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IL PIANETA VEGA

Son tutte belle le mamme del mondo

Lo pensiamo davvero, a tre settimane dalla Pasqua, la festa del rito dell'agnello, con la macchina di produzione di neonati da macelleria già avviata? Agnellini che, a un mese di vita, vengono sacrificati sull'altare delle nostre tavole.

Son tutte belle le mamme del mondo

Stella stellina
la notte si avvicina:
la fiamma traballa,
la mucca è nella stalla.
La mucca col vitello,
la pecora e l'agnello,
la chioccia coi pulcini,
la gatta coi gattini,
la mamma coi bambini.
Ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna,
e tutti fan la nanna
nel cuore della mamma!

Il linguaggio delle mamme è universale. Salvo rari casi, che esistono sia nel mondo umano che in quello animale, ogni mamma si prende cura del proprio piccolo. La tenerezza di questa filastrocca sembra confermare quanto l'amore di mamma e figlio sia al di là di ogni specie.

In questo periodo stanno nascendo molti agnellini. Purtroppo la maggior parte degli adulti non ha mai visto un agnellino dal vivo, figuriamoci i bambini di oggi, che se non hanno avuto accesso a qualche progetto di fattoria didattica quasi ignorano l'esistenza del mondo rurale e dei suoi animali. Dolcissimi e molto giocherelloni, gli agnelli, gli ovini in generale. Ricordo che anni fa, ero una bambina di sette anni, mio papà mi portò in una campagna dove c'era un agnellino che giocava ad acchiapparello. Tutte le pecore adulte, ormai avvezze alla mancanza di empatia da parte degli umani, fuggivano quando entravo nell'ovile. Ma l'agnellino no, ancora ingenuo si faceva abbracciare, coccolare, accarezzare, e mi rincorreva.

Le pecore e gli altri erbivori vengono considerati un po' come animali di serie B. Non solo perché li mangiamo ma anche perché sono reputati di scarsa intelligenza. Invece no. Il problema sta altrove: siamo abituati a comunicare con cani e gatti, a capire ad esempio che un cane che scodinzola è felice e un gatto che muove la coda è nervoso, ma non a capire l'atteggiamento di capre, conigli, mucche. Che invece sanno comunicare benissimo. A volte piangono pure. Solo che noi non li comprendiamo, non ci proviamo nemmeno, avendoli etichettati come esseri senza grosse capacità intellettive, forse perché il rito della loro macellazione sporchi meno la nostra coscienza. Invece questi animali, focalizziamoci sulle pecore, sono così intelligenti da aver paura di noi umani, perché capiscono che negli allevamenti non possono aspettarsi nulla di buono.

Ma perché parliamo di pecore e agnellini? Scontato! Perché fra circa tre settimane sarà Pasqua, la festa del rito dell'agnello, e già la macchina di produzione di neonati da macelleria è avviata. Agnellini che, a un mese di vita, vengono sacrificati sull'altare delle nostre tavole. Buffo rituale, se si pensa che si festeggia la Resurrezione, no? Resurrezione dalla morte alla vita, dall'inverno alla primavera, dall'impossibile al possibile. Rituale che in Occidente, senza viaggiare troppo fra epoche e culture, affonda le sue radici nella simbologia del Cristo redentore, l'agnello sacrificale offerto in olocausto per lavare i peccati del mondo. Cristo è "come agnello condotto al macello", mansueto e innocente.

Una domanda rivolgo ai non credenti. Ha senso continuare una tradizione culinaria che, di fatto, è testimonianza di qualcosa che non vi appartiene?

Una la rivolgo invece ai credenti. Che senso ha perpetuare il sacrificio di una creatura vivente, quando già l'Agnello redentore ha offerto il suo sangue per ogni uomo?

Un'altra è per tutti. Che motivo c'è di continuare questa strage degli innocenti? Tradizione? Soddisfazione del palato? 

Ma è poi una necessità?

Da un po' di tempo gira in rete un invito di Papa Francesco a non consumare carne di agnello a Pasqua. Una bufala, ovviamente. Ma mi sono posta una domanda. Se mai un papa invitasse i fedeli di Santa Romana Chiesa a non portare in tavola agnelli a Pasqua, quali reazioni si avrebbero? Se un concilio, di quelli grandi in cui si definiscono dogmi e precetti, dottrina e teologia, allargasse il comandamento del non uccidere per, non so, cibarsi di animali, o per farne pellicce, come verrebbe accolta la cosa dal popolo dei credenti? Ci sarebbero ancora bravi cristiani?

Scusate la provocazione. Ma in fondo, l'agnello che prima di Pasqua deve morire, e per un motivo ben valido, è un altro. Anche perché poi risorge, a differenza di quello che arriva sui nostri deschi apparecchiati di festa e di vita, e che diventano grotteschi se vi si posa la morte. Pertanto faccio mia la campagna #Salvaunagnello di Animal Equality che viene messa in moto in questo periodo da ormai tre anni - prendete informazioni, Google ne è generoso - e, anche se non c'entra propriamente con gli agnelli, quella delle uova di pasqua LAV per abolire i test sugli animali delle sostanze di abuso, come fumo, alcol e droghe (anche qui: testare su creature innocenti qualcosa che già sappiamo non essere salutare? Mah! Strano, strano mondo!). Destinando magari il denaro che doveva servire all'acquisto della carne di agnellino ai poveri, perché anche loro possano avere un pranzo di Pasqua degno di una festa. Tutto questo renderebbe davvero quella domenica molto più di una memoria, la renderebbe una giornata di resurrezione concreta ed esperita.

Vi saluto con un piccolo regalo, un video. Non di quelli che mostrano la crudeltà negli allevamenti...Un video carino, che ha per protagonista una creatura che sprizza gioia di vivere da tutti i por...ehm...da tutti i peli. Davvero la uccidereste? Non lasciamo che la Pasqua per lei, e per tanti altri, significhi tutto il contrario. Sarebbe un detestabile paradosso.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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