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Italia appesa ai camion: cinque giorni di sciopero possono paralizzare il Paese

Caro carburante: Trasportounito conferma il fermo di cinque giorni dell’autotrasporto a partire dalle ore 24 di domenica e fino al 24 aprile

Italia appesa ai camion: cinque giorni di sciopero possono paralizzare il Paese

Lo sciopero dei camionisti, già in corso in Sicilia, rischia di estendersi a tutta Italia trasformandosi in una delle mobilitazioni più incisive degli ultimi anni nel settore dell’autotrasporto. Dal 20 al 25 aprile, infatti, è stato annunciato un fermo nazionale di sei giorni che potrebbe avere effetti immediati sulla logistica, sulla distribuzione delle merci e, di conseguenza, sui prezzi al consumo. La protesta nasce da una situazione che le associazioni di categoria definiscono ormai insostenibile. In prima linea c’è Unatras, che denuncia come l’aumento del costo del carburante – aggravato dalle tensioni internazionali legate alla crisi nello Stretto di Hormuz – sia stato interamente scaricato sulle imprese di trasporto. Una dinamica che ha portato a una compressione dei margini fino a 40 centesimi al litro, mettendo in seria difficoltà l’intero comparto. Il fermo, sostenuto anche da sigle come Trasportounito, potrebbe coinvolgere circa 100 città italiane, con presidi e assemblee permanenti. Il rischio più concreto è quello di un blocco della distribuzione: supermercati meno riforniti, scaffali progressivamente vuoti e un inevitabile aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Intanto, in Sicilia la mobilitazione è già realtà. Fino al 18 aprile, i camionisti dell’isola hanno incrociato le braccia coinvolgendo anche porti e trasporto intermodale, interrompendo in parte i rifornimenti alla grande distribuzione. Una protesta che ha già dato un’anticipazione degli effetti che potrebbero verificarsi su scala nazionale. Nel mirino degli autotrasportatori non c’è solo il caro carburante, ma anche quella che viene definita una “mancanza di attenzione” da parte del Governo. Le richieste avanzate sono precise: un credito d’imposta da almeno 100 milioni di euro, ristori per compensare l’aumento dei costi, interventi urgenti sulla liquidità delle imprese e misure immediate per il rimborso delle accise. A complicare il quadro è intervenuta anche la Commissione di Garanzia per gli scioperi, che ha invitato le associazioni a rivedere o revocare il fermo, ipotizzando possibili violazioni delle norme sui servizi pubblici essenziali. Un richiamo che, almeno per ora, non sembra aver modificato la linea delle organizzazioni di categoria. Il nodo resta tutto economico: con il diesel che ha superato i 2 euro al litro e costi di gestione sempre più elevati, molte aziende dichiarano di lavorare in perdita. In queste condizioni, il blocco diventa per molti l’unico strumento per ottenere risposte concrete.

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