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Da Strenua ai Saturnali, alle strenne: possibile origine della Befana

Da dea della ‘salute’ e protettrice dei campi a vecchina che porta doni

Da Strenua ai Saturnali, alle strenne: possibile origine della Befana

Ebbene, se è vero – come sappiamo tutti -  che il vocabolo ‘befana’ deriva da una storpiatura lessicale da ‘epifania’, attraverso “bifanìa” o “befanìa”, meno noto è come si faccia a trasformare “l’apparizione, il mostrarsi” (tale la traduzione del termine greco) della gloria del Signore in una vecchina che porta i doni.

L’altra settimana mi è stato chiesto da una nostra lettrice se ci fosse una figura nel mondo latino o un qualche culto che potesse ricondurre alla Befana. Ebbene, se è vero – come sappiamo tutti -  che il vocabolo ‘befana’ deriva da una storpiatura lessicale da ‘epifania’, attraverso “bifanìa” o “befanìa”, meno noto è come si faccia a trasformare “l’apparizione, il mostrarsi” (tale la traduzione del termine greco) della gloria del Signore in una vecchina che porta i doni. Una possibile associazione è quella con l’antichissima divinità italica Strenna, Strenia o Strenua (identificabile con la Salute romana) che presiedeva ai doni per il nuovo anno (come testimonitao dallo storico Varrone e alla quale, dunque, è connesso il nostro termine strenna (dal latino strena), cioè “un regalo di buon augurio”. Questi doni nell’antica Roma si scambiavano proprio durante le feste dei Saturnalia che chiudevano l’anno (dunque fine dicembre) ma anche alle Calende di Gennaio (il nostro Capodanno) per essere di buon auspicio per il nuovo ciclo; in particolar modo dei doni, chiamati sigillaria (i sigilla erano statuine di terracotta a cui si accompagnavano dolci vari) erano offerti ai bambini (!). Orbene, Strenua era la dea che “strinava” i campi, cioè li ‘purificava’ col fuoco proprio nelle notti dopo il solstizio d’inverno per salutare l’anno vecchio. Ecco, dunque, che molto probabilmente, specie nelle campagne, il culto di questa dea antichissima (forse di origine sabina) per garantire fertilità ai campi era molto diffuso e difficile da sradicare, tanto che il cristianesimo dovette accettare la tradizione di una vecchina che distribuiva doni alla fine dell’anno (ovvero la fusione tra il culto della divinità + quello delle strenne dei Saturnalia) che però è stato spostato qualche giorno dopo, verso la festa della “manifestazione” di Gesù. Se poi, a queste credenze, si aggiunge il fatto che era usanza nell’antica Roma, tra la fine e l’inizio dell’anno, porre sulla porta di casa una scopa a protezione dagli spiriti maligni, ecco che la storia di una vecchina che vola sulla scopa è bella e costruita. Interessante è il fatto che in alcune regioni italiane siano presenti ‘residui’ di questi antichi culti, ad esempio nel termine ‘strina’ che indica in Calabria un canto natalizio eseguito di porta in porta dagli ‘Strinari’; oppure in Sicilia la Strina è una vecchia che porta i doni nelle notti del 24 o 31 dicembre (più vicino al periodo dei Saturnalia latini che al nostro 6 gennaio).

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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