Cerca

Criminalità e dintorni

Foggia: un luogo di tutti, ideale per farci la pace

La salvezza appartiene al concerto dell’agire quotidiano di ciascuno, senza distinzione di rango, senza pretesa di riconoscimento che non sia quello di aver realizzato ogni giorno qualcosa di buono per sé e per gli altri.

Oggi, 28 ottobre, a Foggia vengono inaugurate due importanti fontane e si istituisce il Museo e Pinacoteca Comunale

La fontana del Pozzo di Federico II

C’è una città, quella del volontariato, dell’associazionismo, della solidarietà tra la gente comune, che silenziosamente fa più bene del male che riecheggia clamorosamente con la delinquenza. In definitiva, prima del cielo sotto cui viviamo, è l’animo che dobbiamo cambiare. Questo vale ovunque andiamo e, infatti, altrove ci spinge ad essere diversi. Allora, perché non provarci a Foggia?

Questa vuole essere una provocazione speculare a quella di Davide Grittani, ospitata tra gli editoriali con il titolo “Foggia: un luogo di nessuno, ideale per farci la guerra”. Il dovere civico dei giornalisti attenti, che hanno a cuore le sorti della propria comunità, è quello di spalancare gli occhi sulla quotidianità che stride tra il desiderio di essere migliore e i limiti che le appartengono, facendo della critica un pungolo prezioso per le coscienze assopite.   

Davide ha ragione quando dice che a far del male a questa città, peggio dell’indifferenza, è l’ignavia della gente perbene che ci vive come in un “enorme bed and breakfast, in cui sostare solo il necessario, senza partecipare a nessun processo sociale”. Gli alberghi diffusi, di fatti, creano l’anonimia ideale per chi vuole una terra di nessuno dove accrescere le scorribande delinquenziali: se non avverto niente come mio, concedo a tutti di farne ciò che vogliono, in una consuetudine di irresponsabilità che parte dal mio cedimento quotidiano alla trascuratezza delle cose che mi circondano. “Ma libertà (dall’indifferenza, quindi dal malessere e dal malaffare additato da Davide) non è parola vana ed astratta. E’ dire, senza timore, è MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. E’ vivere di ciò che si ama”, diceva Carmine Crocco. L’esortazione del re dei briganti è la risposta alla domanda che la riflessione di Davide Grittani lascia cadere nel vuoto: se l’indole foggiana è quella “rozza” di un “popolo che vive raccolto in caste, che si è autoproclamato repubblica di sé stesso e nelle cui logiche nessuno può entrare”, a “protezione di una normalità miope, bigotta e provinciale, oltre cui c’è la guerriglia”; allora cosa dobbiamo fare? Iniziamo, intanto, col non credere più alle caste: certe baronie del ceto medio, dell’imprenditoria, della classe dirigente, ma anche ecclesiale, sono diventate un simulacro irriverente, l’ombra di un benpensare inconsistente, dal cui potere taumaturgico non si lascia suggestionare più nessuno. La salvezza appartiene al concerto dell’agire quotidiano di ciascuno, senza distinzione di rango, senza pretesa di riconoscimento che non sia quello di aver realizzato, ogni giorno qualcosa di buono per sé e per gli altri. “Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?”, si chiede Balian di Ibelin, un fabbro che durante le Crociate medievali ha perso la sua famiglia e forse la fede. “Le guerre di religione che infuriano nella lontana Terra Santa non lo interessano, eppure si trova coinvolto in questo drammatico scontro tra Occidente e Oriente: Balian si innamora, diventa un leader e usa tutto il suo coraggio e la sua abilità per difendere la città contro forze impressionanti”, perché realizza che in terra di Gerusalemme non conta da dove si proviene ma ciò che si è disposti ad essere. Così i “concerti e le tavole imbandite” dall’amministrazione comunale, la “celebrazione di infrastrutture”, come l’aeroporto, rappresentano comunque un’alternativa alla retorica del nulla, alla grottesca abitudine di piangerci addosso invece di rimboccarci le maniche e sporcarci le mani, ognuno nel proprio piccolo, per quello che sappiamo fare, per combattere il far west. C’è una Foggia, quella del volontariato, dell’associazionismo, della solidarietà tra la gente comune, che silenziosamente fa più bene del male che riecheggia clamorosamente con la delinquenza. C’è una città, per esempio quella dei “bassi” del mercato “Ginnetto” che corrono parallelamente allo struscio delle vie del centro, abitata da indiani, africani, cinesi, rumeni, polacchi, che vive pacificamente ed operosamente, per cui Foggia è diventata una terra di possibilità, un luogo di tutti, ideale per farci la pace; che, in definitiva, ci insegna come, prima del cielo sotto cui viviamo, è l’animo che dobbiamo cambiare. Questo vale ovunque andiamo e, infatti, altrove ci spinge ad essere diversi. Allora, perché non provarci a Foggia, facendo tesoro del patrimonio di eccellenze che possediamo?

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione