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E di uomini che restano eterni bambini, vogliamo parlarne?

Nella maggior parte dei casi, questo prolungamento dell’adolescenza si combina con una stretta dipendenza dalla madre.

E di uomini che restano eterni bambini, vogliamo parlarne?

Opera di Daniela Balsamo (custodita da galleria piziarte.net )

Ciò che egli cerca è una dea madre, e ogni volta sarà costretto a scoprire che la donna con cui ha instaurato un rapporto non è che un normalissimo essere umano.

Puer Aeternus è il nome di un dio dell’antichità: il dio della giovinezza divina. Oggi questa espressione viene usata per identificare un tipo particolare di uomo: l’uomo che rimane troppo a lungo nei limiti di una psicologia adolescenziale, che conserva cioè anche in età adulta i tratti caratteristici del giovane di diciassette o diciotto anni. Elementi tipici di questa personalità sono la carica di energia, di creatività, il fascino, l’intelligenza e il coraggio. Per contro, altri tratti sono l’irresponsabilità, la mancanza di concretezza e costanza, l’egoismo affettivo e l’instabilità nei rapporti. Ebbene un tema attualissimo. La condizione di eterni bambini nella società odierna è diventata un dato di fatto per molte persone. Nella maggior parte dei casi, questo prolungamento dell’adolescenza si combina con una stretta dipendenza dalla madre. Le due manifestazioni tipiche dell’uomo che soffre di uno spiccato complesso materno sono, come ha sottolineato Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, l’omosessualità e il dongiovannismo. In quest’ultimo caso, l’uomo ricerca in ogni donna una figura di madre: l’immagine della donna assolutamente perfetta, pronta a concedere tutto all’uomo. Ciò che egli cerca è una dea madre, e ogni volta sarà costretto a scoprire che la donna con cui ha instaurato un rapporto non è che un normalissimo essere umano. Svanito anche il fascino dell’esperienza sessuale, egli la lascia deluso, solo per proiettare nuovamente la stessa immagine su un’altra donna. Ancora e ancora egli cerca la donna materna, che lo tenga fra le braccia e soddisfi ogni suo desiderio. Inoltre il Puer, di solito, fatica ad adattarsi alle situazioni sociali. In certi casi manifesta una sorta di individualismo asociale: sentendosi una creatura speciale, ritiene di non doversi adattare. L’atteggiamento arrogante che ne consegue si basa ovviamente su falsi sentimenti di superiorità. Il maggior timore di un uomo di questo tipo è quello di essere legato a qualche cosa, di essere cioè catturato in una situazione dalla quale diventi poi impossibile uscire. Ciò che è semplice e normale diventa così per lui un inferno. Simbolicamente, questa paura dei legami e questa lontananza dalla realtà si esprimono nel fascino che spesso le attività sportive pericolose, come ad esempo il volo e l’alpinismo, esercitano sul Puer: egli vorrebbe arrivare il più in alto possibile, dunque lontano dalla madre, dalla terra e dalla vita normale. Tuttavia, esiste un altro genere di Puer che vive in uno stato continuo di stordimento e torpore, anche questa una tipica caratteristica adolescenziale: il ragazzo sonnolento, indisciplinato, dalle gambe un pò troppo lunghe, che ciondola di qua e di là, con la mente perennemente vagante. Insomma, quello che ogni tanto verrebbe voglia di svegliare con un bel secchio d’acqua in faccia. Questo stupore sonnolento è però soltanto esteriore: se riusciamo a guardare oltre troveremo, infatti, una vita fantastica molto vivida. Quale sarà dunque la cura? Sempre C. G. Jung propone una terapia: il lavoro. Il lavoro è proprio quella parola sgradevole che nessun Puer Aeternus vuole sentir pronunciare. Il Puer Aeternus è capace di lavorare quando il lavoro lo affascina o quando si trova in uno stato di grande entusiasmo. Ciò che non riesce a fare è, invece, lavorare in una giornata uggiosa e triste, quando il lavoro è noioso ed è necessario uno sforzo su se stessi per compierlo. Questo è un impegno al di sopra delle sue forze e troverà, dunque, qualunque scusa pur di evitarlo. Ogni lavoro contiene una certa dose di monotonia, ma davanti alla quale il Puer Aeternus fugge, per concludere ancora una volta che la cosa non fa per lui. Il lavoro rappresenta quindi uno dei mezzi più importanti a disposizione del Puer affinchè entri finalmente in contatto con la realtà concreta. Ma soltanto quando l’Io sarà diventato forte a sufficienza, le difficoltà potranno essere superate e vi sarà la possibilità di una seria adesione al lavoro.

BIBLIOGRAFIA

Marie-Louise von Franz. L’Eterno Fanciullo. L’archetipo del Puer Aeternus. Red Edizioni, Milano. 2009.

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Tiziana Prencipe

Tiziana Prencipe

Il desiderio è una forza che ci attraversa. E’ diversa. Non è la forza dell’io semplicemente, ma è qualcosa di ulteriore rispetto all’io. E’ così che la psicologia mi ha trovato e io mi sono fatta trovare. Ho conseguito, quindi, la laurea in psicologia clinica e della salute a Chieti e, ben presto, la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano. Non solo una preparazione professionale, ma un vero e proprio percorso interiore. Ho ottenuto poi un master in perizia e psicologia giuridica e attualmente svolgo la libera professione in qualità di psicologa e psicoterapeuta, esperta in tecniche di rilassamento a mediazione corporea e tecniche immaginative.  Al contempo sono relatrice in numerosi convegni, corsi e dibattiti su tematiche di psicologia. Una mente e dunque un corpo. Un corpo danzante, una passione chiamata ballo: per anni atleta agonista della federazione italiana danza sportiva. Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.

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