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18.04.2026 - 14:12
È morto a Firenze all’età di 91 anni l’archeologo e paleontologo Edoardo Borzatti von Löwenstern, famoso a livello internazionale per le scoperte di incisioni rupestri. Ha condotto ricerche significative nel deserto del Wadi Rum, noto come il deserto di Lawrence d’Arabia, dove tra le sabbie di Isma scoprì ideogrammi risalenti a quasi 7mila anni fa. La comunità accademica dell’Università di Firenze ha espresso “profondo cordoglio” per la scomparsa dello studioso, ricordandone il contributo alla ricerca preistorica. Nato a Zara nel 1935, Borzatti von Löwenstern aveva avviato la sua carriera accademica all’Università di Firenze negli anni Sessanta, diventando docente negli anni successivi e assumendo dal 1979 la responsabilità della rivista “Studi per l’Ecologia del Quaternario”. All’ateneo fiorentino è stato docente di Ecologia preistorica e Paleontologia umana. Nel corso della sua attività ha condotto scavi e indagini in numerosi siti preistorici in Italia e all’estero, con particolare attenzione alle testimonianze dell’umanità antica e alle culture del Quaternario. Le sue ricerche lo hanno portato a lavorare in diversi contesti geografici, sviluppando un approccio interdisciplinare tra archeologia, paleontologia ed etnoarcheologia. A partire dal 1974 ha concentrato parte significativa dei suoi studi nel deserto del Wadi Rum, dove ha realizzato una base di ricerca dedicata allo studio delle incisioni rupestri. In quell’area avrebbe individuato segni interpretati come testimonianze di un sistema grafico e alfabetico molto antico, databile intorno al 4800 a.C., precedente — secondo le sue ipotesi — anche al tamudico. Accanto all’attività in Medio Oriente, il docente ha svolto un ruolo rilevante anche nel Sud Italia, in particolare in Puglia e Basilicata.
In Basilicata il suo nome è legato al sito di Atella, dove il suo lavoro ha avuto ampia eco scientifica. Per il contributo agli studi preistorici è stato insignito della cittadinanza onoraria del Comune di Atella. Nel sito, situato sulle rive di un lago preistorico oggi scomparso, sono stati ritrovati numerosi resti faunistici — soprattutto di Elephas antiquus — risalenti a un periodo compreso tra 600mila e 550mila anni fa, nel Paleolitico inferiore (acheuleano). Si trattava probabilmente di un sito di caccia, dove grandi mammiferi venivano catturati da gruppi di ominidi mentre si abbeveravano. Gli studiosi hanno ricostruito la scena di caccia di un elefante rimasto impantanato nei fondali melmosi del lago, poi lasciato morire e lavorato sul posto. Di grande interesse anche l’industria litica rinvenuta, realizzata in gran parte in radiolarite porosa, materiale leggero probabilmente utilizzato per la lavorazione delle carcasse.
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