Cerca

Il caso

A Potenza esplode la protesta sui muri della città, nel mirino una vicenda amministrativa sugli impianti pubblicitari: «Giustizia al contrario, puniti gli onesti»

A Potenza esplode la protesta sui muri della città, nel mirino una vicenda amministrativa sugli impianti pubblicitari: «Giustizia al contrario, puniti gli onesti»

A Potenza la battaglia sulle affissioni pubblicitarie finisce sui muri della città. E lo fa con toni durissimi. Un manifesto comparso in queste ore parla di «storia di ordinaria ingiustizia» e accusa apertamente le istituzioni di aver ribaltato le regole. «Diffide ribaltate, giustizia al contrario, puniti gli onesti, graziati i furbi», si legge in caratteri cubitali. Il messaggio è diretto e non lascia spazio a interpretazioni: «Un capolavoro firmato Consiglio di Stato e Comune di Potenza». Poi la domanda finale: «Ma è normale?». Il manifesto rimanda a una vicenda amministrativa che riguarda la gestione degli impianti per affissioni pubblicitarie nel capoluogo lucano. A fianco del testo polemico compare infatti la copia di una diffida ufficiale del Comune di Potenza, indirizzata alla società Lucana Servizi srl. Il documento è firmato dall’unità di Manutenzione urbana del Comune e ha un oggetto preciso: «Autorizzazioni per affissioni dirette». Nella nota l’amministrazione ricostruisce una verifica effettuata sugli impianti presenti in città. Il risultato, secondo quanto scritto nel documento, sarebbe netto: gli impianti per affissioni dirette risultano privi di autorizzazione. Da qui la diffida. Il Comune «invita e diffida a rimuovere» le strutture entro il termine stabilito, avvertendo che in caso di mancata rimozione si procederà con la rimozione coattiva, con addebito dei costi alla società destinataria del provvedimento. Ma è proprio su questo punto che nasce la protesta. Il manifesto affisso in città racconta una versione completamente diversa della vicenda. Secondo gli autori del messaggio, le diffide sarebbero state «ribaltate» e il risultato finale sarebbe stato quello di penalizzare chi avrebbe rispettato le regole e favorire chi non lo avrebbe fatto. L’accusa è sintetizzata nello slogan che domina il manifesto: «Puniti gli onesti, graziati i furbi». Il riferimento al Consiglio di Stato lascia intendere che la vicenda sia approdata anche davanti alla giustizia amministrativa, probabilmente nell’ambito di un ricorso contro provvedimenti comunali o contro decisioni relative alla gestione degli impianti pubblicitari. Resta il fatto che la polemica è ormai uscita dagli uffici e dalle aule di tribunale per arrivare direttamente nello spazio pubblico. Con un linguaggio che non nasconde la rabbia di chi ritiene di aver subito un torto. E non è da escludere una seconda puntata.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione