Cerca

AntichiRitorni

Cremazione o inumazione? Dall’antica Roma ad oggi

Storia di una pratica di sepoltura che ancora ‘divide’. La prima volta che si parla di sepoltura per incinerazione nella letteratura è nell’opera più grande di tutti i tempi: l’Iliade omerica.

Cremazione o inumazione? Dall’antica Roma ad oggi

È di qualche giorno fa la notizia che anche nella città di Foggia, come in moltissime altre d’Italia, è stato aperto un tempio crematorio all’interno del complesso cimiteriale. La novità è stata accolta positivamente da molti, in virtù del fatto di un incremento della qualità dei servizi post-mortem, ma ha fatto storcere il naso ad altri che, vuoi per credo religioso vuoi per tradizione, avvertono questa pratica come ‘barbara’ e lontana dal proprio modo di ‘sentire’. Questa divisione dell’opinione pubblica mi ha condotto a riflettere sulle origini della pratica della cremazione o incinerazione che dir si voglia. Assolutamente vietata dagli Egizi (pensiamo al rigoroso rituale della mummificazione che ne denota un eccessivo attaccamento al ‘corpo’), sappiamo che era già praticata, accanto alla più comune inumazione, da Ittiti e Fenici, così come da molti popoli orientali. Dalle testimonianze archeologiche emerge che la cremazione cominciò ad essere praticata in Europa intorno al 2000 a.C. (età di bronzo) in forme sporadiche. Ciò che invece mi interessa è sottoporre alla vostra attenzione il fatto che la prima volta che si parla di sepoltura per incinerazione nella letteratura è nell’opera più grande di tutti i tempi: l’Iliade omerica. Il primo funerale che incontriamo, con annessi giochi funebri, è quello di Patroclo (diletto di Achille); nel libro 23esimo si legge che il giovane eroe viene collocato su una pira funebre con accanto tutti i suoi beni, in più sono disposti animali per il sacrificio e libagioni di miele; dopodiché i resti vengono disposti in un’urna. Non era molto diversa la reale pratica posta in essere nell’antica Roma in materia di funerali. Innanzitutto mentre nell’età arcaica era praticata per lo più l’inumazione, la cremazione si associa per tutta l’età repubblicana fino alla media età imperiale; tuttavia, essendo, costosa era riservata solo ai cittadini più abbienti (i funerali dei poveri erano di notte e solo per tumulazione del corpo). Quando qualcuno moriva, il parente più prossimo aveva il compito di chiudergli gli occhi e invocarne il nome a gran voce (conclamatio) poi cominciava il lamento funebre a cui seguiva un fastoso corteo (pompa) per le vie della città, durante il quale il defunto era esposto e i parenti indossavano maschere di cera raffiguranti gli antenati. Spesso per l’occasione erano assunte delle donne specializzate in smodate lamentazioni (praeficae). Giunti nel foro, il parente prossimo teneva la laudatio o elogium funebris; in seguito, dopo aver posto un obolo sotto la lingua del defunto e aver ancora invocato il suo nome, lo si collocava su una pira insieme agli oggetti a lui più cari. Successivamente le ceneri, unite a vino latte e miele, venivano sistemate in un’urna nella tomba di famiglia. Durante i 9 giorni che seguivano le esequie, la casa era considerata ‘contaminata’ e dunque venivano collocati rami di cipressi e tassi per purificarla; trascorso questo termine veniva lavata, spazzata e purificata e si svolgeva la coena novendialis, ossia una vera e propria festa/banchetto per ricordare l’estinto, inoltre venivano effettuate libagioni sulla tomba. Cosa ne pensate? Io direi che molte delle pratiche romane le abbiamo ereditate oggi. Tuttavia, il dato che emerge è che a differenza nostra per i nostri antenati Greci e Romani non era importante tanto la modalità di sepoltura quanto il fatto che si svolgesse una cerimonia funebre (funus da cui il nostro “funerale”), dal momento che chi non riceveva i giusti ‘onori’ era destinato a sostare sulle rive dell’Acheronte per cento anni senza mai essere traghettato nell’Aldilà e, di conseguenza, senza trovare pace (!). Col cristianesimo fu considerata fondamentale la tumulazione dei corpi in virtù della resurrezione dopo il Giudizio universale, tuttavia attualmente la Chiesa cattolica (a differenza di quella ortodossa) nel Codice di Diritto Canonico sostiene (canone 1176), che «la Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; e non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione