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L'italia dei meno

Meno bambini, meno giovani che decidono, anche per paura, di farsi una vita indipendente - seppur precaria -, meno lavoratori, meno persone che possono consentirsi una vita dignitosa. Eppure, forse non si vuol capire, ci siamo già schiantanti. Anche su Marte.

L'italia dei meno

Il 6% di nati in meno nei primi 6 mesi dell'anno. Il triplo rispetto allo scorso anno. In poche parole, per ora ne mancano, diciamo, all'appello 14.600. Nell'intero 2014 il crollo delle nascite, rispetto al 2013, era stato di 12.000 unità (come è brutto, però, parlare così dei bambini!). Tutti a ragionare sul perché e sulle cause? Non proprio. La notizia è durata forse 24 ore e nessuno, ovviamente, ha invocato un fertility day con i fiocchi, rosa o celesti. E questi ragazzi, i giovani a cui si affidano i destini della demografia nazionale, restano buoni buoni a casa, con mamma e papà. Il 67% degli under 35 se ne sta comodo, - ed anche questa è una tendenza in crescita -, il 20%  non ha un lavoro ma anche chi potrebbe volar via non lo fa. Vuoi mettere le coccole? Ed il lavoro? Meno 113.060 in totale, ad agosto 2016. I dettagli dell'Inps sono raccapriccianti. Meno 23.802 a tempo indeterminato; meno 56.474 a tempo parziale; meno 3.429 in apprendistato; meno 29.355 nel lavoro stagionale. La povertà? Abita al Sud. Lì dove si sono persi 576mila posti di lavoro, dal 2008 ad oggi, cioè il 70% delle perdite registrate nell'intero Paese. E torniamo ai giovani. L'identikit del povero la racconta tutta: giovane, maschio, del Sud.

Insomma è tutto un meno. Meno bambini, meno giovani che decidono, anche per paura, di farsi una vita indipendente - seppur precaria -, meno lavoratori, meno persone che possono consentirsi una vita dignitosa. E che fa se hanno figli, hanno perso il lavoro, hanno il mutuo da pagare, non possono permettersi le cure, subiscono pignoramenti, perdono il filo con la vita, anche solo quella essenziale. Ma c'è anche un altro meno. Fitch ha confermato il rating BBB+ all'Italia ma con outlook da stabile a negativo. Il bombardamento di notizie con il segno meno, tutto in pochi giorni, però, sembra scivolare non si sa dove. E che si fa? Si pensa, ad esempio, a soluzioni di ampio respiro, un piano strategico per l'area di sottosviluppo più grande dell'Europa occidentale che è il Sud? Si disegna una mappa degli asili da far nascere fra qualche mese, non fra qualche decennio? Si ipotizza un "piano casa" per i più giovani e non alimentato da poche decine di milioni? Si ragiona per strategie di sviluppo strutturale, insomma? No. Si dibatte sui pizzi e sulle scarpe della first lady, sulla cena alla White House a cui ha partecipato tutto lo staff di Michelle (dal parrucchiere al truccatore, senza nulla togliere per carità), su come è bella quest'Italia che, chissà perché sta sprofondando, su come agevolare gli evasori, su chi vota si, chi vota no, sulle catastrofi che capiteranno dal 5 dicembre in poi. Chiunque vinca. Eppure, forse non si vuol capire, ci siamo già schiantanti. Anche su Marte.

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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