IL MATTINO
il focus
19.03.2026 - 18:30
19 dicembre 1979, in tutti i cinema statunitensi esce Kramer vs Kramer, film drammatico diretto da Robert Benton e in cui Dustin Hoffman e Meryl Streep sono il signore e la signora Kramer, durante la separazione e la causa per l’affido del figlio Billy. L’opera vinse 5 premi Oscar, 4 Golden Globe e 3 David di Donatello e non solo per la grande interpretazione dei due protagonisti o per le qualità tecniche della pellicola. Kramer vs Kramer, infatti, è molto più che un oggetto filmico: è un oggetto culturale che tocca temi familiari e legali, esplora i ruoli genitoriali durante una separazione, mette in crisi e scardina, minuto dopo minuto, la convenzione per cui l’affidamento del bambino alla madre rappresenti l’unico bene possibile e perseguibile per un figlio. La trama è esile, quasi banale: Ted Kramer è un uomo completamente assorbito dalla propria professione che dedica poco tempo alla famiglia; Joanna, la moglie, si sente trascurata e una sera comunica al marito di aver preso la decisione di lasciare New York, la casa ed il piccolo Billy, che dovrà così crescere solo con il padre. Rimasto solo con il figlio, Ted è completamento disarmato, non avendo mai instaurato col lui un vero legame, e la sua inadeguatezza è messa a nudo sin dalla prima mattina della nuova vita tutta al maschile dentro casa: è Billy a svegliare il padre per andare a scuola, a chiedergli per colazione i “toast alla francese”, ma l’uomo non sa neanche quale sia il posto delle padelle, quali gli ingredienti da usare, brucia il pane e perde la calma sotto gli occhi scoraggiati del bambino che chiede quando sarebbe tornata la madre; Ted non sa che per far addormentare Billy, la sera, deve sedere sul letto accanto a lui e leggergli una storia e non sa come conciliare gli impegni lavorativi e quelli genitoriali. Ma settimana dopo settimana, con pazienza, riesce ad instaurare una forte intesa con il figlio, al punto di perdere il lavoro per il poco tempo dedicato ormai alla propria professione, mentre Billy non avverte neanche più la mancanza della madre. Joanna, intanto, quasi tutti i pomeriggi li spia da un caffè, mentre loro vanno al parco e giocano insieme, finché un giorno il bambino non cade da una struttura di acciaio, si ferisce, viene portato in ospedale e gli vengono applicati dei punti di sutura. A questo punto la signora Kramer comunica al signor Kramer di essere tornata definitivamente a New York e di volere il figlio di nuovo con sé nella sua nuova casa; ma Ted non è d’accordo ed inizia una battaglia legale per la custodia del bambino, battaglia sempre più aspra in cui Joanna tenta in tutti i modi di screditare Ted, accusandolo di non essere un buon genitore proprio per l’incidente del parco giochi. L’uomo, invece, affinché la mancanza di occupazione non giochi a suo sfavore, accetta un lavoro con uno stipendio molto più basso del precedente, avendo ormai messo da parte qualsiasi ambizione lavorativa per l’amore verso il figlio. Joanna vince la causa, ottiene la custodia e il signor Kramer vorrebbe ricorrere in appello, ma l’avvocato lo ammonisce sottolineando che in tal caso sarebbe Billy a “dover pagare”, dovendo il bimbo presentarsi in Tribunale. Ted allora rinuncia all’appello e alla custodia perché non vuole che il figlio subisca anche questa sofferenza. Ultima scena, ultima colazione insieme: Ted e Billy con complicità, cameratismo, sono in cucina e preparano insieme i toast alla francese; questa volta il padre non sbaglia gli ingredienti, non sbaglia la cottura e il figlio sorride; vengono interrotti perché qualcuno suona al citofono: è Joanna, che ammette di aver compreso quanto il bambino sia legato al padre e di volerlo lasciar vivere e crescere serenamente in quella che è la sua casa insieme a Ted, rinunciando definitivamente alla custodia. La trama, si è detto, è esile, ma è portatrice di quella che è stata una rivoluzione culturale: per la prima volta si mostrò a tutti gli americani, e a tutto il mondo, quanto alle volte anche una madre possa essere inadeguata nel crescere un figlio, riscattando la figura maschile da un pregiudizio ben radicato nella cultura giuridica del tempo. E l’efficacia del messaggio è conseguita attraverso un linguaggio intimo e domestico, attraverso una telecamera che ci prende per mano e ci porta dentro casa Kramer, che ci rende non solo spettatori, ma testimoni del difficile percorso attraverso il quale il signor Kramer costruisce il proprio rapporto con Billy e guadagna la consapevolezza, come afferma in tribunale, che “Mia moglie non faceva che dirmi: "Perché una donna non può avere le stesse ambizioni di un uomo?". Forse hai ragione. Forse sono riuscito a capire. Ma per lo stesso principio, vorrei sapere chi ha detto che una donna è un genitore migliore in virtù del suo sesso. Ho avuto tempo di pensarci. Ha a che fare con la costanza, con la pazienza, con l'ascoltarlo, o col fingere di ascoltarlo, se ti manca anche la forza di ascoltarlo. Ha a che fare con l'amore, come diceva lei... e io non so dov'è scritto il fatto che una donna ha... l'esclusiva, il monopolio, e che l'uomo difetta di certi sentimenti che ha la donna. “ E alla fine di questo percorso, non solo i protagonisti, ma anche noi, siamo trasformati. Benché sia del 1979, dopo 47 Kramer vs Kramer ci parla ancora e la sua portata rivoluzionaria è tutt’ora operativa. Solo in Italia, nel 70% delle cause di divorzio, la custodia dei figli è affidata alla madre, e spesso la decisione del giudice si basa proprio sulla valutazione del “sesso” del genitore, considerato come parametro che sancisce l’adeguatezza esclusiva della donna, e non del benessere psicofisico del bambino, che non dovrebbe veder screditare davanti i propri occhi nessuno dei due genitori ed assorbire, inconsciamente, questo pregiudizio culturale. Un passo avanti si è compiuto nel 2018, a Matera, con la sentenza del magistrato Giorgio Pica, rivoluzionaria nel nostro orizzonte giuridico: il giudice ha assegnato al figlio la casa dei genitori separati, stabilendo che siano il padre e la madre ad alternarsi nell’abitazione dove il bimbo crescerà stabilmente. Da un lato questa sentenza responsabilizza i genitori, i quali sono gli artefici del divorzio, e attenua l’impatto doloroso della separazione sul minore; dall’altro permette proprio al minore di stabilire un rapporto paritetico con entrambe le figure genitoriali, senza stabilire primati che nella coscienza di un figlio non possono e non devono esistere. Perché sia un padre che una madre sono ottimi compagni di colazione, magari alla francese.
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