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Periferie senza fantasia

Cosa succede a Foggia? Che si pubblica una manifestazione d'interesse per attivare la procedura di project financing su un elenco di opere, dal quartiere Candelaro al Cep: 18 milioni di € l'importo a disposizione del Comune. Ma...

Periferie senza fantasia

Renzo Piano sostiene che le periferie debbano essere rammendate con alcuni rattoppi possibili. Qual è il metodo? Ascoltare i residenti, gestire i processi partecipativi, co-progettare. Un percorso che, sintetizzato così, potrebbe sembrare un'impresa difficile ma che, se solo ci fosse l'abitudine a rendere partecipi i cittadini delle scelte importanti, darebbe certamente i suoi frutti. Ed invece non succede.

Eppure lo si era auspicato, sottolineato, proprio come buona pratica da mettere in campo sul Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie. E non si dica che i tempi sono stretti. Tre mesi dalla pubblicazione del bando - tra l'altro atteso da gennaio (quindi si poteva già avviare la fase di ascolto sociale) non sono così stretti. 

Cosa succede, quindi, a Foggia?  Che si pubblica una manifestazione d'interesse per attivare la procedura di project financing su un elenco di opere, dal quartiere Candelaro al Cep. E riecco il teatro Mediterraneo e la piscina scoperta, soprattutto il teatro tenda in zona fiera, le volumetrie per servizi nei pressi del polo integrato per lo sviluppo economico. Poi, quattro mercati, tra cui il generale ortofrutticolo, l'ex scuola Manzoni, le sedi comunali ex Annona ed ex circoscrizione Cep, il centro sportivo Candelaro e Campo degli Ulivi. C'è, infine, lo Slow Park nei pressi del nodo intermodale. Per le manifestazioni d'interesse ci sono 20 giorni di tempo. 18 milioni di € l'importo a disposizione del Comune di Foggia. 

Gli interventi previsti sono 14, quindi, una vera e propria parcellizzazione di risorse che potrà consentire si' di restituire - almeno si spera - alla città alcune strutture abbandonate, umiliate dall'incuria, ma non segnerà certo l'inizio di un nuovo modo di intendere e di immaginare la città, figurarsi le periferie che sono diverse tra loro per struttura economica, sociale e demografica. Sarebbe importante, non solo fare il rammendo, ma innescare un processo virtuoso che non può riguardare solo la funzionalità di un luogo, di un oggetto fisico, ma anche le relazioni. E questa poteva essere l'occasione per ridefinire il territorio, anche con interventi sperimentali.

Quali sono gli indicatori, quelli sensibili, che sono stati presi in considerazione per valutare l'efficacia degli interventi sulla micro comunità che seppure ai bordi, intorno, è in costante relazione con il resto della città. Come si immaginano i nuovi flussi, seppur sperimentali, dal "centro" - tra l'altro degradato e non solo strutturalmente - verso le linee di confine?  Si ritiene, con questi interventi, di stimolare il metabolismo urbano producendo l'auto rigenerazione della città e dei suoi spazi pubblici? Sono queste le nuove tessiture per restituire vivibilità a territori lacerati? 

La premessa non appare rassicurante. A cominciare dal progetto che non è per nulla partecipato ma che rispolvera anche qualche sogno più che datato, forse nemmeno immaginando un rammendo verde o il senso più profondo di una vera manutenzione in continua trasformazione. 

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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