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Anche i Romani facevano 'touch-down'

Gli sport che i latini praticavano con la palla: ogni dimensione un gioco

Anche i Romani facevano 'touch-down'

Più che lotte politiche, a ‘provare’ i nervi saldi di uomini e donne di tutto il mondo è il calcio; mai come quando si tratta di tifare per 22 giocatori in campo gli animi sono più preoccupati, appassionati e, al contempo, più divisi. Ma il cosiddetto ‘pallone’ è un’invenzione tutta moderna? A dir il vero sotto il punto di vista degli hobby, i nostri antenati latini si dilettavano più in spettacoli di massa come i giochi nel circo, che consistevano soprattutto in lotte tra gladiatori o animali feroci, tuttavia durante il tempo libero spesso si intrattenevano con l’harpastum. Questo gioco pare fosse stato ereditato dai Greci, infatti il verbo ἁρπάζω (harpazo) significava “afferrare con violenza, portare via”, e il tipo di palla usata era di medie dimensioni riempita presumibilmente di lana, e assomigliava ad una di quelle usate nella pallamano (difatti come si vede dalle testimonianze iconografiche si prendeva con le mani). Soprattutto il nome fa supporre che fosse un gioco assai simile all’odierno rugby, infatti una testimonianza del commediografo Antifane riporta: «Prese la palla ridendo e la scagliò ad uno dei suoi compagni. Riuscì ad evitare uno dei suoi avversari e ne mandò a gambe all’aria un altro. Rialzò in piedi uno dei suoi amici, mentre da tutte le parti echeggiavano altissime grida […]». Successivamente, proprio in virtù del caos che il gioco scatenava tra i partecipanti, che correvano da una parte all’altra per sottrarsi la palla, venne chiamato anche pulverulentus (cioè “coperto/pieno di polvere”). Un’atra testimonianza, da ascrivere a Giulio Polluce, recita: «[...] Fingono di lanciare la palla ad un uomo e poi la gettano ad un altro. È probabile che questo sia lo stesso gioco con una palla più piccola, che prende il nome di harpazein (strappare) e forse potrebbe essere lo stesso che si giocava con una palla morbida».

Purtroppo le testimonianze in proposito sono scarse e, dunque, non è possibile ricostruire il gioco ma forse (sic!) gli anglosassoni non hanno inventato nulla, se non perfezionato qualcosa che già apparteneva al passato. E il calcio? Anche questo sport era praticato nell’antica Roma, per il quale i latini avevano una palla chiamata follis, molto più grande dell’harpastum, fatta di pelle e piena di aria. Infine, vi stupirà sapere, come si evince dall’immagine in foto, che anche le donne vi giocavano!

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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