IL MATTINO
Forever
11.01.2026 - 09:02
Un fenomeno noto da tempo, ma che la scienza sta iniziando a spiegare anche con l’aiuto di un alleato inaspettato: i dispositivi cardiaci impiantabili intelligenti, capaci di monitorare dall’interno del torace ciò che i pazienti non percepiscono dall’esterno.
Le feste fanno bene all’umore, meno al cuore. Ogni anno, nei giorni a cavallo tra Natale e Capodanno, si registra un’impennata di eventi cardiovascolari acuti, in particolare infarti del miocardio (MI). Un fenomeno noto da tempo, ma che la scienza sta iniziando a spiegare anche con l’aiuto di un alleato inaspettato: i dispositivi cardiaci impiantabili intelligenti, capaci di monitorare dall’interno del torace ciò che i pazienti non percepiscono dall’esterno.
Una ricerca dell’Università di Lund, pubblicata nel 2025 sullo European Journal of Preventive Cardiology, ha analizzato per 5 anni i dati clinici di 96 pazienti dotati di CIED (Cardiac Implantable Electronic Devices), come defibrillatori (ICD) e dispositivi per la resincronizzazione cardiaca (CRT). L’obiettivo: capire come i grandi giorni di festa influenzano parametri chiave della salute cardiaca. I risultati, seppur osservazionali, sono un campanello d’allarme per i soggetti più fragili.
Abbuffate, brindisi e liquidi: il peso invisibile sul torace
Il monitoraggio dell’impedenza toracica — un indicatore bioelettrico che riflette l’accumulo di liquidi nei polmoni e nel torace — ha mostrato un calo medio di 1,1 Ohm nei giorni festivi principali (Natale, Capodanno, Midsummer). Poiché l’impedenza diminuisce quando i tessuti si imbibiscono di fluidi, questo dato suggerisce che durante le festività il torace trattiene più liquidi del normale. Per la maggior parte dei pazienti il fenomeno è stato transitorio e rapidamente reversibile, con normalizzazione entro 48 ore. Ma non per tutti.
Circa il 10% delle misurazioni ha superato un valore critico: un calo improvviso >5,2 Ohm, soglia associata in letteratura al rischio di ricovero per scompenso cardiaco. Sebbene nello studio non si siano verificati ricoveri immediati, gli autori ricordano che l’accumulo di liquidi nel torace spesso segue una discesa lenta dell’impedenza nelle 1–2 settimane successive. Questo spiega perché gli effetti pericolosi potrebbero manifestarsi più tardi, quando il clima di festa si è già spento.
Il movimento si ferma, il battito si irrigidisce
I dispositivi hanno registrato anche un calo dell’attività fisica: 40 minuti in meno al giorno rispetto alla media dei tre giorni precedenti la festività. Meno passi, meno scale, meno passeggiate. Non solo: anche la frequenza cardiaca (FC) si è ridotta di 1,4 battiti al minuto, e la variabilità della frequenza cardiaca (HRV) è diminuita di 8 millisecondi.
L’HRV è un biomarcatore molto sensibile: riflette la capacità del sistema nervoso autonomo di adattare il ritmo cardiaco agli stimoli. Valori più bassi sono correlati a stress psicofisico, diete ricche di grassi saturi, e consumo di alcol — tutti fattori noti per peggiorare la salute cardiovascolare e aumentare il rischio di aritmie e ischemia cardiaca.
Aritmie rare, ma non impossibili
Nella coorte, un solo paziente ha sviluppato un episodio di tachicardia ventricolare (VT) che ha richiesto l’intervento del defibrillatore tramite shock appropriato. Non sono stati documentati altri eventi acuti maggiori durante la settimana successiva alle feste. Tuttavia, la popolazione studiata era già clinicamente vulnerabile: età media 69 anni, 82% uomini, 92% portatori di ICD, 78% di CRT, 72% con frazione di eiezione ventricolare sinistra <40% (LVEF ridotta), e 34% con insufficienza renale. Una fotografia tipica del paziente cardiologico fragile, per cui anche un “eccesso una tantum” può diventare una miccia pericolosa.
Non solo biologia: c’è anche l’anima
La cardiologia moderna non separa i numeri dalle persone. Gli stessi autori richiamano studi precedenti che identificano le festività come periodi ad alto carico di stress emotivo: ansia, depressione, solitudine, preoccupazioni familiari ed economiche, alterazioni del sonno. Stati psicologici che si sommano a sale, cibo ipercalorico e alcol, producendo un cocktail di trigger che il cuore metabolizza con difficoltà.
Prevenzione: la vera parola chiave delle feste
Cosa fare allora? Gli scienziati non chiedono di abolire i brindisi, ma di riformularli. Per i soggetti a rischio — anziani, cardiopatici, persone con diabete, ipertensione, insufficienza renale o cardiaca — il consiglio è pragmatico:
moderare l’introito di cibi grassi e alcol, evitare l’eccesso di sale (che favorisce ritenzione idrica e aumento della pressione), mantenere il movimento quotidiano, anche con semplici passeggiate dopo i pasti, e monitorare i sintomi nei giorni successivi, non solo nel giorno festivo.
La scienza del 2025 conferma un sospetto antico: a Natale, l’infarto non arriva solo per ciò che si mangia, ma per ciò che si accumula: liquidi, stress, sedentarietà. E quando il torace si appesantisce, il cuore si difende come può. A volte troppo tardi. Le feste restano un rito sociale potente, ma come tutti i riti — biologici o umani — funzionano meglio con misura, reciprocità e qualche passo in più.
Bibliografia
1. Olsson, Anneli, et al. "Increased fluid accumulation, reduced physical activity and heart rate variability during national holidays in patients with cardiac implantable electronic devices." European Journal of Preventive Cardiology (2025).
edizione digitale
I più letti
Il Mattino di foggia