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Nella vita ci vuole fegato, ma non con il sale

Aggiungere direttamente sale ai cibi è associato a un aumento della probabilità di fegato grasso, cirrosi e tumore del fegato, con effetti più evidenti proprio in chi non presenta alcun fattore di rischio per la salute

Nella vita ci vuole fegato, ma non con il sale

Nuove evidenze suggeriscono infatti che l’uso frequente di sale non incide soltanto sulla pressione arteriosa e sul rischio cardiovascolare, ma può avere conseguenze rilevanti anche sulla salute del fegato

Aggiungere un pizzico di sale agli alimenti: un gesto quotidiano, quasi automatico. Un’abitudine radicata nella cultura alimentare di molti Paesi, Italia compresa, che oggi dovremmo riconsiderare con maggiore attenzione.
Nuove evidenze suggeriscono infatti che l’uso frequente di sale non incide soltanto sulla pressione arteriosa e sul rischio cardiovascolare, ma può avere conseguenze rilevanti anche sulla salute del fegato.
Un recente lavoro ha evidenziato un’associazione significativa tra la frequenza con cui si aggiunge sale agli alimenti e un aumento del rischio di sviluppare malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD), oltre alle sue complicanze più gravi, come la cirrosi epatica e il carcinoma epatocellulare. Si tratta di risultati che meritano una riflessione approfondita, soprattutto alla luce della crescente diffusione di queste patologie nella popolazione generale. [1]

Dal fegato grasso al tumore: un continuum patologico
La MASLD, precedentemente nota come steatosi epatica non alcolica (NAFLD), rappresenta oggi una delle principali cause di malattia cronica del fegato nei Paesi industrializzati. È strettamente legata a condizioni come obesità, insulino-resistenza e sindrome metabolica. In molti casi è inizialmente silente, ma può evolvere nel tempo verso forme più severe, come la steatoepatite, la fibrosi, la cirrosi e, infine, il carcinoma epatocellulare.
Il dato più interessante emerso dallo studio è che l’associazione tra consumo abituale di sale e rischio epatico non è uniforme in tutta la popolazione. Paradossalmente, risulta più marcata in alcuni gruppi considerati “a minor rischio” secondo i parametri tradizionali: non fumatori, soggetti senza diabete e individui con indice di massa corporea relativamente basso. Inoltre, l’effetto appare più evidente tra i consumatori abituali di alcol, suggerendo un possibile effetto sinergico tra alcol e sodio.

Il ruolo dell’adiposità: un mediatore parziale
Un aspetto cruciale riguarda il ruolo dell’adiposità. I dati indicano che una parte dell’effetto del sale sul fegato è mediata dall’accumulo di tessuto adiposo. In altre parole, un’elevata assunzione di sale potrebbe contribuire indirettamente al danno epatico favorendo l’aumento di peso e le alterazioni metaboliche.
Tuttavia, questo meccanismo non spiega completamente l’associazione osservata. Ciò suggerisce che il sale possa esercitare anche effetti diretti sul fegato, probabilmente attraverso meccanismi ancora in fase di studio, come l’infiammazione sistemica, lo stress ossidativo o alterazioni del microbiota intestinale.

Un indicatore semplice, ma potente
La frequenza con cui si aggiunge sale ai cibi rappresenta un indicatore comportamentale semplice, facilmente rilevabile anche in contesti epidemiologici su larga scala. Proprio per questa sua semplicità, può diventare uno strumento utile nella prevenzione: modificare questa abitudine non richiede interventi complessi, ma solo una maggiore consapevolezza.
È importante sottolineare che il problema non riguarda solo il sale “visibile”, aggiunto a tavola, ma anche quello “nascosto” negli alimenti trasformati: pane, formaggi, salumi, snack, piatti pronti. In molti casi, la quantità totale di sodio introdotta quotidianamente supera ampiamente le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che suggerisce di non superare i 5 grammi di sale al giorno.

Prevenzione: piccoli gesti, grandi benefici
Ridurre il consumo di sale rappresenta una strategia di prevenzione a basso costo e ad alto impatto. Alcuni semplici accorgimenti possono fare la differenza:
• evitare di aggiungere sale a tavola senza aver prima assaggiato il cibo;
• privilegiare alimenti freschi e non trasformati;
• utilizzare spezie, erbe aromatiche e limone per insaporire i piatti;
• leggere attentamente le etichette nutrizionali.
In un’epoca in cui le malattie croniche non trasmissibili rappresentano la principale sfida per la sanità pubblica, intervenire sugli stili di vita rimane la strategia più efficace. Il fegato, organo silenzioso ma centrale per il metabolismo, risente profondamente delle nostre scelte quotidiane.

Una nuova prospettiva sulla salute epatica
Questi risultati ampliano la nostra comprensione dei fattori di rischio per le malattie epatiche, introducendo un elemento finora poco considerato. Il sale, spesso percepito come un problema “cardiovascolare”, emerge anche come possibile determinante della salute del fegato.
Per il grande pubblico, il messaggio è chiaro: anche le abitudini più semplici e apparentemente innocue possono avere effetti profondi sulla salute nel lungo periodo. Ridurre il sale non è solo una raccomandazione generica, ma una scelta concreta per proteggere il proprio fegato e, più in generale, il proprio benessere.
In definitiva, la prevenzione passa anche da qui: da un pizzico di consapevolezza in più e, forse, da un pizzico di sale in meno.

Bibliografia
1. Zhang, Shunming, et al. "Adding salt to foods and risk of metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease and other chronic liver diseases." European Journal of Nutrition 64.5 (2025): 224.

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F. Michele Panunzio

F. Michele Panunzio

La prevenzione nutrizionale è la più potente medicina, ma non ama la solitudine. Ancelle le sono tutte le altre discipline mediche. Si accontenta di stare in disparte, ma in cuor suo sa di essere la padrona di casa per accogliere tutti. Non è esclusiva, né ha la puzza sotto il naso. Amo la prevenzione nutrizionale, fu amore a prima vista. Scelsi di fare il medico-igienista, ma anche di laurearmi in nutrizione umana, connubio perfetto per la mia professione. La collettività e l’individuo, il gruppo ed il singolo, i sani ed i malati, la prevenzione nutrizionale è per tutti ed è per sempre. Rispondo alle vostre domande, inviatele a: redazione@ilmattinodifoggia.it

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