IL MATTINO
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15.02.2026 - 09:27
Gli epidemiologi definiscono eventi come le Olimpiadi “mass gathering”: concentrazioni temporanee di enormi masse di persone provenienti da paesi diversi. Dal punto di vista biologico è un momento delicatissimo. Per questo a Cortina d’Ampezzo la preparazione sanitaria non è iniziata nel 2026, ma già nel 2024. E non è partita da ambulanze, tende mediche o reparti ospedalieri. È partita dai servizi territoriali: quelli che raramente fanno notizia
Molti italiani sfoglieranno il giornale pensando alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 come a ciò che appaiono: sci, medaglie, cerimonie, turismo, spettacolo. Eppure dietro la neve perfettamente battuta delle piste esiste un’altra competizione, silenziosa e decisiva, che non assegna podi ma protegge la salute di tutti. È la competizione della prevenzione sanitaria.
Uno lavoro pubblicato sugli Annali di Igiene permette di osservare da vicino ciò che normalmente resta invisibile: il lavoro quotidiano del Dipartimento di Prevenzione. [1] La sanità pubblica, infatti, non entra in scena quando compare un’epidemia. Entra in scena molto prima, quando tutto sembra tranquillo e nessuno pensa alla malattia.
Gli epidemiologi definiscono eventi come le Olimpiadi “mass gathering”: concentrazioni temporanee di enormi masse di persone provenienti da paesi diversi. Dal punto di vista biologico è un momento delicatissimo. Un virus trova in poche settimane più opportunità di diffusione di quante normalmente ne incontri in anni; un batterio può viaggiare da un continente all’altro in un giorno; un piccolo errore organizzativo può trasformarsi in un focolaio. Le esperienze delle Olimpiadi di Atene e Londra prima, e soprattutto quelle di Tokyo e Pechino durante la pandemia, hanno chiarito definitivamente che la sicurezza di un grande evento non è soltanto sicurezza pubblica: è sicurezza epidemiologica.
Per questo a Cortina d’Ampezzo la preparazione sanitaria non è iniziata nel 2026, ma già nel 2024. E non è partita da ambulanze, tende mediche o reparti ospedalieri. È partita dai servizi territoriali: quelli che raramente fanno notizia. Il Dipartimento di Prevenzione ha costruito un sistema integrato fondato su sorveglianza delle malattie infettive, sicurezza alimentare e igiene ambientale. In pratica, tutto ciò che permette a decine di migliaia di persone di convivere nello stesso luogo senza ammalarsi.
Quando si pensa ai rischi sanitari di un’Olimpiade si immaginano incidenti sportivi o soccorsi in pista. In realtà il problema più frequente è molto più semplice: la gastroenterite. Basta un errore nella gestione degli alimenti per coinvolgere centinaia di persone in poche ore. Per questo gli operatori del Dipartimento di Prevenzione hanno effettuato controlli sistematici nelle attività alimentari: 44 ispezioni ufficiali tra ristoranti, bar e strutture ricettive.
I risultati sono istruttivi. I problemi non riguardavano principalmente cibi contaminati, ma organizzazione e procedure: ambienti di lavoro non adeguati, igiene del personale insufficiente, procedure di pulizia non corrette La sicurezza alimentare, quindi, dipende soprattutto dal comportamento umano e dalla formazione degli operatori. Il controllo ufficiale non è solo sanzione: è guida, educazione, prevenzione anticipata.
Un altro rischio poco percepito riguarda l’acqua. Gli operatori hanno campionato l’acqua calda di sette strutture ricettive, proprio quelle destinate ad accogliere atleti e visitatori. In quattro campioni è stata rilevata la presenza di Legionella, un batterio capace di provocare gravi polmoniti. Non si tratta di un fallimento del sistema: è esattamente la prova della sua efficacia. Individuare un rischio prima che produca malattia è l’essenza della prevenzione. Senza questi controlli i primi segnali sarebbero stati i ricoveri.
La sorveglianza non si ferma però ai controlli tradizionali. Il Dipartimento di Prevenzione sta applicando anche una delle tecniche più innovative della sanità pubblica contemporanea: l’epidemiologia delle acque reflue. Analizzando le fognature si possono individuare virus respiratori e intestinali prima ancora che i pazienti arrivino negli ambulatori È la stessa metodologia che durante la pandemia ha consentito di prevedere l’arrivo delle ondate epidemiche. In altre parole, la città viene monitorata biologicamente in tempo reale.
Il lavoro comprende anche la sorveglianza sindromica e la gestione immediata dei possibili casi infettivi, con team dedicati pronti a effettuare indagini epidemiologiche e tracciamento dei contatti. Si tratta di attività che il pubblico non vede mai ma che fanno la differenza tra un episodio isolato e un’epidemia.
La conclusione più interessante dello studio è che la preparazione olimpica non serve soltanto alle Olimpiadi. Rafforzare i controlli su acqua, alimenti, strutture ricettive e sistemi informativi significa migliorare in modo permanente la capacità di risposta sanitaria del territorio. Le competenze, i protocolli e la collaborazione tra istituzioni restano come patrimonio stabile per la popolazione residente.
Esiste quindi un paradosso: il successo del Dipartimento di Prevenzione coincide con l’assenza di notizie. Se durante Milano-Cortina 2026 non leggeremo di epidemie, intossicazioni alimentari o infezioni alberghiere, non sarà fortuna. Sarà il risultato di migliaia di campioni analizzati, sopralluoghi effettuati, dati studiati quotidianamente. La prevenzione funziona proprio così: quando lavora bene diventa invisibile. E la più grande vittoria della sanità pubblica è quella che nessuno vede, perché coincide con una sola cosa — ciò che non accade.
Bibliografia
1. Da Rech A, Marcotrigiano V, Voltolini A, Manzi M, Fiorito N, Battistin M, Parpinel M, Cinquetti S. Public health strategies for mass gathering events: a focus on the Milan–Cortina 2026 Olympic and Paralympic Winter Games. Ann Ig. 2026;38:18353. doi:10.7416/AI.2026.18353.
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