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L’8 marzo? In ricordo di Ipazia

Filosofa, matematica, astronoma, insegnava nella scuola più importante al mondo. Non credeva in Dio ma nella scienza: fu trucidata. Il suo carnefice è tutt’ora tra i santi venerati dalla Chiesa

L’8 marzo? In ricordo di Ipazia

Quella di Ipazia di Alessandria, sebbene sia una figura sconosciuta ai più, è invece quanto mai rappresentativa della condizione che la donna aveva raggiunto nell’impero romano.

Sorvolerò sul tipo di celebrazioni poste in essere – in forme pubbliche e private – in ciascun Paese, per arrivare all’origine di questa festa e di alcuni falsi storici legati ad essa. Ad esempio si dice che l’8 marzo 1911 a New York in una fabbrica di camiciaie persero la vita 134 donne (si badi che una notizia simile è attribuita al 1857) ma in realtà ciò non risulta e si ritiene che tale fabbrica sia inesistente; insomma una leggenda metropolitana che successivamente ha messo radici. Di certo si sa, invece, che l’8 marzo 1917 alcune donne a San Pietroburgo manifestarono contro lo zarismo; in seguito, a ricordo di questa manifestazione, durante la Seconda conferenza delle donne comuniste si decise di scegliere tale data. Era il 1921 e prima di allora non c’era una data precisa nella quale i singoli Paesi celebrassero questa giornata. In realtà a me piace pensare che la scelta sia caduta su questo giorno per un motivo ben preciso e storico: l’8 marzo del 415* muore ad Alessandria d’Egitto, trucidata dai cristiani, Ipazia, l’ultima grande insegnante del mondo antico. Quella di Ipazia di Alessandria, sebbene sia una figura sconosciuta ai più, è invece quanto mai rappresentativa della condizione che la donna aveva raggiunto nell’impero romano. Figlia di Teone (matematico e astronomo stimatissimo al tempo), fu inizialmente allieva del padre ma le fonti antiche (in particolare Sinesio e Socrate scolastico) dicono che era talmente brava che superò il genitore/maestro e gli succedette alla guida della scuola di Alessandria d’Egitto, dove insegnò non solo la filosofia ma soprattutto la matematica e l’astronomia. Quella di Ipazia è certamente una condizione alquanto singolare: difatti, per quanto le donne aristocratiche godessero di privilegi, di certo non sappiamo di altre che furono docenti il cui nome risonava in ogni parte dell’impero, e di certo non era cosa abituale che una donna insegnasse a degli uomini; a ciò si aggiunge un particolare non da poco: quella di Alessandria d’Egitto non era una ‘scuola’ qualunque ma nel V sec. d.C., quando ormai l’impero era diviso e in declino, Alessandria rimane l’ultimo faro della cultura antica e la sua scuola era la più importante in assoluto. Questo dunque il contesto culturale in cui operava la filosofa Ipazia, in un periodo in cui ormai il cristianesimo era religione ufficiale dell’impero ma conviveva ancora col paganesimo. Tale convivenza non era affatto felice e gli equilibri assai delicati; ecco dunque che se già la scuola di Alessandria era mal tollerata dal vescovo Cirillo, perché diffondeva il libero pensiero, lo studio dello spazio astrale e la libera ricerca (tutto ciò che era bandito dal pensiero cristiano dell’epoca), ancor meno tollerato era il fatto che a diffondere queste idee fosse una donna: una donna aristocratica, benestante, che non credeva in Dio ma nella scienza e cercava di insegnarla, di diffonderla. Insomma tutto ciò che il cristianesimo aborriva era concentrato in Ipazia. Ecco allora che i fedeli del vescovo Cirillo decisero di ucciderla, la descrizione la lascio alle parole di Socrate scolastico: «un gruppo di cristiani dall'animo surriscaldato si mise d'accordo e si appostò per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero con dei cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo». Dopo l'uccisione di Ipazia fu aperta un'inchiesta ma Cirillo era molto vicino alla corte di Costantinopoli ed era un vescovo della Chiesa (sic!) per cui la faccenda fu archiviata. La memoria di Ipazia fu quasi cancellata, i suoi scritti bruciati; il vescovo Cirillo fu invece fatto santo e lo è tutt’ora. Quante vicende ancora oggi sono ‘archiviate’? Quante lo sono state per molto (troppo!) tempo? Ho deciso di parlare di questa figura perché l’oscurantismo e l’odio possono avere molte facce (anche quelle dei ministri del Signore) e il compito delle donne e degli uomini di oggi è vigilare affinché la Storia non si ripeta.

*La data certa è marzo del 415, sul fatto che sia proprio giorno 8 non abbiamo fonti storiche precise a riguardo. Si presuppone che questo particolare fu aggiunto in seguito

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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