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Era già stato insignito nel 2015

Con "VelEni" Fabio Amendolara bissa il prestigioso premio Livatino

Il libro-inchiesta (pubblicato dalla nostra casa editrice "Il Castello") sulle misteriose morti di Mattei, Pasolini e del giornalista foggiano De Mauro, vale al cronista lucano l'ambito riconoscimento internazionale in onore dei martiri dello Stato. Il 7 aprile il ritiro a Catania

Con "VelEni" Fabio Amendolara bissa il prestigioso premio Livatino

Fabio Amendolara autografa le copie di "VelEni" agli studenti dell'Università di Foggia

Fabio Amendolara si aggiudica, quest'anno, anche la 23esima edizione del Premio Internazionale in onore dei martiri dello Stato “Livatino – Saetta – Costa”, promosso dal Comitato Spontaneo Antimafie di Riposto e diretto dal prof. Attilio Cavallaro, alla memoria del Giudice Ragazzino” assassinato dalla mafia mentre si recava sul posto di lavoro, l 21 settembre del 1990.

Il libro-inchiesta "VelEni" (pubblicato dalla nostra casa editrice "Il Castello") sulle misteriose morti di Mattei, Pasolini e del giornalista foggiano De Mauro, vale al cronista lucano l'ambito riconoscimento internazionale in onore dei martiri dello Stato. Il 7 aprile il ritiro a Catania. Fabio Amendolara era già stato insignito del prestigioso premio nel 2015, «per il suo impegno sociale a favore della legalità e dell’informazione» e lo aveva dedicato ai cronisti «che non piegano la schiena nonostante i tanti problemi che ha il mondo dell’informazione». Con "VelEni", il cronista d'inchiesta indaga, all'ombra della compagnia petrolifera Eni, sui «Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre»

LA RECENSIONE

Come scrive la nostra Roberta Gambaro, «VelEni già racchiude nel titolo ciò di cui tratta: si parla di petrolio, di potere, di corruzione, mafia e di chi ha fatto di tutto per stravolgere le sorti di quell’Italia che avrebbe voluto come presidente dell’Eni Enrico Mattei. VelEni è il nuovo e appassionante libro di Fabio Amendolara, che racchiude in 123 pagine alcuni tra i misteri più oscuri del nostro Paese: il caso Mattei, la morte di Pasolini, il sequestro e l'omicidio del giornalista Mauro De Mauro. Questa ampia ricostruzione giornalistica offre una panoramica precisa su quel che successe in un trentennio molto cupo per l’Italia attraverso migliaia di articoli, atti giudiziari delle procure di Palermo e Pavia, nonché informative dei carabinieri di Carlo Alberto Dalla Chiesa e investigazioni di Boris Giuliano, e carte dei servizi segreti. Con la prefazione di Giangavino Sulas siete i benvenuti nell’Italia dei misteri sotterrati "dall’alto” che cerca di riaprirsi "dal basso”, ancora una volta, grazie alla tenacia di chi cerca la verità. Quando ci occupiamo di misteri e delitti italiani dobbiamo farlo con correttezza, attenendoci ai fatti, senza cadere in dietrologia spiccia o ipotesi fantasiose. É anche vero che le versioni dei fatti spesso sono molte e contrastanti, soprattutto quando si trascinano per tanto tempo e in Italia siamo campioni in questo. L’Italia è campionessa di confusione voluta e processi eterni, dunque è facile cadere in tranelli fantasiosi ma è pure molto più facile accomodarsi sulla negligenza e omertà, creando noia e indifferenza. Più difficile è ricostruire la verità, soprattutto quando questa è sempre stata occultata e magari finita in qualche tomba, insieme ai ‘padroni’. Tutti i fatti importanti passati sembrano cadere in una sorta di dimenticatoio: spesso raccontati in modo superficiale assumono la veste dei ‘perditempo’ anziché d’interesse, indirizzati a un pubblico “che non deve sapere” o che deve sapere a seconda del vento politico che tira. Cosa serve, oltre al mezzo televisivo, a volte deviante e deviato da chi dovrebbe dire la verità e farla conoscere, per trasmettere al pubblico quello che spetta sapere? Serve chiarezza, tenacia, costanza e ore perse di sonno, inseguendo ciò che i morti non possono più dire e che i vivi, molto spesso, non vogliono dire. Serve tornare a leggere, magari, libri come questo. In VelEni (Edizioni Il Castello, 2016) questa componente d’inchiesta minuziosa, stravolgente e appassionante come una spy-story, fa chiarezza su alcune vicende che hanno segnato il nostro Paese e soprattutto alcuni suoi personaggi molto importanti: il presidente dell’Eni Enrico Mattei, il giornalista de “L’Ora di Palermo” Mauro de Mauro, lo scrittore, regista e giornalista Pier Paolo Pasolini, l’allora presidente del consiglio Emilio Colombo, il regista d'inchiesta de “Il Caso Mattei” Francesco Rosi, la mafia, i servizi segreti italiani e americani e tanti altri saranno i protagonisti di questa lunga e complicata storia, raccontata dal giornalista Fabio Amendolara, che con maestria e semplicità di linguaggio, ricostruisce minacce e omicidi che avrebbero e hanno cambiato il corso del nostro Paese. Amendolara già è molto conosciuto a livello nazionale per il suo giornalismo d’inchiesta che cerca sempre di apportare alle versioni ufficiali o ufficiose dei fatti qualcosa in più, andando controcorrente, scavando nei delitti e nelle sparizioni più inspiegabili. E non si parla di fantasia, si parla di fatti, logica e ricostruzioni serie. Non perde tempo Amendolara e neppure il filo delle storie. Ricordiamo il suo impegno nel ricostruire fatti di altri rompicapo italiani, testimoniati nei libri “ Il segreto di Anna”(edizioni EM-Collana Ombre e Silenzi, 2014), relativo al caso Elisa Claps; ne “La colpa di Ottavia”(edizioni EM-Collana Ombre e Silenzi, 2011) una inchiesta sulla misteriosa scomparsa di Ottavia De Luise, come pure ne“ L’ultimo Giorno con gli Alamari”(edizioni EM-Collana Ombre e Silenzi, 2016), una controinchiesta giornalistica che collega la morte del brigadiere Santino Tuzi a quella della studentessa di Arce Serena Mollicone. “L’Italia degli anni bui” è ancora da scoprire o, forse, da strizzare come un dentifricio, finché l’ultima goccia di verità non verrà fuori. Questa è l’operazione di Fabio Amendolara, che “rivela una versione inedita e clamorosa di questo colossale, drammatico intrigo nel quale si intrecciano enormi interessi politici, strategici ed economici. Interessi per i quali la vita di un uomo vale zero", scrive così Giangavino Sulas nella prefazione al libro. Infatti si parlerà proprio di quello che Emilio Colombo, presidente del consiglio che aveva alle sue dirette dipendenze il Sid (servizio segreto italiano fino al 1977), si è portato nella tomba relativamente ai casi Mattei-De Mauro-Pasolini. Quanti falsi innocenti o presunti assassini e quante indagini sbagliate? Quanti depistaggi? Sempre troppi. In questo caso ce n’è uno bello grande, che collega il caso Mattei con la sparizione di De Mauro e chissà con quanti altri morti, oltre a Pier Paolo Pasolini. Allora si ritorna al punto focale di quel periodo e si scopre quanto la Cia, la massoneria, la mafia e Andreotti fossero collegati al Golpe del Principe Valerio Borghese, capo della Decima Mas con “duemila picciotti pronti all’azione”; si scopre perché Carlo Alberto Dalla Chiesa fu restio a procedere nelle indagini facendo quasi dietro front sul caso De Mauro e perché il regista Francesco Rosi che incaricò il giornalista Mauro de Mauro per realizzare film su Mattei fu minacciato ed ebbe paura. Chi minacciava Mattei? Chi Rosi? Chi osteggiava le indagini e perché molti ritrattavano? Perché fu un “ordine di forze superiori”, così dicono i carabinieri di Pavia. E si dedurrà perché Marcello Dell’Utri complicò le indagini con la sua rivelazione di un capitolo di “Petrolio", il romanzo incompiuto e postumo di Pier Paolo Pasolini, che ricordiamo essere stato ucciso anche lui dalle “forze superiori”, le quali sapevano che sapeva troppo. Chi vuole il bene del proprio Paese, purtroppo non può farlo in Italia, a quanto pare e chi rischia per la propria pelle spesso tace o nega. Gli anni di piombo non hanno mai smesso di esistere. E se oggi si riaprono inchieste e si cerca la verità non è mai abbastanza per riparare alle tragedie del passato. I cicli storici esistono, i misteri esisteranno finché ci sarà un certo tipo di potere e di omertà. Con energia e efficacia Amendolara dipana i numerosi fili della matassa ingrovigliata, attraverso documenti investigativi e dichiarazioni dei pentiti di mafia. Nonostante siano passati anni, ciò che è stato scritto nel passato, grazie a questa ricostruzione, sembra sempre essere attuale e moderno, moderno come l’Italia che voleva Mattei ma che per ragioni di interesse petrolifero e di potere, fu meglio bloccare, come raccontato dalle testimonianze di altri coinvolti col caso. E siamo proprio sicuri che il film “ Il Caso Mattei” abbia raccontato tutta la verità? Anche qui sorge l’ombra del dubbio: tra finanziatori loschi e minacce Francesco Rosi portò a compimento quello che De Mauro aveva raccolto per lui, pagando con la vita. De Mauro sapeva troppo e anche Rosi, probabilmente. Mafia? Concorrenza? Invidia? Stato? Soldi? Petrolio? Unite tutti gli elementi e scoprirete perché morirono innovatori e anti-politici come Mattei o chi cercò “rogna” per eliminare il marcio, facendo emergere cose scottanti, come fecero De Mauro e Pasolini. Questo libro è indirizzato a tutti: sia al pubblico profano, sia al più curioso e appassionato che già conosce di queste vicende ciò che egregiamente alcuni giornalisti hanno saputo raccontarci mantenendosi ritti sul filo della verità come Enzo Biagi, Carlo Lucarelli e Giovanni Minoli. Amendolara ne segue le tracce, ma con qualche precisazione e colpo di scena in più. Vorrei ricordare, inoltre, il film “La Macchinazione” (2016) del regista David Grieco: come quando si insabbiano alcune indagini scomode, si è un po' insabbiato anche questo film. Forse perché dà fastidio, Forse perché si racconta cosa c’era dietro a quella grande macchinazione di Stato che uccise Pasolini. E se Pasolini in Petrolio riuscì a far capire che il fantomatico personaggio Troya non era altro che il presidente successore dell’Eni Eugenio Cefis, in VelEni possiamo collegare non solo Cefis alla morte di Pasolini, ma anche al film di Gianfranco Rosi “Il caso Mattei”, a Enrico Mattei stesso e alla sparizione del giornalista De Mauro. Dalla pista mafiosa al depistaggio di Stato, arriveremo a scavare nella tomba dell’allora Presidente Emilio Colombo, un democristiano che forse avrebbe dovuto dire qualcosa in più, ma non l’ha detta: il suo nome appare numerose volte accanto a quello di Cefis, in “Questo è Cefis” il libro di Giorgio Steimez, ritirato dalla Montedison all’epoca per ovvi e sconvenienti motivi. Secondi carabinieri di Pavia, Colombo era a conoscenza dei fatti, relativi alla morte di Mattei e alla scomparsa di De Mauro, anche se chi lavorò per lui concluse la relazione su Mattei con l’ultimo depistaggio, dichiarandolo come “Incidente”. Tutto gira intorno al potere e al petrolio, ai soldi e alla politica, alla droga, alla mafia, ai nostalgici nazisti e fascisti e ai complici del sequestro De Mauro: tutto girava e gira intorno agli italiani tenuti all’oscuro da una certa architettura politica e di potere. L’omertà è una caratteristica mafiosa e quando alcuni poteri bloccano le indagini dichiarandole come incidenti o questioni di mafia, si intuisce quanto la pratica del “Nenti sacciu e nenti vogghiu sapiri (niente so e niente voglio sapere)" sia radicata in Italia, anche se questo, forse è un intrigo internazionale, più che unicamente Italiano. Quando rapirono De Mauro “andò via la luce per quarantacinque minuti” , ricorda così una delle figlie di De Mauro. Fabio Amendolara, attraverso il suo lavoro e la ricerca della verità, ha riacceso quella luce, intrecciando alla storia già scritta e detta un elemento in più. E poco importa se Colombo non potrà parlare. La verità viene sempre a galla, prima o poi».

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