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Braia: «su xylella e caporalato scarsa programmazione dal dipartimento agricoltura»

«I controlli standard non sono più sufficienti, bisognerebbe iniziare a lavorare insieme alla Regione Puglia per avere protocolli ferrei e regole comportamentali comuni e sul caporalato occorre utilizzare al meglio ed immediatamente gli oltre 17 milioni di euro a disposizione del PON legalità»

Braia: «su xylella e caporalato scarsa programmazione dal dipartimento agricoltura»

Luca Braia con il ministro Teresa Bellanova

Lo scorso anno, a cavallo tra i mesi di maggio e giugno, era stata segnalata la presenza della xylella a poche decine di chilometri dal confine tra la provincia di Taranto e la provincia di Matera. A distanza di un anno quanto è stato fatto e soprattutto la Regione Basilicata ha colto il campanello di allarme? Nel caso in cui dovesse verificarsi il problema della xylella ha mezzi, strumenti e risorse?

«Sul tema della xylella ad oggi continuiamo ad essere fortunatamente indenni. I nostri vivai sono molto attenti e gli agricoltori in maniera previdente curano i terreni senza abbandonarli. L’ufficio fitosanitario ha sempre dedicato molta attenzione alle zone di confine con la Puglia perché la minaccia è sicuramente dietro l'angolo ed il rischio è molto alto. Ritengo che i controlli standard, però, non siano più sufficienti. Bisognerebbe realmente iniziare a lavorare insieme alla Regione Puglia per avere protocolli ferrei e regole comportamentali comuni e condivise tra uffici lucani e pugliesi per territori simili e confinanti. Vi sono zone cuscinetto ed è importantissimo partecipare ad attività di controllo e monitoraggio e condividerne dati. Prevenire è meglio che curare e servirebbe anche dotarsi di ulteriori tecnologie. L'assessore regionale all'agricoltura Fanelli, anche in questo contesto, avrebbe potuto destinare delle risorse attingendo dal PSR o dal finanziamento nazionale, ma ha mostrato totale disinteresse su un delicato tema con impatti che potrebbero essere devastanti».

Recentemente è stata ricordata la memoria di Paola Clemente, la bracciante agricola venuta tragicamente a mancare il 13 luglio 2015 nei campi di Andria. Prestava la propria opera per due euro l'ora. Fu una svolta per alzare l'attenzione sulla piaga del caporalato e la successiva legge 199/2016 ha disciplinato la materia in maniera più chiara e rigida. La prevenzione è la principale strada da seguire?

«Mi associo al cordoglio per la signora Clemente, il suo sacrificio non è stato vano. In merito il Ministro Bellanova aveva affermato lo scorso febbraio che non esistono filiere sporche ma esistono alcuni comportamenti penalmente rilevanti delle singole imprese. Il diritto al lavoro deve convivere con il diritto ad una retribuzione equa. Il diritto al lavoro deve convivere con il diritto a svolgere la propria opera in maniera sicura, oltre che dignitosa. Il punto di partenza è la giusta retribuzione a vantaggio di chi lavora nei campi. Un prodotto agricolo non può essere sottopagato ed un imprenditore agricolo non può generare violenza ai propri sottoposti. La rete potenzia il valore aggiunto, il quale crea ricchezza e permette alle imprese più spregiudicate di non dover speculare sullo stato di bisogno dei lavoratori disposti ad accettare qualsiasi retribuzione e qualsiasi condizione di lavoro. Solitamente si tende ad affermare che gli italiani non hanno voglia di lavorare nei campi, non è assolutamente vero. Esiste una categoria di italiani disposta a lavorare nei campi, a partire da chi usufruisce di assistenza come le platee del reddito di cittadinanza, purchè non sia sfruttata e sottopagata. Per questo motivo i caporali ricorrono solitamente a braccianti stranieri disposti a tutto. Purtroppo è una pratica molto antica. A mio parere bisogna agire sulla figura del caporale e metterlo in condizione di procacciare lavoro in agricoltura in maniera legale, trasparente e dignitosa. A questo punto il caporale e la sua becera figura viene meno a vantaggio di una figura che funge da coordinatore, una sorta di mediatore tra domanda ed offerta diretta di lavoro agricolo. Una governance che coinvolga le associazioni di categoria che deve fornire strumenti e risorse anche alle stesse imprese agricole per gestire direttamente le esigenze dei dipendenti stagionali, ciò in parte avviene. Bisogna intervenire ulteriormente sui centri per il pernottamento, sulle modalità di trasporto dei braccianti sul luogo di lavoro, sull'assistenza medica e formazione utilizzando al meglio ed immediatamente gli oltre 17 mimlioni di euro a disposizione della Basilicata del PO legalità. Queste pratiche e molta prevenzione riducono l'emersione ed aumentano la sicurezza. Avviare sperimentazioni per sostenere finanziariamente le aziende agricole private disponibili ad accogliere direttamente le braccia straniere dando loro dignità con vitto ed alloggio è un’altra sperimentazione possibile da avviare nella nostra Regione».

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