«Uso i social perché al giorno d'oggi sembra essere l'unico mezzo veloce per avere delle risposte celeri». Una mamma pubblica un lungo post sul suo profilo Facebook. Si rivolge a Claudia Datena, già direttore dell'Ufficio scolastico regionale, ora alla dirigenza dell'Ufficio scolastico provinciale di Potenza. «Le scrivo perché ho bisogno del suo aiuto», anticipa la mamma. Quello che denuncia nel post, ovvero l'assenza di un prof di sostegno per il suo bimbo, porterà alla luce un meccanismo da gioco delle tre carte.
La regola è chiara: la cattedra di sostegno non è dell’alunno, ma della scuola. E una volta assegnata resta lì fino alla fine dell’anno. Non si sposta, non si ricicla, non si presta. Lo dice la legge, lo ribadiscono le linee guida, lo confermano le circolari ministeriali. E invece, in Basilicata, qualcosa non torna.
È bastato scartabellare tra la documentazione pubblica per scoprire che nell’Ambito territoriale di Potenza sembra essersi consolidato negli anni un meccanismo strambo: un posto, più docenti.
Quando un alunno con disabilità cambiava scuola o smetteva di frequentare, il docente assegnato restava – come previsto – nell’istituto fino a fine contratto. Ma contemporaneamente quella stessa cattedra sarebbe stata riutilizzata altrove. In un’altra scuola. E con un altro docente. Risultato: due insegnanti pagati per lo stesso posto. Un’anomalia che avrebbe avuto un effetto immediato: abbassare artificialmente il fabbisogno. Perché se lo stesso posto viene duplicato, la richiesta di nuove cattedre – soprattutto quelle in deroga – si riduce. E così Potenza appariva più virtuosa rispetto a Matera, dove invece il sistema seguiva, senza trucchetti, il percorso ordinario. Il confronto tra le due province fa emergere la crepa: meno studenti, ma più cattedre in deroga. Più riunioni del Gruppo di lavoro provinciale sull'handicap, più richieste, più assegnazioni regolari. Dall’altra parte, numeri più bassi. Troppo bassi. Il sistema delle cattedre di sostegno è tutt’altro che improvvisato. Passa da una catena precisa: Ambiti territoriali, Ufficio scolastico regionale. Ogni passaggio è tracciato. A Potenza le richieste partivano dall’Ambito territoriale e venivano approvate a livello regionale. I decreti erano formalmente regolari. A seguito dell'assegnazione delle cattedre da parte del Gruppo di lavoro provinciale sull'handicap, le docenti referenti per l'inclusione, sia a Potenza che a Matera, con il supporto dei funzionari e del dirigente dell'Ambito territoriale di Potenza inviano all'Ufficio scolastico regionale la richiesta dei posti in deroga. Dopo l'autorizzazione si procede alle nomine, che firmano contratti fino al 30 giugno o fino al 31 agosto, a seconda che la cattedra sia in organico di diritto o in organico di fatto. L'organico di diritto è composto da cattedre assegnate dal ministero, quello di fatto da cattedre che si aggiungono in base al fabbisogno. Ma il problema, secondo le carte che il Mattino ha potuto consultare (la ricerca dei decreti dell'Ufficio scolastico provinciale di Potenza, sempre pubblicati dopo i decreti di autorizzazione, ha evidenziato un'anomala sparizione dal sito dell'Ambito territoriale di Potenza e i pochi ancora online sono rintracciabili sui siti sindacali), si sarebbe innestato dopo. Nella gestione concreta delle cattedre. L'effetto sarebbe stato a catena: separazione tra docente e posto, riutilizzo della cattedra, duplicazione di fatto delle risorse. E di recente il caso sarebbe arrivato sul tavolo della nuova direzione regionale. Dal 2001 (decreto protocollo 478 del 20 settembre 2021) compare nella documentazione ufficiale un paragrafo denominato «compensazioni» e in premessa «tenuto conto che nell'adeguamento dell'organico di diritto alle situazioni di fatto della scuola primaria si è registrata la diminuzione di un posto presso l'istituto di Marsicovetere per trasferimento di un alunno presso l'istituzione scolastica di un'altra regione e che il suddetto posto è stato assegnato all'istituto comprensivo Stella di Muro Lucano per diagnosi aggiornata». Da qui in poi tutte le cattedre assegnate ad alunni trasferiti e occupate regolarmente da docenti sono state successivamente spostate altrove, senza chiedere ulteriori posti in deroga all'Ufficio scolastico regionale. Risultato: da un solo posto autorizzato sono germinati più contratti, nei casi di trasferimento degli alunni, che hanno determinato un'anomala richiesta di posti. Nel 2023 (decreto protocollo 224 del 28 agosto 2023), il primo punto in premessa, dopo il solito «tenuto conto», si spiega che all'Infanzia un posto (formato da due mezze cattedre) è stato utilizzato «per trasferimento» di due alunni e due posti del II grado hanno subito lo stesso iter, sempre per trasferimento degli alunni. In sostanza, con questo metodo di calcolo, dovrebbero richiedersi meno posti, perché quella che si chiama «compensazione» non è l'esito di un bilanciamento, come di solito avviene nel caso in cui si liberi un posto per il trasferimento di un docente, unico caso in cui una cattedra già autorizzata può e deve essere considerata libera e utilizzata per altre esigenze. Le stesse procedure sono rintracciabili negli anni successivi. Fino al 2025. Protocollo 385 del 12 novembre 2024. Nei punti in premessa si scrive che un posto all'Infanzia, due posti alla Primaria e due al II grado sono utilizzati per trasferimenti di alunni, per un totale di cinque posti, già autorizzati in precedenza, già occupati da docenti e ritenuti liberi per nuove assegnazioni. Decreto protocollo 192 del 3 settembre 2025 ci sono 5,75 cattedre in totale, utilizzate con la motivazione, in premessa, di trasferimento di alunni. Con effetti concreti sulle scuole e sugli studenti. Perché dietro le carte ci sono le persone. Le circolari più recenti fissano una linea rigida: dopo una certa data le nuove richieste non vengono più evase per l’anno in corso. Le scuole devono arrangiarsi con il personale già assegnato. Il problema è che spesso quel personale non basta. E così le famiglie si ritrovano a rincorrere risposte. Che non arrivano. Perché non possono arrivare. Salvo che qualcuno decida di arrampicarsi sugli specchi.