Cerca

IL PIANETA VEGA

Agnelli e proverbi africani

Da un banchetto cruelty free alle riflessioni sull'umano. L'etica è e deve essere onnicomprensiva.

Agnelli e proverbi africani

un momento del banchetto di sensibilizzazione

Anche ieri si è tenuto il banchetto "Nessuno tocchi l'agnello". Ormai siamo a ridosso della Pasqua e con altre volontarie abbiamo ripetuto l'iniziativa di sensibilizzazione circa il consumo di carne di cuccioli di pecora, capra e non solo. C'era molta gente in giro, e ho concluso la giornata con una nota positiva e una che mi ha lasciato un po' perplessa.
Iniziamo da quella positiva: una ragazzina esile, coi capelli lunghi, scuri, e una coroncina di fiori attorno alla testa ha preso uno dei volantini per l'agnello e poi è venuta a chiederne un altro (!); le abbiamo dato anche le ricette di Pasqua ed è stata molto contenta. Speranza.
Poi sono arrivati due bimbi, avranno avuto 7-8 anni. Hanno adocchiato come prima cosa il contenitore per i liberi contributi e le pietre con cui tenevamo fermi i volantini. Hanno preso il volantino con l'agnellino chiedendo di che cosa si trattasse. Ho tentato di spiegarglielo invitandoli a leggere quel che c'era scritto sul retro. Ma la risposta è stata che loro l'agnello lo mangiano eccome. Anche quando hanno chiesto perché non dovrebbero mangiarlo, era come se fossero in una bolla, e ripetevano "ma perché, perché? Io l'agnello lo mangio eccome". Ecco, in quei bimbi ho visto una storia di disagio familiare molto evidente; sono i classici bimbi che vengono riempiti di botte senza ragione dai genitori quando osano infastidirli un po', salvo poi difenderli a oltranza contro insegnanti e maestri. Sono quei bimbi che hanno una viva intelligenza, resa però ottusa dal contesto e dalla mentalità in cui vivono. Sono quei bimbi sui quali bisogna fare un lavoro grande, perché non vadano incontro a un futuro abbastanza evidente: devianza sociale e criminalità. E mi hanno fatto molta tenerezza e molta pena, perché non ci si poteva parlare, perché non capivano, non avevano gli strumenti per farlo. Non è che non capissero la questione dell'agnello - magari, non capivano proprio il senso delle parole, l'italiano.
Ho immaginato quanta abnegazione debbano avere educatori, insegnanti, i preti dell'oratorio se ci vanno, insomma tutti quelli che si trovano ad aver a che fare non solo con loro ma con tutti i bambini svantaggiati e già così obnubilati da quella non-cultura in cui il prossimo non esiste, in cui il sé non esiste. Ti domandi come fare per attirare la loro attenzione, come fare per portarli alla vita. Sembra che a loro non interessi altro che le monete e le pietre, i soldi e quello che può essere usato per far del male agli altri.
E' difficile spiegare loro che le pietre non servono a essere lanciate, ma che possono servire a tenere fermi dei fogli di carta. Sono rimasta stupita della domanda stessa, "che cos'è?", quando era evidente che fossero pietre.
Quanto è difficile coinvolgere bambini del genere in qualcosa che garantisca loro la possibilità di uscire da quel guscio. Non ci può arrivare la società, non ci può arrivare la scuola. Sembrano relegati irrimediabilmente in un qualche girone dell'inferno. E' troppo facile giudicare, pensare di educare con i classici metodi. Bisogna adottare linguaggi adeguati, come per i ciechi o i sordi. Bisogna ravvivarne i sensi, il senso critico, il senso dell'esistere e dell'essere.
Una responsabilità che abbiamo tutti, in qualche misura.
Ricordo allora quel proverbio africano: "Per crescere un bambino occorre un intero villaggio". Non se ne esce: siamo tutti chiamati in causa.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione