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Cosa ha a che fare la disposofobia col filosofo Diogene?

La sillogomania, ovvero l’accumulo patologico e ossessivo, nota anche come Sindrome di Diogene Privo di qualunque inibizione, fu l’unico a dire ad Alessandro Magno: «Scostati un poco dal sole»

Cosa ha a che fare la disposofobia col filosofo Diogene?

Ne sono affette sempre più persone, si tratta della disposofobia (“paura di buttare”) o sillogomania (“mania della raccolta”), ovvero in parole più semplici il “disturbo da accumulo compulsivo”. In una società come quella attuale dove il benessere di certo non manca, siamo tutti portati ad acquistare e accatastare roba continuamente, spesso anche cose di cui effettivamente potremmo tranquillamente fare a meno. In taluni casi, però, questa frenesia all’acquisto facile diventa patologica, al punto da essere ritenuta un vero e proprio ‘disturbo’ psicologico. Questo genere di sindrome, per definirsi tale, è per lo più conseguenza di altri disturbi ossessivo-compulsivi della personalità, ad es. il circondarsi non solo di oggetti, ma accumulare anche vera e propria spazzatura, non curare le proprie condizioni igieniche, etc. Tale affezione è anche conosciuta come Sindrome di Diogene, con riferimento al filosofo cinico Diogene di Sinope. In realtà, ho voluto trattare di lui in questo blog domenicale, perché a dir il vero Diogene non fu affatto un ‘accumulatore’ seriale e dunque mi spiego poco l’associazione alla sua figura. Certamente, tuttavia, Diogene fu un personaggio ‘singolare’. Si narra, infatti, che vivesse in una botte, privo di qualunque bene terreno; l’unica cosa che possedeva era il suo sapere, che diffondeva parlando in pubblico e attirando l’attenzione dei presenti in maniera spesso irriverente. Ad esempio, racconta Diogene Laerzio, che non aveva la benché minima remora a mangiare, lavarsi o espletare i suoi bisogni primari in pubblico, poteva anche andare in giro nudo se gli andava. Tutto ciò in virtù del fatto che voleva dimostrare come per elevarsi al grado di saggio bisognava rifiutare le rigide norme imposte dalla società, infrangendone i taboo, e vivere il più possibile in simbiosi con la natura. Diogene riteneva, infatti, che gli esseri umani vivessero in modo artificiale e ipocrita e che dovessero essere più liberi; a tal proprosito si racconta che spesso portasse con sé una lanterna accesa anche di giorno, perché, diceva, “cerco l’uomo”, ovvero qualcuno che fosse ‘uomo’ nella sua più profonda essenza di essere umano vicino alla natura. Talvolta i suoi comportamenti risultavano essere sì provocatori ma ai limiti della decenza. Plutarco ci riferisce invece un aneddoto per cui una volta, giunto a Corinto in occasione dei giochi Istmici, Alessandro Magno in persona gli si accostò, chiedendogli se avesse bisogno di qualcosa, ma Diogene gli rispose soltanto: «Scostati un poco dal sole»; dinanzi a quello che poteva sembrare un insulto il grande Alessandro non si offese, al contrario apprezzò quel vecchio che non aveva bisogno di nulla e di nessuno, al punto che pare che disse: «Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene». Tornando alla nostra ‘sindrome’, è molto probabile che il nome di Diogene è stato usato per associazione con la tendenza – da parte di coloro che sono affetti da questa patologia - alla trasandatezza; non è un caso, infatti, che venga usata questa denominazione per anziani che vivono soli e che spesso rifiutano le cure o hanno comportamenti scarsamente igienici.

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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