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18.04.2026 - 14:04
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha inviato a Michele Emiliano una lettera che segna un passaggio obbligato nella sua carriera: il ritorno al servizio come magistrato. L’ex presidente della Regione Puglia è chiamato, entro quindici giorni, a indicare una o più destinazioni tra quelle che presentano posti vacanti. Il vincolo più netto è geografico: Emiliano non potrà rientrare né in Puglia né nella sede di Potenza, competente per le indagini sui magistrati del distretto di Lecce. È importante chiarire quale normativa il Csm ha ritenuto applicabile al caso. A differenza di quanto previsto dalla legge Cartabia, che introduce limiti e preclusioni per il rientro di magistrati che hanno svolto ruoli politici, al presidente pugliese si applica la disciplina previgente. Questa norma vieta il rientro nella stessa area geografica in cui è stata esercitata la funzione giudiziaria, senza tuttavia imporre tutte le altre esclusioni più stringenti introdotte dalla riforma Cartabia. In parole semplici: Emiliano non potrà tornare a svolgere funzioni giudiziarie in Puglia, ma non è automaticamente escluso dalla possibilità di ricoprire l’incarico di pubblico ministero in altre circoscrizioni. Restano però pendenti le valutazioni di opportunità del Csm sulla compatibilità effettiva dell’assegnazione. In passato il Consiglio ha infatti reputato inopportune alcune riassegnazioni di ex politici nel ruolo di pubblico ministero, per motivi che spaziano dal rischio di percezione di conflitto di interessi all’esigenza di preservare la terzietà dell’ufficio giudiziario. La lettera concede a Emiliano la facoltà di indicare una o più destinazioni tra i posti vacanti. La sede più vicina a Bari sarebbe Matera, che emerge quindi come opzione praticabile se l’ex governatore volesse limitare il disagio logistico del trasferimento. In alternativa, potrà scegliere qualsiasi altro ufficio fuori dall’area pugliese, fatto salvo il divieto esplicito per Potenza. Quanto alla tipologia di incarico, a Emiliano è consentito indicare sia posti non direttivi in Tribunale sia in Corte d’Appello. Potrebbe quindi tornare a svolgere il ruolo di pubblico ministero — se il Csm non ravviserà incompatibilità — oppure essere assegnato a un incarico non direttivo. Tra le opzioni: indicare una o più destinazioni fuori dalla Puglia; scegliere sedi come Matera; chiedere un posto non direttivo; rinunciare al rientro immediato, lasciando la decisione al Csm.
In ogni caso, la palla passerà al Consiglio per la verifica dell’eventuale incompatibilità funzionale. La vicenda politica e giudiziaria include anche una battuta d’arresto recente: la prima commissione del Csm ha rigettato per la terza volta la richiesta di incarico di consulenza presso la Regione. Era previsto che Emiliano svolgesse la funzione di consulente giuridico del suo successore, Antonio Decaro. Il rifiuto segna la fine di una strada che avrebbe consentito all’ex governatore di mantenere un ruolo nella macchina regionale senza rientrare pienamente in magistratura. Il caso mette in luce la tensione tra il diritto del magistrato al rientro in servizio e l’interesse pubblico a preservare indipendenza e credibilità della magistratura. Il Csm ha tracciato un confine formale: niente Puglia, niente Potenza. Ma resta una valutazione di merito sulla compatibilità dell’assegnazione. Questo doppio livello di controllo — normativo e di opportunità — riflette esperienze precedenti in cui il ritorno di ex politici alla funzione di pubblico ministero è stato ritenuto inopportuno. Il problema non è solo giuridico: è anche di percezione. Può un ex politico tornare magistrato con la stessa credibilità? Per Emiliano si apre ora un bivio. Tornare alla toga o trovare una nuova collocazione politica.
Nel breve arco indicato dal Csm, le possibilità di cambiare scenario sono limitate. Solo un incarico politico garantirebbe automaticamente il mantenimento dell’aspettativa dalla magistratura.
Tra le ipotesi: un ruolo amministrativo (come un assessorato al Comune di Bari); un incarico parlamentare o consulenziale.
In passato era emersa l’idea di un ruolo presso una commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione del Covid, in quota Pd. Un eventuale ruolo politico richiederebbe comunque il via libera del Csm e tempi non immediati. Nel frattempo, l’assegnazione a una sede giudiziaria potrebbe diventare operativa. Un incarico romano avrebbe bisogno anche dell’avallo della segretaria Pd Elly Schlein, che aveva già contribuito agli equilibri politici con Decaro. Restano vive le ambizioni politiche dell’ex governatore, con l’ipotesi di una candidatura alle prossime elezioni politiche. Nel frattempo, però, si impone una scelta immediata: indicare una sede o trovare una soluzione alternativa. Qualunque strada venga percorsa, il ritorno di Emiliano sulla scena — giudiziaria o politica — è inevitabile. E porta con sé una domanda di fondo: è davvero possibile separare, fino in fondo, politica e magistratura?
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