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White labour

Caporalato, ecco l'operazione che ha portato all'arresto degli imprenditori foggiani

«Decine e decine i lavoratori stranieri, di diverse etnie (in prevalenza africana ed indiana), quasi tutti reclutati dai “ghetti” della provincia dauna, impiegati in diverse aziende agricole ubicate tra Foggia e San Giovanni Rotondo»

Due dei fratelli imprenditori erano già stati arrestati per gli stessi reati, ciò nonostante hanno continuato con la loro condotta dimostrando «totale disinteresse per i precetti penali e la tutela dell’incolumità individuale dei braccianti, perseverando nella condotta di approfittamento del loro stato di bisogno…»

«Decine e decine i lavoratori stranieri, di diverse etnie (in prevalenza africana ed indiana), quasi tutti reclutati dai “ghetti” della provincia dauna, impiegati in diverse aziende agricole ubicate tra Foggia e San Giovanni Rotondo, sottoposti a condizioni “degradanti” e di sfruttamento, facendo in particolare leva sul relativo stato di bisogno, in dispregio delle più basilari norme in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, oltre che con l’applicazione di un salario variabile estremamente esiguo (mediamente venivano corrisposti dai 3,5 ai 6 euro l’ora) e comunque in violazione dei contratti nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali, inoltre con ritmi di lavoro assolutamente estenuanti», rilevano gli inquirenti che hanno dato esecuzione ai provvedimenti restrittivi rientranti in un’operazione investigativo-giudiziaria anticaporalato appellata convenzionalmente come “White labour”, a voler quindi valorizzare il contrasto con il fenomeno del  “lavoro nero”, derivati da una complessa ed articolata attività investigativa condotta dalla Procura della Repubblica di Foggia e sviluppata attraverso un’apposita "task force anticaporalato" costituita da personale del Nucleo Investigativo CC di Foggia, della Compagnia CC di Lucera e da militari del NIL Foggia. 

Una delle aziende agricole sottoposte ad indagini, sulla SS 89 Foggia/Manfredonia, era stata già oggetto, l’estate scorsa, di una precedente attività investigativo-giudiziaria da parte della Procura della Repubblica di Foggia e dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del locale Comando Provinciale, conclusasi con l’arresto del titolare e del fratello, quest’ultimo con il compito di coadiutore, e la sottoposizione a controllo giudiziaria dell’azienda, tuttora tra l’altro in essere. Entrambi i fratelli sono stati quindi nuovamente arrestati e questa volta associati al carcere di Foggia. Anche durante la sottoposizione ad amministrazione giudiziaria, infatti, i due avevano continuato a perpetuare parte delle condotte criminali contestategli durante l’estate 2019, al punto tale che il GIP, nella propria ordinanza, scrive “.. nonostante il pregresso trattamento cautelare e nonostante il controllo giudiziario fosse in corso, hanno dimostrato totale disinteresse per i precetti penali e la tutela dell’incolumità individuale dei braccianti, perseverando nella condotta di approfittamento del loro stato di bisogno…”. Durante in particolare l’ultimo blitz svolto dai Carabinieri l’autunno scorso, erano stati individuati altresì 5 lavoratori stranieri sprovvisti di regolare permesso di permesso di soggiorno ed altri ancora invece assunti addirittura sotto falso nome.

Anche nell’altra azienda agricola, situata nel comune di San Giovanni Rotondo, strutturata in particolare in più sedi operative e capannoni aziendali, gli investigatori hanno accertato un sistema criminale ben organizzato nel quale avveniva, in maniera pressoché continuativa, il reclutamento, l’impiego e l’utilizzo di manodopera – anche in questo caso straniera - in condizioni di grave sfruttamento, approfittando sempre dello stato di bisogno dei lavoratori. Il titolare dell’azienda agricola, di nazionalità italiana, in concorso con uno straniero con anche un ruolo societario in una delle attività agricole sottoposte ad indagini, assumeva ed impiegava cittadini stranieri in condizioni lavorative precarie, disposti ad accettare retribuzioni ben al di sotto dei livelli minimi di paga salariale, lavorando in alcuni casi anche per 13 ore al giorno, a volte senza neanche un giorno di riposo. Il tutto, ancora una volta, senza l’utilizzo di dpi o di materiale per il soccorso sanitario, in ambienti in pessimo stato igienico. All’interno di un’azienda erano stati allestiti anche dei containers dove alcuni lavoratori vi abitavano in una condizione assolutamente degradante. Applicata la misura degli arresti domiciliari per l’imprenditore italiano ed invece il carcere per il correo straniero. Sottoposte inoltre a controllo giudiziario tutte le aziende agricole e le relative sedi operative-logistiche attraverso la nomina da parte del GIP del Tribunale di Foggia di un amministratore giudiziario, con il compito quindi di attuare tutte le procedure di regolarizzazione e di gestione aziendale necessarie.

Anche con quest’ultima significativa attività investigativa, l’ennesima dopo le precedenti e costanti operazioni svolte sistematicamente dei mesi scorsi, la Magistratura e i Carabinieri di Foggia hanno nuovamente dimostrato la grande attenzione nei riguardi di un fenomeno criminale pericoloso ed insidioso per il territorio della provincia di Foggia, che come è noto è a vocazione agricola. La tutela dei diritti dei lavoratori e delle loro condizioni di impiego, il contrasto – ad ogni livello - dei reati di sfruttamento della manodopera e la salvaguardia dell’economia legale del territorio rappresentano difatti una delle priorità nelle continue azioni istituzionali poste in essere a salvaguardia di ogni presidio di giustizia e legalità.  

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