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31.01.2026 - 13:27
C’è chi prova a governare le infrastrutture e chi governa Facebook. In Basilicata, ormai, la distinzione è chiara. Da una parte l’assessore che si assume l’onere – e l’onore – di metterci la faccia su cantieri complicati, strade fragili e opere ereditate da anni e anni di rinvii. Dall’altra il dem Piero Lacorazza, che appena sente pronunciare il suo nome entra in modalità pistolotto seriale. Il fatto scatenante è quasi comico: un assessore regionale, durante un convegno, cita il capogruppo della prima e principale forza di opposizione in Consiglio regionale, riconoscendogli a suo modo un protagonismo e pure un ruolo da pungolo. Nulla di strano, verrebbe da dire. Dialettica, al massimo. Ma per Lacorazza è lesa maestà istituzionale. Non tanto per il contenuto, quanto per il tono. E allora via: cronometro, postura, gufi, diaframmi, bypass, gallerie, dighe, Pittella e Polese tirati in ballo come i parenti scomodi nei pranzi di Natale. L’assessore Pepe, nel frattempo, fa ciò che un assessore dovrebbe fare: lavora, studia, presidia, rivendica interventi e si assume responsabilità politiche su opere attese e complesse. Lacorazza - invece - a guardare le reazioni, pare presidiare la tastiera, dove ogni vicenda diventa occasione per un saggio di sociologia politica in cui tutti hanno un ruolo tranne l'ex partito regione da tempo commissariato, gli stessi che oggi Lacorazza finge di osservare con distacco antropologico. Pepe, nel bene e nel male, ci mette la faccia. Lacorazza, come sempre, ci mette il post.
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