IL MATTINO
Il magistrato che non sorride alla corrente
26.03.2026 - 17:23
L'ascensore della Procura di Salerno porta da oggi un uomo che ha passato la vita a scendere nelle cantine del potere per portarvi una luce gelida, quasi chirurgica. Raffaele Cantone arriva in riva al Golfo con il passo misurato di chi non ha fretta di piacere, portando con sé quell'aria da primo della classe che non ha mai avuto bisogno di copiare, e che per questo, nel condominio spesso rissoso e opaco della magistratura italiana, è guardato con un misto di devozione e fastidio. Non aspettatevi da lui le pacche sulle spalle o le circolari scritte col bilancino del consenso associativo. Cantone è l’uomo che ha scoperchiato il vaso di Pandora di Luca Palamara, trasformando l’hotel Champagne da un lussuoso ritrovo romano nel Ground Zero del sistema delle correnti. È stato lui a firmare gli atti che hanno mostrato al Paese come si cucinavano le nomine, chi sedeva a tavola e chi, invece, restava a guardare dalla serratura. Un atto di igiene che gli è valso il rispetto della cronaca e l’isolamento della casta. Perché in Italia, si sa, il moralizzatore è ammirato finché non bussa alla tua porta.
Il rigore della periferia
Nato ad Afragola, in quella terra dove lo Stato è spesso un’astrazione burocratica o un nemico in divisa, Cantone ha forgiato il suo carattere nell'anticamera dell'inferno. È cresciuto indagando il clan dei Casalesi negli anni in cui la camorra non faceva affari nei salotti, ma sparava per strada. Da quella stagione ha ereditato una severità etica che non concede sconti alla retorica. Se c’è una caratteristica che lo definisce, è l’assenza di sbavature. Anche quando scrive, che siano sentenze o saggi per Mondadori, la sua prosa è asciutta, quasi scabra, priva di quell'ironia che pure possiede nel privato ma che ritiene impropria per chi indossa la toga. A Salerno eredita una Procura che ha vissuto stagioni di grandi inchieste e silenzi assordanti. La città non è Napoli, è più felpata, più borghese, ma nasconde nelle pieghe del suo sviluppo urbanistico e dei suoi flussi portuali nodi che richiedono un occhio esperto. Cantone non è un investigatore d'istinto alla Sherlock Holmes; è un metodologo. Analizza i flussi, le radici storiche del malaffare, le connessioni sociali che permettono alla corruzione di diventare sistema. Per lui, un fatto non è mai isolato: è il sintomo di una patologia più profonda che va spiegata, non solo punita.
L'ombra dell'Anac e il ritorno al "campo"
C’è stato un tempo in cui sembrava che Cantone dovesse diventare il volto istituzionale della trasparenza eterna. Alla guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), ha provato a burocratizzare l’onestà, a trasformare il sospetto in una procedura amministrativa. È stata, forse, la sua stagione più ambigua. Amato dai media, invocato come "Mr. Integrity", si è ritrovato a gestire un potere immenso che rischiava di ingessare il Paese con troppi veti e troppe carte. Ma Cantone è un magistrato di polpa, non un burocrate di vertice. Il suo ritorno in Procura, prima a Perugia e ora a Salerno, segna la fine della parentesi "politica" e il rientro nel recinto della giurisdizione pura. A Perugia ha dimostrato di non aver perso lo smalto, gestendo dossier scottanti, dai presunti dossieraggi alle trame romane, con la consueta freddezza. Non cerca il titolo di giornale per il gusto del protagonismo, ma sa che l’informazione è un’arma che va maneggiata con la stessa cautela di un reperto giudiziario.
Un profilo senza sconti
Sarebbe un errore dipingerlo come un santo laico. Cantone è un uomo di potere che conosce perfettamente le dinamiche del potere. La sua "solitudine" è spesso una scelta strategica, una corazza che lo protegge dalle infiltrazioni ma che lo rende anche un interlocutore difficile, a tratti spigoloso. Chi ha lavorato con lui parla di una dedizione al lavoro che sfiora l'ossessione, di un'analisi etica severa che non ammette zone grigie. A Salerno non cercherà il consenso delle élite locali. Non lo vedrete nei circoli nautici a discutere di nomine o di grandi opere davanti a un calice di bianco. Lo vedrete, invece, curvo sulle carte, a cercare il filo rosso che lega un appalto sospetto a un voto di scambio, con quella capacità quasi scientifica di smontare i meccanismi della corruzione. Il nuovo Procuratore non promette miracoli, ma una gestione ortodossa della giustizia. In un’epoca di magistrati-star e di toghe che sognano lo scranno parlamentare, Cantone resta un corpo estraneo. Un uomo che ha preferito rompere il giocattolo delle correnti piuttosto che giocarci, consapevole che il prezzo della coerenza è una perenne, onorevole navigazione controvento. Salerno si prepari: il tempo della superficie è finito, inizia quello dell'analisi profonda. E, probabilmente, sarà un tempo molto meno confortevole per molti.
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