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Le nuvole parlanti

Roberto Diso, il "Mister No" che viene dalla Puglia

Con la sua eleganza e gentilezza, Roberto Diso è da oltre settant'anni tra le firme più significative del fumetto italiano. Romano, ma leccese di origine (di Galatina), Diso, classe 1932, è il disegnatore storico dell'albo "Mister No", un personaggio complesso e molto amato che l'artista, con il suo tratto pulito ed efficace, ha delineato perfettamente.

Roberto Diso, il "Mister No" che viene dalla Puglia

Il grande disegnatore Roberto Diso

Dopo il liceo artistico, frequenta la facoltà di architettura, ma presto l'abbandona per iniziare la sua carriera di fumettista nel 1954 sulle pagine de "Il Vittorioso". Avvia anche una collaborazione con la "Fleetway" in Inghilterra e con le "Editions Aventures et Voyages" in Francia. Successivamente lavora per il mercato tedesco in collaborazione con lo studio di Alberto Giolitti e nel 1965 disegna alcuni episodi di Goldrake, un fumetto per adulti.

La svolta nella sua vita artistica avviene nel 1974 quando Sergio Bonelli gli commissiona i disegni di due episodi della Collana Rodeo e lo inserisce nello staff di Mister No, serie di cui Diso diventa il disegnatore principale. Diso non è solo autore Bonelli, nel corso della sua lunga carriera lavora anche per L'Eternauta, scrivendo e disegnando Rodo, per Comic Art ed altre riviste importanti. Nel 2003 esordisce sulle pagine di Tex tant'è che alla chiusura di Mister No prosegue la sua collaborazione con la Sergio Bonelli Editore sia con Tex che con Volto Nascosto. La sua opera rimane però legata a Jerry Drake, il pilota e avventuriero americano conosciuto da tutti come Mister No, personaggio complesso e a lui molto vicino, che ha avuto il compito di plasmare.

Tracciare, definire un personaggio, non è operazione semplice, occorre dargli spessore, renderlo espressivo, perchè il fumetto è narrazione e il protagonista ne è l'elemento principale, se non funziona non funziona la storia e quindi il fumetto. Il personaggio deve essere credibile, anche se si muove in mondi e universi improbabili, spazi temporali lontani dal nostro, deve avere un aspetto originale, anche i suoi vestiti fanno parte del processo creativo, pensate alla giubba di Paperino o alla camicia rossa di Dylan Dog. Autore e disegnatore devono scavare dentro sè, cercare un punto di contatto con la vita e la psicologia del personaggio, in Mister No questa operazione è riuscita alla perfezione, ovviamente parlo dal mio punto di vista.
Il suo creatore, Sergio Bonelli, uomo che le avventure le aveva non solo scritte ma vissute in prima persona, non a caso inserì Diso, amico col quale condivideva molte sue passioni, nello staff dell'albo e non a caso l'artista divenne il disegnatore principale della serie.

Diso è artista dallo spirito libero, non ama i contratti e non cede alla tecnologia, matita e pennino i suoi compagni fedeli, ha una passione per i cavalli dei quali dichiara di amare tutto. Quest'artista che, nonostante le tante primavere, non smette di sognare e farci sognare, ci insegna che non dobbiamo mai mettere catene ai nostri desideri e imparare a volare per raggiungerli, anzi meglio cavalcare nel vento!

Come è entrato il fumetto nella tua vita? Penso che anni fa non deve essere stata facile la tua scelta di intraprendere questa carriera.
In effetti ho un ricordo...Quando ero molto giovane e frequentavo il liceo, un editore di allora si presentò a casa mia, evidentemente gli era arrivata voce che disegnavo bene, e parlò con mio padre per convincerlo a farmi lavorare per lui ma papà disse che non se ne parlava proprio e lo mandò via! Ciò rivela l'atteggiamento di fondo dell'epoca nei confronti di un mestiere che non aveva considerazione sociale, era nuovo, inoltre inizialmente si rivolgeva a un pubblico poco colto

Amavi il disegno sin da piccolo?
Ho sempre disegnato, fin da piccolissimo. Una volta caddi per le scale e lo raccontai per immagini, ricordo che mia madre mi netteva fogli in mano e una matita, ed io ero felicissimo, il disegno era dentro di me.

Quali sono state le tue prime letture, i tuoi primi comics?
Ho letto Topolino, Il Vittorioso, nell'ambito Disney mi era simpatico Paperino, poi c'erano dei disegnatori italiani piuttosto bravi.

Qual è stata la tua formazione artistica? Hai frequentato l'Accademia?
L'Accademia l'ho frequentata marginalmente, ho fatto soprattutto scuola di nudo. Finito il liceo mi iscrissi ad architettura, ma non era il mio mondo, tant'è che ho cominciato quasi subito a lavorare per Il Vittorioso.

Quando è avvenuto il tuo incontro con Sergio Bonelli?
In quel periodo lavoravo per una casa editrice inglese e collaboravo a titolo gratuito col WWF. Lì conobbi Fulco Pratesi, allora Presidente della sezione italiana dell’organizzazione, diventammo amici e un giorno mi offrì una stanza del suo studio per il mio lavoro. Insieme pensammo di chiedere agli editori per ragazzi di inserire notizie per la precarietà di certi ambienti e allora andammo a Milano alla Bonelli. Da Sergio trovammo subito una grande accoglienza, mi ero anche portato qualche disegno, gli piacquero e si rese conto che potevo interessarlo anche dal punto di vista lavorativo.

Dalle foto che ho visto su internet si vede che c'è stata una bella amicizia tra voi, per certi versi vi assomigliate molto.
Ci legava una profonda amicizia, dovuta anche agli interessi in comune. Io e Sergio avevamo parecchie affinità, l'amore per la natura e i viaggi.

Come si svolge la tua giornata lavorativa? Hai degli orari fissi?
Non ho degli orari prestabiliti, lavoro quando mi va, cioè quasi sempre. Ho avuto la fortuna di scegliere una professione che mi concede libertà, in realtà sono un pigro che lavora molto, amo i viaggi, purtroppo non ho potuto farne quanti avrei voluto, ma diversi anni fa sono andato nell'interno dell'Amazzonia per quasi un mese

Parliamo del tuo incontro con Mister No, un personaggio che a mio parere ti assomiglia anche graficamente. Senti un legame con questo antieroe che all'epoca rappresentava un personaggio abbastanza atipico rispetto al panorama fumettistico italiano?
Sono legato a Mister No. Quando con Sergio Bonelli cominciammo a parlare di questo personaggio mi chiese di riguardarlo, da un punto di vista estetico, allora mi misi al lavoro ed è nata la sua immagine più classica. L'avevo vestito come un Walter Bonatti, un alpinista importante di quei tempi che era anche un personaggio affascinante, andava in giro e realizzava dei bellissimi servizi fotografici. Mister No non doveva essere un Superman, doveva cavarsela da solo, nelle sue avventure non era l'assoluto e garantito vincitore.

Sei stato protagonista di un momento storico molto importante, sia a livello politico che artistico, gli anni Settanta. Che ricordi hai di quel periodo?
Negli anni '70 c'erano tante cose che ribollivano, era un periodo di grandi passioni, soprattutto se paragonato ai tempi odierni, che mi sembrano meno ferventi. Il fumetto si stava affermando in un modo culturale nuovo, chi all'epoca l'ha capito ha curato apporti anche dall'estero di autori rilevanti. Si viveva tutto questo movimento come se fosse normale, eravamo giovani ed entusiasti. Le mostre dei fumetti erano alle prime esperienze e già allora c'erano dei lettori entusiasti, da parte nostra cercavamo di riversare questo amore, questa passione, nella nostra produzione artistica.

Nonostante i tanti anni in Bonelli si può affermera che la serialità non ti ha assorbito?
Si. Io sono amante della mia libertà, la metto sopra a ogni cosa, ho bisogno di potermi dire oggi questo lo faccio oppure no.
Per questo motivo non ho mai avuto un contratto. Il contratto ti vincola, io non ho mai voluto essere vincolato, il conduttore di uomini se vengono a mancare che fa?

Vorrei parlare della tua esperienza su Eureka, una rivista molto importante negli anni scorsi, purtroppo ormai chiusa da tempo.
Intanto Eureka era una rivista dalla veste grafica molto accattivante, gratificava chi ci lavorava, era una pubblicazione di nicchia ma di alto livello grafico. Io comunque ci lavoravo saltuariamente, conoscevo bene l'editore quando facevo qualcosa di mio andavo in redazione e portavo le tavole.

Dal punto di vista grafico ti sei adattato al digitale e alle nuove tecnologie oppure usi sempre matita e china?
Uso sempre matita e china. Del resto non saprei come affrontarle queste cose, dovrei imparare tutto da capo e ciò non mi entusiasma. Ormai padroneggio questi strumenti che sono diventati propaggini del mio corpo, intendo la matita il pennello e il pennino, l'idea che non ci sia una realtà fisica, ma che tutto sia visibile soltanto se stampato da una macchina non mi entusiasma. Sono legato alla materialità della carta molto intimamente.

Per la documentazione adesso con internet è più semplice, ma prima come facevi?
Prima dell'avvento di internet si andava per mercatini, compravo tanti vecchi geografic magazine, che magari poi non servivano.

A cosa stai lavorando in questo periodo?
Sto realizzando un mittern, nel quale appare sin dall'inizio Zagor il quale non è coevo di Mister No come Tex, poi ho fatto una storiella breve di Zagor con la sceneggiatura di Moreno Burattini.

Come hai affrontato graficamente un personaggio così seguito e definito come Zagor?
Non è stato un problema, comunque va detto che in questa storia Zagor non appare col costume tradizionale, si svolge in un ambiente invernale dove tutti indossano cappottoni, fa freddo e c'è parecchia neve.

Hai realizzato molto nel corso della tua lunghissima carriera, riscuotendo consenso e successo, ma ti è rimasto un sogno ancora da far avverare?
Dal punto di vista dei fumetti mi piacerebbe sviluppare un personaggio che è apparso come puntata unica su L'Eternauta, oltre i fumetti invece ti annuncio che a breve pubblicherò un romanzo sul mio rapporto con il cavallo, animali che mi hanno sempre affascinato.

Che consiglio daresti a un giovane disegnatore?
Ragazzi, osservate il mondo nei particolari, come si muovono gli animali e le persone, studiando i piccoli gesti rivelatori delle caratteristiche di ognuno di loro. Come si siede una donna, che lo fa in maniera diversa da un uomo, tutto questo osservare va assimilato perchè poi ti permette di far muovere i personaggi in maniera fluida. Magari come lettore non te ne rendi conto molto bene, ma l'anatomia è fondamentale, è la struttura, così come l'espressione del personaggio è importantissima.

Ti sarebbe piaciuto essere Mister No?
Credo che ci assomigliano abbastanza, ma soprattutto assomiglia a Sergio Bonelli, il suo creatore, che ha potuto anche conoscere a fondo gli ambienti in cui il personaggio si muove nel corso delle sue avventure.

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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