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IL PIANETA VEGA

La carne costa molto più del suo prezzo al supermercato

Che cosa c'entra la carne con i pesticidi? E con l'inquinamento? E con le malattie? E se il suo prezzo è più alto di quello che troviamo al supermercato o in macelleria, perché allora la paghiamo meno?

La carne costa molto più del suo prezzo al supermercato

Da una ricerca che Greenpeace ha condotto in dieci Stati europei tra cui l'Italia su fiumi e canali nelle aree a maggior presenza di allevamenti intensivi, è emerso che le loro acque contengono sostanze altamente inquinanti messe in circolo dagli animali allevati. La soluzione? Ridurre il consumo di carne, necessaria per salvaguardare ambiente e salute.

Che cosa c'entra la carne con i pesticidi? E con l'inquinamento? E con le malattie? E se il suo prezzo è più alto di quello che troviamo al supermercato o in macelleria, perché allora la paghiamo meno?

Un paio di settimane fa Greenpeace ha pubblicato un report dal titolo Il costo nascosto della carne. I risultati sono piuttosto preoccupanti. Infatti dalle analisi che l'organizzazione ha condotto in dieci Stati europei tra cui l'Italia, su 29 tra fiumi e canali di irrigazione nelle aree a maggior presenza di allevamenti intensivi, è emerso che le loro acque contengono antibiotici, pesticidi, metalli, nitriti, nitrati, fosfati e nutrienti vari. Questo significa che tutta questa roba va a finire anche nel nostro organismo, poiché se le falde acquifere sono inquinate inevitabilmente lo sarà anche il suolo, e con esso i prodotti (agricoli o di allevamento) che mangiamo. Inoltre gli animali vengono sottoposti a cure antibiotiche per ridurre il rischio di epidemie: su tanti animali, anche un solo capo malato è pericoloso per l'incolumità di massa. Questo abuso di antibiotici, spesso anche di farmaci a uso umano, provoca nei batteri resistenza. E che cosa succede se i batteri diventano resistenti? Succede che anche le malattie che ora possiamo curare con gli antibiotici potrebbero non esserlo più. Un bel salto indietro nel tempo. I nutrienti che si riversano nelle acque, invece, oltre a essere dannosi per pesci e invertebrati acquatici, fanno proliferare alcuni organismi che alla lunga sottraggono ossigeno all'acqua causando la morte anche di quegli animali che erano sopravvissuti. La presenza di antibiotici riscontrata è stata molto elevata in Italia, dove il campionamento si è concentrato nella zona con più presenza di allevamenti di suini: le province di Cremona, Brescia e Mantova, in Lombardia. 

Quindi, se diciamo che la carne ha un prezzo più elevato di quello che realmente paghiamo, è proprio così. In termini di distruzione ambientale i costi sono davvero altissimi, anzi, inestimabili, perché se si distrugge un ecosistema non si può tornare indietro. Sembra aleatorio, ma le ricadute sono molto concrete, anche per noi esseri umani che perdendo biodiversità e aree naturali perdiamo la nostra stessa sopravvivenza. Anche dal punto di vista materiale, comunque, i costi sono elevati perché significa poi mettere in atto azioni che costano più del problema. Pensiamo all'antibiotico-resistenza: abbiamo a disposizione farmaci testati e sicuri che peraltro hanno già mietuto le loro vittime durante la ricerca, che senso ha ricominciare tutto? Nel momento in cui ciò si rendesse necessario, ci sono delle spese da fare, pure ingenti. La ricerca farmaceutica non è cosa da due soldi.

Quello degli allevamenti intensivi è un problema serio che non va sottovalutato: è davvero necessario ridurre il consumo di carne. E' un problema ambientale, ma anche politico, poiché l'UE sostiene con la sua Politica Agricola Comune gli allevamenti intensivi e infatti Greenpeace chiede all'Unione di rivedere le sue norme a sostegno di questa pratica, incentivando invece aziende agricole più piccole e con meno animali, che non importano mangime, che non usano antibiotici o almeno che non lo fanno su larga scala. Questo anche a promemoria di come la scelta dell'essere vegan o non vegan non sia solo una questione personale ma qualcosa che abbraccia l'umano nella sua interezza. E' una scelta politica, una scelta per la salvaguardia dell'ambiente e del futuro dei nostri discendenti. E' anche una scelta economica, nel senso che anche l'economia va guidata secondo principi in grado di rendere tutta la produzione alimentare più sostenibile. Pesiamo troppo su questo bellissimo ma non illimitato pianeta. Proviamo a essere un po' più leggeri. Sta arrivando Natale, il tempo della festa e anche delle grandi abbuffate. Sembra strano dire "proviamo a essere un po' più leggeri". Ma siccome essere vegan nulla toglie al gusto e tutto dà all'ambiente, facciamolo questo regalo alla Terra. Se lo merita.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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