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Il valore dell'informazione

Quanti piagnistei al capezzale di Teleblu

Potito Salatto

Potito Salatto, editore di Teleblu

Salatto ha scelto di impiegare diversamente i suoi soldi, ritenendo non più giustificabile (politicamente e strategicamente per il suo core business nella sanità) il peso economico di Teleblu, benché sbilanciato sul costo del consiglio di amministrazione piuttosto che su quello della redazione, giornalisti e tecnici assieme. È una sua scelta. C'è chi pensa: chiudono tante piccole e medie aziende, amen anche per questa. Solo che una televisione e/o un giornale non è un'azienda come tutte le altre perché produce informazione e, quindi, gestisce valori sensibili: la libertà e la democrazia. Chi pensa di farne un affare collaterale, strumentale ai propri interessi primari di bottega, prima o poi smarrisce il senso della responsabilità civica che l'impresa dell'informazione comporta orientando le proprie economie su investimenti maggiormente confortevoli. A pensarla così non è solo l'editore di Teleblu Potito Salatto ma tutti gli imprenditori, la classe dirigenziale e politica di questa città; e finanche la maggior parte delle persone che la abitano. E vi spiego il perché. Di mattonari e avventurieri dell'economia ne abbiamo a iosa, ma c'è anche chi è riuscito a mettersi un bel po' di soldi da parte lavorando sodo, con perizia e caparbietà; ma se li tengono stretti, portandoli altrove, strozzando la circolarità economica che ha favorito le loro fortune. Tutt'al più solleticano la loro vanità sponsorizzando la giostra del pallone. Vogliamo parlare della nostra classe politica e dirigenziale, che alligna nelle istituzioni e nei sottoboschi che ne propagano? Quella per cui l'esistenza di un giornale, quand'anche "amico", è un urticante esercizio quotidiano di cui farebbero volentieri a meno? O, peggio, vogliamo parlare di quella classe politica e/o imprenditoriale che al potere deterrente delle notizie affida i propri regolamenti di conto?

Teleblu non è stata la prima e non sarà l'ultima a pagare il prezzo di una crisi che è culturale, non economica, e che riguarda più diffusamente l'intera città e l'intera provincia, non solo chi ha maggiore potere decisionale e rappresentativo. Perché l'informazione non è considerata come un bene comune, prezioso per l'esercizio della democrazia. Siamo disponibili a spendere 90 centesimi per un caffè, raddoppiandone il costo per il piacere di condividere le confidenze con un amico, ma non accettiamo di investire anche solo 30 centesimi al giorno per l'abbonamento ad un giornale, perché si ha la sbagliata convinzione che l'informazione debba essere gratis come se chi la produce lavori gratuitamente: al bar non vi sognereste mai di chiedere un caffè gratis. Dovrebbe essere la pubblicità a sostenerne i costi, dite? Quale: quella degli imprenditori, della classe politica e dirigenziale di cui sopra? Riflettete: tutti i maggiori quotidiani locali, messi assieme, non superano le 4.800 copie giornaliere vendute in edicola, cioè lo 0,76% della popolazione di Capitanata. Vuol dire che su 638mila abitanti, meno di una persona al giorno compra giornali. Vuol dire che la gente non legge e non si informa? Assolutamente no; la gente si informa eccome, guardando le Tv, come Teleblu, o, per l'80%, attingendo alle notizie su internet: in ogni caso, gratis. E ci sta, quando si tratta di condividere le chiacchiere da bar, quali sono quelle che circolano su Facebook; ma l'informazione seria, quella delle notizie scovate, verificate, richiede impegno e lavoro: chi lo paga? Perché, al netto dei piagnistei che oggi si sprecano da ogniddove al capezzale di Teleblu, la domanda definitiva è: chi ha a cuore di sostenere, quindi remunerare, l'impresa dell'informazione, considerandola un prezioso presidio di libertà e democrazia?

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Antonio Blasotta

Antonio Blasotta

Alla passione per la scrittura e la comunicazione ho dedicato il mio tempo, senza mai risparmiarmi. Così, da quando avevo 15 anni, ho scritto per diversi giornali (Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Roma), ho diretto la prima tv di Foggia, Teleradioerre; ed ho finito con il fondare la Casa Editrice "Il Castello", che, oltre ad editare diversi libri, pubblica "Il Mattino di Foggia". Divido la mia vita tra la passione editoriale e quella per la formazione relazionale e direzionale, essendo Master Trainer con licenza USA di PNL.

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