Cerca

AntichiRitorni

L’uria o l’augurium della casa, cos’è e cosa c’entra col mondo latino

Dai Lares dell’antica Roma a Foggia, un culto che si è conservato nei secoli, sebbene sotto forme diverse

L’uria o l’augurium della casa, cos’è e cosa c’entra col mondo latino

Scorrendo i lemmi di un vocabolario Italiano-Foggiano**, mi sono imbattuta nel termine regionale “uria”, che il curatore traduce come “dèi protettori della casa”, i quali non devono essere indispettiti, altrimenti se ne potrebbero pagare le conseguenze; nella fattispecie queste divinità protettrici potrebbero ‘alterarsi’ se la dimora viene disprezzata o in seguito a reiterati episodi di violenza entro le mura domestiche***. Questa interpretazione mi ha molto incuriosita poiché mi riporta alla mente i Lares o Manes della tradizione latina. I Lari a Roma erano nient’altro che gli spiriti protettori degli antenati defunti che continuavano a vegliare sulla casa e sui discendenti se venivano onorati; a tal proposito in ogni domus romana, più o meno all’ingresso della casa, era collocata un’edicola votiva (chiamata larario) con all’interno le statuette degli antenati. Nella religione romana, infatti, i defunti se erano persone poco onorate finivano nel tartaro, se invece erano degni divenivano dèi Mani e ricevevano un culto (sebbene considerati divinità minori). Orbene, il culto dell’uria della casa mi sembra un riverbero di questo antico culto pagano che il cristianesimo non è riuscito a smantellare, specie nei ceti popolari, nonostante il passare dei secoli; del resto, etimologicamente, la parola ‘uria’ potrebbe essere il diminutivo del termine latino aug(uria), plurale di augurium, che soleva designare la divinazione, ovvero l’interpretazione dei presagi, nonché il ‘presentimento’. In sostanza il vocabolo auguria, che poteva indicare presagi buoni o cattivi, non era poi così distante dal nostro regionale uria, con cui si intende la presenza di una sorta di entità (divinità o genio della casa) che manda per l’appunto segni, presagi, se indispettita. Mutatis mutandis la lingua latina riaffiora sempre, specie negli antichi termini dei nostri dialetti, e non smette mai di stupirci. Ai nostri lettori chiedo: avete un termine simile nei vostri dialetti che indichi qualcosa del genere? Se sì, rispondeteci nei commenti.

** Alludo all’opera di Michele Frattulino di imminente pubblicazione.

*** Interessante lo studio di Raffaele De Seneen in FoggiaRacconta: http://foggiaracconta.altervista.org/blog/curiosita/luria-e-dintorni/

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione