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Una pellicola cult che diede inizio al filone demoniaco in Italia

Il demonio" lucano di Brunello Rondi

Le riprese furono girate a Matera, Montescaglioso e Miglionico; la masciara era interpretata da Daliah Lavi

Il demonio" lucano di Brunello Rondi

L’antropologo e storico Ernesto de Martino, si occupò a lungo della cultura del Sud Italia e le sue numerose spedizioni in Lucania gli permisero di conoscere più a fondo quel mondo mistico rituale, mostrandone gli aspetti più spaventosi e curiosi. De Martino, non solo si occupò di documentare la realtà di alcune affascinanti credenze del sud vive e attive sino alla metà del ‘900, ma contribuì alla realizzazione dell’ horror-neorealista “Il Demonio”, del 1963, del regista Brunello Rondi, le cui riprese sono state girate a Matera, Montescaglioso e Miglionico

Nella cultura lucana, la “masciara”, è la strega, il demone, la fattucchiera ma anche la guaritrice. 

L’antropologo e storico Ernesto de Martino, si occupò a lungo della cultura del Sud Italia e le sue numerose spedizioni in Lucania gli permisero di conoscere più a fondo quel mondo mistico rituale, mostrandone gli aspetti più spaventosi e curiosi. De Martino, non solo si occupò di documentare la realtà di alcune affascinanti credenze del sud vive e attive sino alla metà del ‘900, ma contribuì alla realizzazione dell’ horror-neorealista “Il Demonio”, del 1963, del regista Brunello Rondi, le cui  riprese sono state girate a Matera, Montescaglioso e  Miglionico.

Rondi, collaboratore di Federico Fellini nella sceneggiatura de “La Dolce Vita” e in “8½” e fratello del celebre critico di cinema Gian Luigi Rondi , non solo è stato uno sceneggiatore e regista coraggioso per un Italia del tempo impregnata di bigottismo, ipocrisia e censura, ma lo fu per mostrare il suo credo attraverso un proprio conflitto, dove il male  e il bene non avevano confine, mescolandosi in nome della salvezza.

“Il Demonio”, racconta il dramma della masciara Purificata, nome che tutto poteva presagire tranne che legami col demonio. I nomi legati alla cultura cristiana erano e sono da sempre in voga al sud, senza che questi proteggano minimamente dal contatto col male e  dalla superstizione. La giovane masciara, infatti, stringe un patto col demonio attraverso una fattura che incateni per sempre a sé il suo amato Antonio (Frank Wolff), il quale di lì a poco avrebbe dovuto sposare un’altra donna.

Purificata, interpretata dall’incantevole e straordinaria attrice Daliah Lavi, che vedremo nello stesso anno recitare nell’horror “La Frusta e il corpo” di Mario Bava, è una donna, una fattucchiera, ed è la protagonista principale che spacca la bruttezza di una civiltà contadina arretrata, sporca e ignorante con l’aspetto di una bellezza quasi ultraterrena, con la sola colpa  di essere innamorata e visionaria. Rondi, tuttavia, andò oltre i confini lucani se si pensa agli attori nella realtà: scelse l’amore tra due attori come la Lavi e Frank Wolff, tra una israeliana e un ebreo, per sottolineare il conflitto religioso e politico che si tradurrà nel sempiterno conflitto tra anima e corpo.

Purif, a causa della fattura lanciata ad Antonio, facendogli bere il suo sangue e dunque incatenandolo a sé, è essa stessa vittima non di fatture ma di fatti : più volte violentata, picchiata, emarginata dagli uomini, sopravvive solo grazie alla natura e con gli spiriti di essa, che sole possono darle conforto, in una umanità che le nega la vita (ma non l’esistenza). Il film è ambientato in un contesto rurale del ‘900. Il verismo verghiano de “La Lupa” si mescola ad un horror dai lineamenti tanto marcati quanto crudi. 

Il bianco e nero utilizzato, il montaggio di Mario Serandei e la fotografia di Carlo Bellero, aumentano quel senso di realtà e orrore che si respirava nelle piccole comunità rurali di un tempo. Tale stile e la location materana saranno di ispirazione per il film “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) di Pier Paolo Pasolini.

Il demonio è Purificata, che assume le sembianze di un essere indifeso al cospetto di un credo religioso mescolato al paganesimo di rituali e credenze scaccia male e malocchi. 

Gli unici che sembrano avere apparente pietà della poveretta sono il prete  esorcista e le suore del convento, ove lei si recherà autonomamente dopo essere fuggita alla lapidazione dei contadini inferociti. 

La Lavi riuscì - e tutt’ora riesce ogni volta - a personificare la  Donna, il  vero mezzo del demonio, in modo struggente. Le scene di violenza sul suo corpo aumentano il senso di agonia e pathos nei confronti della ragazza. Lo spettatore non può altro che sperare possa liberarsi dal male degli uomini e dal male dell’entità che la impossessa. 

La bellezza violata della donna e il fermare il corso naturale del (suo) sentimento, corrispondeva a fermare il corso della natura, ben evidenziato nella scena del rituale scaccia temporale da parte dei contadini. 

Per proteggersi, tutti erano a modo loro ‘masciari’.

 

É doveroso citare altri due capolavori cinematografici, collegati strettamente al film: “The Exorcist” di William Friedkin (1973), dove verrà ripresa la “camminata a ragno”  della protagonista durante l’esorcismo e “Non si sevizia un Paperino” (1972) di Lucio Fulci, ove la masciara, Florinda Bolkan, ricalca l’estetica di Purif, come ricorda  le violenze subite. Inoltre, Fulci ambienta il film nel contesto rurale di una Lucania arretrata e riprende il personaggio dello zio guaritore: lo zio Francesco legato alla Maciara-Bolkan e lo zio Giuseppe, personaggio realmente esistito, documentato e pubblicato da De Martino in “Sud e Magia” (1959), il quale violenterà Purif, dopo averle praticato riti scaccia demonio. 

Da considerare, inoltre, che nello stesso anno uscì “il Diavolo” di Gian Luigi Polidoro, la commedia con protagonista Alberto Sordi.

Tante le tematiche affrontate da Rondi: dalla superstizione che sconfigge il male con altro male e scaglia pietre, perché sa di aver peccato; la bellezza (dell’attrice), mediterranea, esile e sporca, che si trasforma durante l’esorcismo in una creatura terribile ma non mostruosa, attraente nel suo essere indifesa; la questione dei manicomi, ovvero dove non arriva a rinchiudere la religione, vi arriva la scienza, ribaltando il concetto del “se non riesco a curarti con le medicine, ti curo con la religione, dato che non v’è spiegazione”. Anche il potere dell’amore si ribalta: se nelle favole a lieto fine l’uomo risveglia la propria donna amata con un bacio e con l’amore, qui l’inganno dei “giusti” si fa carne e sangue: Antonio, dopo essersi premurato di purificare - non a caso - l’aria con il fuoco, per scacciare le streghe, come si fa per allontanare le bestie, incontra Purif per strada. Lei perdutamente innamorata, cede allo sguardo dell’uomo e dopo l’amore, egli la uccide, così togliendo per sempre il suo maleficio e l’incombenza di essere lui il vero traditore della moglie. 

Rondi, nonostante questa visione protettrice e pietosa nei confronti della donna, non vuole essere paladino di un certo femminismo, anche in forza del fatto che questo film diede il via alla sua carriera nell’exploitation. In questo caso specifico, “Il Demonio" vuole essere una lungimirante panoramica sugli isterismi, sacrifici e lapidazioni di massa nei confronti dell’incomprensibile e del non accettabile e, la donna, ne è l’involucro magnetico.

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