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Potenza, il paradosso del piazzale di Palazzo Pietrafesa: la denuncia di Cgil e Spi

La Cgil di Basilicata ha una ricetta per il Sud

immagine di repertorio

La vicenda del piazzale di Palazzo Pietrafesa, in via del Gallitello a Potenza, continua a trascinarsi senza soluzione, assumendo – secondo i sindacati – contorni «grotteschi e inaccettabili». A denunciarlo sono i segretari generali della Cgil di Potenza e dello Spi Cgil Basilicata, Vincenzo Esposito e Angelo Summa, che parlano di centinaia di lavoratori, residenti e utenti ancora privati di un diritto essenziale, «ostaggio dei capricci di un privato». Al centro della vicenda c’è l’area del piazzale, formalmente di proprietà della ASIA S.r.l., ma gravata – spiegano i sindacati – da diritti inalienabili di uso e godimento in favore dei condomini e dei proprietari degli immobili. Il piazzale, infatti, non sarebbe una proprietà privata libera, bensì uno standard urbanistico vincolato al fabbricato, ai sensi dell’articolo 41-sexies della legge urbanistica del 1942. Una condizione che escluderebbe la titolarità esclusiva della società e, di conseguenza, la possibilità di presentare una SCIA o di procedere a recinzioni senza l’assenso del condominio. Ed è qui che, secondo Esposito e Summa, si consuma il paradosso. Nonostante l’amministrazione comunale abbia riconosciuto che ASIA S.r.l. non aveva titolo esclusivo per agire, le recinzioni, i paletti metallici e le catene installati il 3 dicembre 2025 risultano ancora presenti. La SCIA presentata dalla società è stata infatti oggetto di un provvedimento di inibizione da parte dell’Ufficio tecnico comunale già il 5 dicembre 2025, rendendo i lavori giuridicamente e materialmente fermi. Tuttavia, le opere di chiusura non sono mai state rimosse. «Oggi l’area è sottratta all’uso legittimo dei condomini e della collettività – affermano – sulla base di una recinzione che non ha più alcuna funzione di cantiere, configurando di fatto un’occupazione priva di titolo abilitativo valido». Una situazione che, secondo i sindacati, non può essere tollerata: «Non possiamo accettare che il riconoscimento del diritto d’uso resti una vittoria solo teorica, mentre nei fatti i cittadini subiscono uno spoglio violento nell’indifferenza della pubblica amministrazione». Per Cgil e Spi Cgil si tratterebbe di un vero e proprio «ricatto», messo in atto dall’impresa attraverso una recinzione abusiva, con l’obiettivo di costringere condomini e titolari di attività commerciali ad acquistare aree comuni «su un assunto di proprietà inesistente». A oltre tre mesi dai fatti, l’amministrazione comunale e il sindaco – denunciano – non avrebbero compiuto l’atto dovuto: la rimozione immediata delle barriere. Il tema non è solo giuridico, ma anche di sicurezza. L’area è frequentata quotidianamente da cittadini e ospita numerose attività commerciali. «C’è un grave rischio per l’incolumità delle persone – sottolineano – e allo stato attuale non potrebbero neppure intervenire i vigili del fuoco in caso di emergenza». Da qui l’appello diretto al sindaco Vincenzo Telesca affinché attivi immediatamente ogni iniziativa utile a garantire la legittima fruizione degli spazi e la sicurezza pubblica. In caso contrario, avvertono Esposito e Summa, la vertenza sarà segnalata «a tutti gli organi di competenza, a partire dalla Procura della Repubblica». Una vicenda che, da contenzioso urbanistico, rischia di trasformarsi in un caso emblematico di inerzia amministrativa, con i cittadini ancora una volta lasciati dietro le catene.

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