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Le nuvole parlanti

Due chiacchiere con un "Diaboliko" disegnatore: Antonio Muscatiello

Il "papà" di Diabolik nasce a Manfredonia nel 1960, dove frequenta il Liceo Scientifico. Da ragazzo una intervista a Jack Kirby trasmessa in tv  fa scattare in lui la passione per il mondo delle nuvole.

Due chiacchiere con un "Diaboliko" disegnatore: Antonio Muscatiello

Antonio Muscatiello nasce a Manfredonia nel 1960, dove frequenta il Liceo Scientifico. Da ragazzo una intervista a Jack Kirby trasmessa in tv  fa scattare in lui la passione per il mondo delle nuvole. Decide di diventare disegnatore e manda in giro i suoi lavori alle case editrici. Il suo destino, infine, lo porterà  a entrare, nel 2018, nello staff dei disegnatori di Diabolik. Il suo stile è tra i più apprezzati dai fan del criminale in tuta nera. 

Antonio vorrei chiederti qual è il tuo primo ricordo legato al fumetto? Ricordi ancora il primo che hai letto?

Il mio primo ricordo legato a un fumetto? Siamo nel 1970, un mio parente portò a casa il n. 6 dell' Uomo Ragno: ne rimasi folgorato!  Con la scoperta dell'Uomo Ragno nacque in me la voglia di disegnare fumetti, passavo quasi tutto il mio tempo a disegnare supereroi. Mi ispiravo a John Romita sr, John Buscema, Jack Kirby, Gerge Tuska e soprattutto a  Neal Adams, con cui ho un forte legame di amicizia online ancora oggi.

Quando hai deciso che saresti diventato disegnatore professionista? La strada non deve essere stata semplice…

Ho deciso che sarei diventato un disegnatore professionista dopo aver guardato un'intervista mandata in onda dalla Rai a Jack Kirby. Era il 1975, la trasmissione era " Sapere". C'era il vecchio Jack che mostrava a bordo piscina della sua lussuosa villa decine di disegni formato 35x50 con i personaggi che popolano il mondo di Asgard: Thor, Loky, Heimdall, ecc...Non sapevo che i disegnatori di fumetti guadagnassero così tanto da permettersi una grande villa con piscina. Nell'immaginario di un ragazzo di 15 anni è stata la molla che mi ha fatto dire: "Questo è il lavoro che farò da grande!" Ovviamente, poi, nella realtà, non era così facile. Cominciai a spedire alle case editrici alcuni miei lavori a fumetti, per lo più tavole autoconclusive, e a 16 anni arrivò la mia prima pubblicazione sulla rivista Doppiovù, edita da Mondadori. Tutto procedeva alla grande. Altri direttori di riviste a fumetti mi avevano notato e parlavano di me come di una promessa del fumetto italiano. Ma purtroppo, complice la giovane età, il lavoro che facevo, gli studi, l'università e soprattutto la distanza dalla capitale del fumetto, Milano, ho dovuto lasciare temporaneamente il mondo fumetti. Ma solo temporaneamente.

Quali sono le difficoltà che un disegnatore deve prepararsi ad affrontare se vuole intraprendere questa carriera?

A chi decide di intraprendere il mestiere del disegnatore di fumetti, io consiglio di leggerne molti di ogni genere e di ogni periodo. Da ogni disegnatore c'è sempre qualcosa da imparare. E poi, esercitarsi 12-13 ore al giorno. Esercitarsi nel disegno dal vero. Studiare la fotografia, che aiuta a capire come mettere le luci e come comporre una tavola. E non pensare al Dio denaro. Non tutti sono Jack Kirby.

Quanto è difficile definire graficamente un personaggio così seguito come Diabolik?

Molto difficile. Disegnare Diabolik significa saper disegnare tutto, uomini, donne, vestiti, auto, moto, aerei, palazzi, strade. Ma quando ami il personaggio, tutte le difficoltà si superano. E io amo Diabolik, amo la sua maschera , la sua tuta, i suoi trucchi, la sua macchina, i suoi colpi infiniti, Ginko, Eva, Clerville...tutte cose che graficamente cerco di rendere più realistiche possibili e  forse per questo passa un pò di tempo tra una mia storia e un'altra.


Dal 2018 sei disegnatore per Diabolik, per molti di noi un mito, certamente è tra i protagonisti più significativi del panorama fumettistico italiano, quanto è difficile definire graficamente un personaggio così seguito? Nel tuo caso hai deciso di staccarti completamente dalla “tradizione zaniboniana” oppure in qualche modo ne hai tenuto conto?

Non ho voluto staccarmi molto dalla tradizione Zaniboniana, so benissimo quanto il pubblico abbia amato questo disegnatore quindi ne tengo rispettosamente conto. Ovviamente cerco di bilanciarla con la mia visione artistica, che non è assolutamente quella di Zaniboni.


Puoi parlarci di come ti documenti prima di metterti al lavoro su una storia nuova?

Prima caratterizzo i personaggi principali della storia: disegno i volti di ognuno, in varie pose, anche di spalle. Per le caratteristiche dei personaggi lo sceneggiatore mi dà delle indicazioni che io rispetto al 95 per cento.  Poi, tramite Internet, mi documento su tutti gli altri componenti della storia.

In genere leggi tutta la sceneggiatura prima di iniziare una nuova storia oppure procedi a step? 

Leggo prima il soggetto, poi la sceneggiatura in modo veloce per farmi un'idea complessiva di tutta la storia, poi procedo a step di 10 tavole per volta leggendo e rileggendo la sceneggiatura più volte, per non farmi scappare niente (cosa che accade spesso). Poi passo alle prossime 10 tavole solo dopo aver finito di disegnare le precedenti 10.


Come ti rapporti con le esigenze dello sceneggiatore? Ti prendi delle "licenze stilistiche"?

Qualche volta mi prendo delle licenze, rispetto ai suggerimenti dello sceneggiatore. Per esempio, nel caso di Brenda, in "I tre detective", il bravissimo Roberto Altariva mi consigliava di usare il volto e la pettinatura di Vivien Leigh, ma io non l' ho ascoltato, considerandolo troppo anni 30 e preferendo un viso più moderno.

Quali difficoltà tecniche hai trovato in Diabolik? Tu ami molto i famosi retini…

Non è vero che amo i retini, anche se li uso da 50 anni, prima in formato analogico ed oggi in formato digitale. Li metto perchè Diabolik non è Diabolik se non ha i retini, ma sarei molto felice se qualche storia venisse pubblicata senza retini, in modo che i disegni in B/N risultassero di più. In realtà non sarebbe la prima volta che una storia di Diabolik sia stata pubblicata senza retini: nel 1976 su Eureka lessi alcune strisce a fumetti disegnate da Zaniboni che non avevano i retini e il risultato era assolutamente fantastico, come spettacolare è "Il tenente Marlo" di Zaniboni, anch' esso senza retini.

Che tipo di materiali preferisci per il tuo lavoro? Inchiostri tu a china le tavole o usi qualche programma di grafica?

Disegno su carta a matita degli schizzi grossolani, che poi scannerizzo e inchiostro al computer, correggendo spesso anche la composizione.

Preferisci realizzare le scene statiche o le dinamiche?

Amo le scene dinamiche, gli inseguimenti con le auto, le scene d'azione, ma non mi dispiacciono neanche quelle statiche, per esempio Diabolik ed Eva sul divano o Ginko seduto alla scrivania che parla ai poliziotti.


Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Zaniboni per Diabolik, Claudio Villa per Tex e Neal Adams e Alex Ross per il mercato americano.

Parlaci un po' di te...a parte i fumetti quali sono le tue passioni?

Ho un solo hobby: l'hometheather. A casa ho allestito uno spazio per guardare i film con proiettore e sistema audio 7.1 .Per chi non sa cos'è lo consiglio vivamente, è meglio del cinema!


C'è qualche personaggio che non hai fatto e ti piacerebbe fare?

Forse mi piacerebbe disegnare qualche storia di supereroi, ma per adesso va bene così.  Disegnare Diabolik  è quello che voglio, e mi basta.


Ed ora come ultima domanda... Un parere sulle due donne più famose di Clerville Eva e Altea: cosa ti piace e cosa no di tutte e due, ma soprattutto come ti sei avvicinato graficamente a questo due personaggi.

In Eva mi piace tutto. Anche essendo una donna all' occorrenza dura e spietata, in molte occasioni amo la sua dolcezza, le sue paure, insomma la sua femminilità. Altea, invece, è un personaggio che non ha mai riscontrato molto entusiasmo da parte mia, forse perchè non amo le donne aristocratiche. Comunque è la degna compagna di Ginko, su questo nulla da obiettare.

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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