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La vita ai tempi del Covid 19

I nostri giovani residenti al Nord e l’emergenza Coronavirus

Intervista a chi è rientrato ed affronta la quarantena imposta dal governo regionale e a chi ha deciso di restare nella Regione di residenza

Coronavirus

La penisola italiana è spaccata in due, il Nord, focolaio del contagio, sta fronteggiando l’emergenza con misure preventive. Quasi 300 i contagiati, un caso anche in Sicilia. Sono migliaia gli studenti lucani che continuano il proprio percorso nelle università del Nord Italia, la chiusura degli atenei nelle regioni coinvolte ha permesso a centinaia di ragazzi di ritornare in Basilicata. Il governo Bardi ha emesso un’ordinanza che impone la quarantena a tutti gli studenti provenienti dalle regioni con presenza di contagi. Abbiamo intervistato 4 ragazzi lucani, con quattro storie differenti, tutti residenti per varie motivi al Nord: uno studente di economia, un operaio, una studentessa in psicologia e uno in ingegneria. Racconteremo le loro storie in totale anonimato.

Chi al Nord ha deciso di non tornare.

Un giovane operaio di 25 anni, trasferitosi in provincia di Parma da parecchi mesi. «Il lavoro giù non c’è e scendo quando è possibile» ecco la frase che ripete spesso. La nostalgia di casa e un biglietto acquistato da un paio di mesi: «Era da tempo che avevo programmato il rientro, tuttavia, vista la situazione preferisco evitare» afferma con un velo di tristezza. «Qui la situazione, è seria, ma tranquilla – prosegue - la gente appare lucida, esce per strada, anche se svuota i supermercati e continuo a non capire questa tendenza». Lui lavora e abita in una zona non prossima al focolaio dei contagi, le palestre e i centri aggregativi riaprono, si riparte sempre prendendo le giuste precauzioni. «Vedo e leggo molta preoccupazione in Basilicata, ma li giustifico. Credo che il problema sia l'atteggiamento allarmistico dei telegiornali. Ho deciso di non tornare perché non sarebbe corretto nei confronti dei familiari e per non creare allarmismo nel mio paese».

La zona piacentina è invece un po’ più esposta al rischio. Abbiamo intervistato un giovane studente che ha preso una decisione difficile, quella di mettersi in quarantena “fiduciaria”. «Ho deciso di non rientrare in via precauzionale: nonostante non abbia accusato sintomi e mi trovi al di fuori della “zona rossa” ho frequentato gente di Codogno e del basso lodigiano in quanto colleghi universitari della sede piacentina. Una scelta – afferma - voluta per rassicurare i miei familiari e per rispetto della collettività, anche se i ragazzi in questione stanno benissimo e godono di ottima salute». Impegna le sue ore e si focalizza sulla studio sfruttando questo periodo di apparente “isolamento”: «La mattinata inizia come sempre: sveglia alle 7.40, moka e notizie del giorno. Cerco di non perdere mai le buone abitudini, nonostante la sospensione delle lezioni, per il resto meno contatti, meno mezzi pubblici, ho ordinato la spesa online: evito code e assembramenti ma non rinuncio ad una passeggiata all’aria aperta. C’è di sicuro meno gente ma al momento non ci sono disposizioni che impongono la quarantena». Pur essendo a centinaio di chilometri di distanza il pensiero è sempre alla propria terra d’origine: «Il provvedimento della giunta mi ha un po’ stupito: non trovo giustificabile la separazione per status ai fini della sua efficacia – afferma - sia chiaro, non contesto la cogenza dell’intervento ma la sua specificità: si rivolge ad una categoria, quella dei giovani fuori sede, che si rischia di allontanare ancora di più dai risvolti e dalle questioni sociali del nostro territorio. Non mi stupirei – conclude -  se provvedimenti simili aumentassero le forme di dissenso da parte di chi ha lasciato la regione».

Chi è tornato al Sud.

Non è semplice stare lontani da casa, soprattutto in una situazione che si presenta, o viene presentata, così "grave". Sono tanti i giovani lucani rientrati in Regione, ne abbiamo intervistati due con storie differenti ma in egual maniera concordi nel criticare la scelta del governo regionale.

Lei, al suo primo anno di università, si è trasferita a Padova per frequentare il famoso corso di laurea in psicologia. Ha finito gli esami e vuole fare una sorpresa ad una amica. Torna in Basilicata qualche giorno prima dell’emergenza. «Ho deciso di tornare la settimana scorsa, lunedì, perché avevo finito la sessione e, dato che avevo quasi 10 giorni di pausa prima dell'inizio del semestre, volevo passare del tempo con la mia famiglia e i miei amici. La situazione è "esplosa" dopo una settimana dal mio rientro. Infatti, sono stata in giro tranquillamente senza avere nemmeno un sintomo e continuo a non averne». Le varie notizie che si sono susseguite non sono state chiare dall’inizio della vicenda, lei però decide di mettersi in quarantena. «Non si capiva cosa dovessimo fare esattamente – afferma -  se dovevano fare il tampone o no, se anche mamma e papà dovessero stare in quarantena o se dovessero essere controllate tutte le persone con cui sono stata in questa settimana. Anche perché io a Padova non ho incontrato molte persone perché avevo da studiare e sono stata chiusa in casa». Anche la giovanissima universitaria esprime la sua contrarietà verso un provvedimento che vede il coinvolgimento dei soli studenti: «Io sono scesa con un pullman pieno di gente. Quindi, teoricamente, avrei potuto infettare 70 persone, però solo io e gli altri studenti che viaggiavano sul pullman siamo in quarantena».

L’Università di Bologna dispone la sospensione delle attività didattiche per precauzione dal 24 al 29 febbraio. Il nostro ultimo intervistato frequenta l’antichissimo ateneo bolognese e ha deciso di tornare per trascorrere un po’ di tempo a casa. «Sono rientrato in Basilicata qualche giorno fa – afferma lo studente - prima che tutto questo caos scoppiasse. Non ero particolarmente preoccupato per la questione del virus, considerando che gran parte della Regione allo stato attuale non è considerata "zona rossa". A distanza di alcuni giorni dal mio arrivo, la Regione Basilicata ha disposto (a parer mio in maniera fin troppo avventata ed impulsiva) un'ordinanza di vigilanza cautelativa a chiunque fosse rientrato nelle ultime ore dalle Regioni del Nord Italia. Si è giunti infine a una non poi così astuta imposizione – sottolinea - di un periodo di vigilanza di 14 giorni ai soli studenti fuorisede». Nel descrivere la sua personale situazione la definisce come “complicata”, proviene infatti da una zona che, non ha registrato nessun contagio ma che appartiene ad una Regione che presenta diversi focolai. «Potremmo tutti concordare sul fatto che un'ordinanza che pretende di vedere le cose "in bianco e nero" come quella in questione è tutt'altro che adeguata per poter contemplare tutte le  sfumature delle circostanze attuali, ho viaggiato su un treno che non ha fatto fermate precedenti o successive né in Lombardia né in Veneto, e sono inoltre costretto a dovermi confrontare con l'evidente inefficienza dei vari sistemi di gestione e controllo per potermi volontariamente sottoporre a test per appurare in maniera definitiva un eventuale e malaugurato contagio – conclude – al momento, pur non avendo alcun sintomo, ho intenzionalmente deciso di rimanere in casa per non essere causa di possibili preoccupazioni in una piccola comunità come la mia e aspettare il fatidico 14esimo giorno».

 

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