IL MATTINO
La Mano Invisibile di Marina
26.03.2026 - 16:36
Il dato che emerge dalla raccolta firme dei quattordici senatori, inclusi ministri di peso come Zangrillo e Casellati, per spingere Maurizio Gasparri alle dimissioni, è che Marina Berlusconi ha smesso di essere la "garante esterna" per diventare il Deus ex machina. La velocità che ci ha impressionato non è quella della dialettica politica, ma la velocità del comando aziendale che si abbatte, gelida, sulle liturgie parlamentari. Gasparri non cade per un voto d'aula o per una mozione ideale, ma per un calcolo di bilancio politico: dopo la disfatta del referendum, la "Cavaliera" ha deciso che il brand non può più permettersi di invecchiare insieme ai suoi colonnelli.Per comprendere questa mutazione, bisogna guardare a ciò che c'era prima. Per trent'anni, Forza Italia è stata contenuta e protetta dal "Corpo politico" di Silvio Berlusconi. Quel corpo era un ammortizzatore totale, un filtro vivente fatto di carisma e fisicità che riusciva a umanizzare ogni interesse di Segrate. Silvio era il Re Sole che teneva tutto insieme: le barzellette, le promesse e le cene ad Arcore servivano a trasformare un ordine di scuderia in un sogno collettivo. Sotto la sua ala, i colonnelli erano "famiglia", protetti da un patriarca che non avrebbe mai permesso a un foglio di firme di cancellare una storia di fedeltà. Oggi, tolto quel filtro umano e debordante, resta la meccanica pura del potere proprietario. Sociologicamente, assistiamo al passaggio definitivo dal partito-comunità al partito-asset. Se Silvio era il carisma che perdonava tutto, Marina è la CEO che esige risultati. La sfiducia a Gasparri è il segnale che il tempo della "fedeltà di lungo corso" è scaduto: ora conta la performance e la capacità di incarnare un rinnovamento che sia telegenico, snello e rassicurante per i mercati e per gli alleati. L'ironia feroce risiede nel fatto che la "sana rottamazione" subita da Gasparri sia firmata proprio da quel cognome che lui ha difeso per decenni sulle barricate televisive. È il paradosso del servitore fedele congedato perché la sua stessa faccia ricorda troppo quei tempi che l'azienda ora vuole dimenticare. Marina sta "pulendo" il partito dalle incrostazioni della Seconda Repubblica per consegnare a Tajani, o a chi verrà dopo, una macchina silenziosa, totalmente allineata alla nuova linea editoriale della famiglia. Non è più un'emorragia spontanea, è un rebranding forzato. Marina sta comunicando ai "boomer" del partito che la ricreazione è finita: l'eredità del padre è un patrimonio privato da mettere in sicurezza, non una rendita di posizione per ex ministri. La velocità della cacciata di Gasparri è il messaggio inviato a tutti i superstiti: chi non corre al ritmo della Proprietà finisce fuori dal perimetro aziendale. Siamo alla fine della politica intesa come mediazione infinita e all'inizio della gestione delle crisi. Marina Berlusconi ha impugnato il bisturi e, rimosso il corpo ingombrante e protettivo del padre, ha iniziato l'asportazione degli organi che facevano troppo rumore. Il passaggio è compiuto: dal "corpo del Capo" alla "mano della Proprietà", senza più filtri, senza più sogni, solo con la spietata lucidità di un conto economico, mentre il nome di Stefania Craxi è quello del prossimo capogruppo. Insomma è la rivoluzione delle "figlie" nel nome dei padri. Una rivoluzione che ha il sapore della vera restaurazione politica.
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