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23.03.2026 - 09:47
Se una farfalla batte le ali a Pechino, in Basilicata piove. Ma se un drone sorvola lo Stretto di Hormuz o una sanzione colpisce il gas russo, state pur certi che il primo a sentire la scossa non è un broker di Wall Street, ma un agricoltore di Policoro o una casalinga di Potenza. È un fenomeno fisico ancora ignoto alla scienza: la "Capillarità Inversa Lucana". Funziona così: qualsiasi crisi geopolitica, dal Medio Oriente all'Ucraina, attraversa oceani e continenti per andare a scaricare i suoi effetti peggiori esattamente in Basilicata. È un’ironia sublime: da un lato i giacimenti su terraferma più estesi d'Europa dall'altro il pieno più costoso d'Italia. Ma non è solo colpa dei venti di guerra. Perché qui la geopolitica è la scusa perfetta, il paravento ideale dietro cui si allunga l’ombra dei soliti speculatori e furbetti. Esiste una categoria di maghi del listino, spesso annidata anche e soprattutto a livello locale, capace di un riflesso condizionato che farebbe invidia ad un centometrista. Per il lucano, purtroppo, la guerra non è mai davvero distante: finisce sempre per scoppiettare esattamente lì, sotto casa, tra la pompa di benzina e un portafoglio che, nonostante l'oro nero nel sottosuolo continua a piangere lacrime carissime.
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