contenuto. Questa logica ha reso tutto "pagabile". Se hai il denaro, puoi comprare il tempo (una compagna trent'anni più giovane), puoi comprare lo status (il rito a Villa Casati Stampa), puoi comprare persino l’immortalità percepita. Ma questa è una regola che vale solo per chi i capitali li possiede. Per la massa, per il "popolo conforme", il risultato è una nuova e più subdola forma di schiavitù: quella della società dei consumi.
La schiavitù del desiderio infantile
Il dramma sociologico non risiede nella moralità dell’unione, categoria che Berlusconi ha svuotato di senso decenni fa, ma nella regressione collettiva che essa rappresenta. Il "matrimonio non matrimonio" ci proietta in un mondo statico, un eterno presente dove il desiderio è alimentato esclusivamente da compulsioni infantili. L'italiano medio vede in Berlusconi non un politico da votare, ma un modello di "io espanso". Se il Grande Padre può sposarsi per finta ed essere felice, allora nessuno è più tenuto a compiere il passaggio verso il pensiero adulto, verso la "quiete" del limite e della responsabilità. Siamo diventati una società di orfani che celebrano un padre che promette di non farci mai crescere. L’eredità di questa operazione è una struttura sociale in cui i rapporti sono "sogni d'amore coronati" finché durano i dividendi, e "tegole sulle teste dei figli" quando la realtà giuridica, quella dei notai e delle successioni, reclama il suo tributo. Berlusconi lo sapeva: il conflitto tra gli eredi è il prezzo inevitabile di una vita vissuta oltre il principio di realtà.
L'abilità della finzione totale
In ultima analisi, il 19 marzo 2023 è stato l'ultimo grande set cinematografico di un’Italia che preferisce la maschera al volto. Berlusconi ha dimostrato che la politica, nell'era della riproducibilità tecnica dei sentimenti, non è più gestione della res publica, ma gestione dell'immaginario. Il suo "sì" sussurrato a una trentenne in un giorno dedicato ai padri è il sigillo su un’epoca in cui tutto è diventato merce, tutto è diventato spettacolo, e dove l’unica verità rimasta è che, se il denaro può comprare la simulazione della vita, allora la vita stessa non è che un accessorio della finzione. Un’analisi crudele, forse, ma priva di morale: è semplicemente la cronaca di un Paese che, specchiandosi nel suo Grande Padre, ha scoperto di preferire il riflesso alla sostanza.
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