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09.02.2026 - 16:15
"La crisi dell'auto c'è, ma è ingigantita dai gruppi industriali per ottenere vantaggi normativi. L'Ue può farcela se resta coesa". Francesco Zirpoli è un economista della Ca'Foscari di Venezia, tra i massimi esperti del settore, per Laterza ha appena pubblicato il libro Autodistruzione. Crisi e trasformazioni dell'industria dell'automobile. Stellantis venerdì scorso ha perso il 25% in Borsa annunciando la fine di molti progetti nell'elettrico. Una cosa enorme. Erano previste perdite da 9 miliardi, annunciarne 22 mina fortemente il rapporto con gli investitori che hanno dubbi legittimi sul futuro", si legge sul Fatto Quotidiano. "Poi c'è il secondo punto: emetteranno un'obbligazione ibrida non convertibile fino a 5 miliardi, una forma di indebitamento che assimila i detentori del bond agli azionisti e ha costi altissimi. Il segnale è che non ci saranno aumenti di capitale e Stellantis sarà gravata da oneri finanziari pesanti. Gli azionisti continueranno a non investire, nonostante sia il grande malato dell'Ue. Dal 2019 le vendite nel mercato Ue sono calate di 2,5 milioni di unità, 1,6 sono di Stellantis (-44%). (...) Il calo degli investimenti ha portato Stellantis dov'è e il segnale è che non si cambia. In Ue pesa il calo della domanda per il cambio delle abitudini nei grandi centri urbani, che ospitano il 75% della popolazione, fenomeno marginale negli Usa. L'altro aspetto è che l'Ue era ed è un esportatore netto ma la quota diretta in Cina è crollata perché Pechino ormai fa da sé, i suoi produttori sono cresciuti, entrano nel nostro mercato e quell'export non ha più uno sbocco. I dati mostrano che le vendite nell'elettrico e nell'ibrido salgono, specie i modelli cinesi. È l'inizio ed è destinato ad accelerare". "I produttori Ue stanno recuperando il gap di prodotto ma i cinesi soffrono di grande sovraccapacità produttiva e hanno bisogno di sbocchi. Gli stessi tedeschi, in primis Volkswagen, iniziano a produrre in Cina ed esportare in Ue. Quando si parla di auto cinesi ci sono anche quelle prodotte in Cina da costruttori europei o americani, come Tesla. Per questo i dazi servono a poco, forse a guadagnare un po' di tempo", aggiunge Il Fatto. "L'ad di Stellantis, Antonio Filosa, parla di un ritardo di 20 anni rispetto ai cinesi e ne deduce che serve un aiuto normativo ma è una rappresentazione parossistica. Gli europei non sono affatto indietro sui brevetti nell'elettrico ma sugli investimenti. E lì non c'è intervento normativo che possa far guadagnare tempo, non c'è altra soluzione che tornare a investire. Forse Filosa parla di Stellantis, non è così per Bmw, Renault e Vw. Quest'ultimo è leader nell'elettrico in Ue. Sul Green deal: ridimensionarlo è un danno per il clima e l'occupazione. Si recupera il tempo perso con gli investimenti non cambiando le regole, non sono la causa della crisi. Con Trump l'attenzione alla transizione energetica è cambiata...L'industria Oil&Gas vuole frenare una trasformazione che mina alle fondamenta il suo potere e impatto geopolitico. Serviranno solo politiche e investimenti coordinati tra più Stati permetterebbero di raggiungere dimensioni e forza comparabili a quelle dei blocchi produttivi asiatico e statunitense".
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