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Donne e impresa al tempo del Coronavirus

Le imprese femminili del Sud danno lavoro a quasi un milione di persone ed a loro si deve il 17% dell’occupazione generata dal settore privato. Meglio del Nord Ovest, del Centro e del Nord Est che si fermano, rispettivamente, al 11,8%, al 15% ed al 13,5%.

Donne e impresa al tempo del Coronavirus

(Pixel-Shot - stock.adobe.com)

Come vivono le nostre business woman i tempi del Coronavirus? Male, peggio. Gestire un’impresa richiede un impegno costante, ogni giorno e a qualsiasi ora. Se sommiamo ai danni di un’economia ferma i danni economici di quest’emergenza sanitaria e aggiungiamo un sistema di welfare che non è assolutamente adeguato e rispondente alle reali esigenze c’è poco da stare tranquille.

Partiamo dai numeri. In provincia di Foggia (dati Unioncamere) al 31.12.2019 sono attive 72.404 imprese. Di queste 18.682 sono a conduzione femminile, cioè il 25,8%. Facendo un raffronto con il 2015 il totale delle imprese è cresciuto di 1648 unità, quelle femminili di 584 unità. Non male o non bene, dipende dai punti di vista. Cos’è cambiato in questi 5 anni, in tema di conciliazione vita-lavoro, per le imprenditrici pugliesi e foggiane? Nulla.

Come vivono le nostre business woman i tempi del Corona virus? Male, peggio. Gestire un’impresa richiede un impegno costante, ogni giorno e a qualsiasi ora. Se sommiamo ai danni di un’economia ferma i danni economici di quest’emergenza sanitaria e aggiungiamo un sistema di welfare che non è assolutamente adeguato e rispondente alle reali esigenze c’è poco da stare tranquille. Se a tutto questo, come se non bastasse, si tiene conto, ancora, delle normali ansie di chi deve andare avanti, nonostante tutto, non si può e non si deve fermare nemmeno di fronte al virus - il quadro diventa allarmante. 

Eppure, anche in quest’emergenza, si continua a non tenere conto delle donne che fanno impresa. E, diciamolo, mai come ora l’impresa non può definirsi neutra per comodità.  Mai come ora, invece di pensare solo ai settori, il turismo, la cultura già bistrattata di suo, il commercio, i servizi (solo per citarne alcuni) bisognerebbe guardare con coraggio alle differenze, che producono valore sociale e PIL, anche nel mondo delle imprese e provare a trovare delle soluzioni logiche.

Due esempi. A Bologna, ben prima della diffusione del virus, per le imprenditrici che diventeranno mamme nel 2020, la Camera di Commercio ha stanziato un milione di euro per rendere loro la vita più facile. Si possono coprire le spese sostenute per baby sitter, baby parking, allestire postazioni di lavoro a casa, acquistando gli strumenti e attivando collegamenti internet ad alta velocità (per favorire il tanto citato smart working di questi ultimi giorni); attivare collaborazioni con temporary manager (su quest’ultimo argomento bisogna riconoscere la lungimiranza, qualche anno fa, della Provincia di Foggia). Ecco, potrebbe essere uno spunto per la Regione Puglia almeno in questi tempi di virus. 

In provincia di Trento esiste da qualche anno il registro “In tandem co-manager”, un vero e proprio servizio di conciliazione che l’imprenditrice, o la libera professionista, che desideri essere sostituita, può utilizzare liberamente. È concesso un contributo fino a € 20.000 per coprire i costi della sostituzione. Il/la co-manager segue un percorso formativo per la certificazione delle competenze. Ecco, anche questa buona pratica potrebbe essere presa in considerazione dalla Regione Puglia.

Le imprese femminili del Sud danno lavoro a quasi un milione di persone ed a loro si deve il 17% dell’occupazione generata dal settore privato. Meglio del Nord Ovest, del Centro e del Nord Est che si fermano, rispettivamente, al 11,8%, al 15% ed al 13,5%. È così, non con le mimose che pure si possono gradire, che si può dare qualche risposta a tutte quelle donne che decidono di investire e non vogliono e non devono sentirsi sole. In fin dei conti danno una grande spinta al Sud. Prendere spunto da quel che si fa al Nord e, perché no, migliorarlo sarebbe utile e potrebbe essere un 8 marzo da ricordare, al di là del virus che qualcosa, comunque, ce la sta insegnando. 

  

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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