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Toghe e banchieri

Il funzionario della Popolare di Bari: «C'è un giudice a Potenza, è il nostro angelo custode». Fascicolo a Catanzaro?

«Ha cercato al telefono il giudice delegato cui si riferisce quell’affare, che è risultato assente, mi ha comunque assicurato che gli parlerà e che vigilerà affinché la nostra banca non abbia a subire trattamenti ingiustificati»

Il funzionario della Popolare di Bari: «C'è un giudice a Potenza, è il nostro angelo custode». Fascicolo a Catanzaro?

L'articolo pubblicato oggi da Repubblica Bari

«Il giudice mi ha assicurato che vigilerà affinché la nostra banca non abbia a subire trattamenti ingiusti…», nel marzo 2018 un funzionario della Banca Popolare di Bari rassicurava Gianluca Jacobini, figlio dell’ex patron Marco e all’epoca condirettore. Il retroscena è stato svelato questa mattina dall'edizione barese del quotidiano la Repubblica. Secondo la cronista Chiara Spagnolo, che firma l'articolo, «il collaboratore rientrava da Potenza, dove aveva incontrato un magistrato in servizio
nel settore penale e da lui aveva ottenuto certezze sul cambio di passo, favorevole alla banca, che di
lì a poco si sarebbe registrato in quel Tribunale, dove erano in corso alcune cause contro la BpB». L’episodio è riportato con dovizia di particolari nella richiesta di misura cautelare che il pm Lanfranco Marazia ha formulato nei mesi scorsi alla gip Luigia Lambriola e che il 29 settembre ha portato all’esecuzione di due misure interdittive (per Marco Jacobini e Vito Fusillo) e sei arresti domiciliari (tra cui Gianluca Jacobini e Giacomo Fusillo) per la bancarotta delle società dell’imprenditore
di Noci.
«Sono stato ricevuto dal giudice al quale ho rappresentato quanto messo in atto contro di noi dall’avvocato…», scriveva il funzionario nella mail del 6 marzo 2018, «e anche il clima di ostracismo che dobbiamo registrare nei nostri confronti presso il Tribunale di Potenza. Il giudice ha mostrato di conoscere la nostra banca, della quale è anche cliente, ha parlato molto bene di una direttrice di filiale e si è espresso positivamente anche sul nostro ruolo di banca territoriale ». «Ha dichiarato che con tutta probabilità gli episodi a cui ho fatto riferimento si inseriscono in un clima di generale sfiducia nei confronti del sistema, che tuttavia a suo dire non dovrebbe influenzare soggetti di elevata
professionalità, quali sono giudici e curatori. Ha cercato al telefono il giudice delegato cui si riferisce quell’affare, che è risultato assente, mi ha comunque assicurato che gli parlerà e che vigilerà affinché la nostra banca non abbia a subire trattamenti ingiustificati. Ha appreso con piacevole sorpresa che la nostra banca è tesoriera del Csm. In definitiva credo che l’incontro sia stato utile anche per rimarcare la nostra sensibilità e reattività, rispetto a comportamenti o atti lesivi della nostra reputazione e dei nostri interessi. Sono convinto che poiché l’ambiente del Tribunale di Potenza è piccolo e molto permeabile, sicuramente il nostro passo sarà noto a molti e costituirà di per sé un monito nei confronti di quanti hanno sinora ritenuto di poter trattare la nostra banca con leggerezza o con acrimonia».

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