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Gli effetti del Coronavirus sulle imprese

Craco Vecchia: il borgo fantasma che rischia di “sparire”

Il direttore del Parco museale Lacicerchia: «Senza un piano di supporto finanziario pubblico potremmo non riaprire»

Craco Vecchia: il borgo fantasma che rischia di “sparire”

Anche la località fantasma annoverata tra i borghi più suggestivi d’Italia che “ha preso vita” ospitando nel suo Parco museale scenografico solo lo scorso anno 27 mila visitatori, potrebbe, come tanti, risentire dei pesanti effetti della crisi dovuta all’attuale situazione sanitaria. La redazione del Mattino ha contattato Giuseppe Lacicherchia, amministratore del Parco museale di Craco affinché potesse raccontare la situazione dei musei privati, in vista di una possibile riapertura a partire dal 18 maggio.
Avete un’idea della perdita che avete subito ad oggi a causa dell’emergenza sanitaria?
«Nei primi quattro mesi 2019 l’entrata complessiva derivante dalla gestione del parco è stata di circa 80 mila euro, quest’anno è di 7 mila euro. Al momento ci sono quattro dipendenti in cassa, io sono a lavoro per diversificare le attività e cercare nuove prospettive, ma l’attività legata al parco stesso è azzerata» ha aggiunto: «quest’anno ci aspettavamo una crescita del 15-20 per cento. Avremo, invece, una perdita di 200 mila euro».
Lacicerchia ha spiegato che il parco di Craco è assimilato agli istituti di cultura, in quanto struttura museale all’aperto, e pertanto potrebbe riprendere la propria attività a partire dal 18 maggio, come previsto dalle ultime misure, tuttavia, ha espresso il suo timore legato alla possibilità di riapertura: «Immaginiamo un periodo non breve in cui la gente si muoverà poco. Noi potremmo risentire ulteriormente gli effetti di questa crisi poiché non siamo un luogo di turismo di massa. Questo determinerebbe una ripresa più difficile».
A proposito delle misure di sostegno il direttore ha evidenziato che fino ad ora non vi è stato alcun provvedimento, se non la cassa integrazione fino a metà maggio, che costituisce solo «un palliativo» e ha proseguito: «Gli attrattori che non sono a gestione statale hanno bisogno, in questa fase, di un piano di azione basato su un supporto finanziario pubblico. Noi siamo un attrattore a gestione privata come ce ne sono altri in Basilicata. Sarebbe auspicabile che l’Apt e la Regione facessero un elenco dei soggetti che si trovano in questa condizione e pensassero a un piano di sostegno».
Lacicerchia ha, infatti, espresso l’intenzione di inviare una lettera aperta all’assessore alle attività produttive Cupparo, al presidente della Giunta, all’ Apt e al Ministero dei beni culturali per portare alla loro attenzione la situazione del parco museale. «La nostra è una situazione particolare che meriterebbe un’azione specifica, mi auguro di convincere l’autorità pubblica regionale e il Ministero a promuovere un piano d’azione» poiché «in assenza di un’azione pubblica regionale e nazionale forte, la nostra esperienza rischia di frantumarsi».
Riguardo la tipologia di turisti che solitamente visitano il parco museale di Craco, ha precisato che il turismo interno rappresenta il 10 per cento, il 30-35 per cento dei visitatori proviene dalle Regioni del Centro–sud, un 50 per cento proviene dal Centro-nord, infine, il turismo estero costituisce il 7-10 per cento del totale ed è quello che muove più risorse perché legato a servizi specifici dedicati in lingua. Per questo teme che, qualora permangano le limitazioni alla mobilità che garantiscono la possibilità di spostarsi fuori dal proprio Comune solo per ragioni di necessità, a visitare il museo possano essere solo gli abitanti di Craco, ai quali, solitamente sono garantite, per altro, due visite gratuite l’anno. Ciò costituirebbe un reale problema trattandosi di un complesso museale non finanziato dallo Stato, ma dai proventi della sua stessa attività, una vera impresa.
Sareste pronti a riaprire il 18 maggio?
«Noi saremmo pronti a ripartire dal 18 maggio, ci sono le condizioni logistiche: metteremmo a disposizione modalità di visita scaglionate, su prenotazione e ingressi contingentati. I visitatori dovrebbero arrivare già muniti di Dpi. Tuttavia, essendo un’impresa vera e propria, saremo realmente pronti quando ci sarà piano finanziario, perché noi non siamo in grado di finanziare solo con le nostre forze la ripartenza».
Parlando, poi, di prospettive future, Lacicerchia si è soffermato sul possibile sviluppo di piattaforme di fruizione a distanza, in formato digitale o attraverso la realtà virtuale, tutte misure per cui, però, insiste, servono risorse.

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