IL MATTINO
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25.01.2026 - 09:12
Prevenire l’infezione da virus respiratorio sinciziale (VRS) nei primi mesi di vita può ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare asma anni dopo.
Il respiro dei bambini molto piccoli è fragile. Ogni inverno migliaia di neonati finiscono in ospedale per colpa del virus respiratorio sinciziale (VRS), la principale causa di bronchiolite nel primo anno di vita. Finora questo virus è stato considerato soprattutto un problema acuto: difficoltà respiratorie, ricoveri, talvolta terapie intensive. Ma un nuovo studio internazionale suggerisce che le conseguenze potrebbero andare molto oltre l’infanzia immediata. Prevenire l’infezione da virus respiratorio sinciziale (VRS) nei primi mesi di vita potrebbe infatti ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare asma anni dopo.
Un legame sospettato da tempo
L’asma colpisce tra il 5 e il 15% dei bambini europei e rappresenta una delle principali cause di assenza scolastica, visite mediche e uso di farmaci cronici. Da anni i pediatri osservano che molti bambini con asma hanno avuto una bronchiolite grave da VRS nei primi mesi di vita. Tuttavia non era chiaro se il virus fosse davvero una causa dell’asma o semplicemente un “campanello d’allarme” in bambini già predisposti.
Il nuovo lavoro, condotto da ricercatori dell’Università di Ghent e del centro di ricerca belga VIB in collaborazione con colleghi danesi, fornisce prove molto solide a favore della prima ipotesi: l’infezione precoce da VRS può modificare il sistema immunitario in modo tale da favorire, negli anni successivi, lo sviluppo di asma, soprattutto nei bambini con familiarità per allergie. [1]
Gli autori hanno analizzato i registri sanitari nazionali danesi, seguendo quasi un milione e mezzo di bambini per oltre vent’anni. Il risultato è stato impressionante: i neonati ricoverati per bronchiolite da VRS nei primi sei mesi di vita avevano un rischio di diagnosi di asma fino a cinque volte superiore se la madre o il padre erano già asmatici. Anche in assenza di familiarità, il rischio risultava comunque all'incirca triplicato.
Cosa succede nel sistema immunitario
Per capire il meccanismo biologico, i ricercatori hanno affiancato all’analisi epidemiologica una serie di esperimenti di laboratorio. Utilizzando modelli animali, hanno osservato che l’infezione virale nei primi giorni di vita “educa” le cellule dendritiche – sentinelle del sistema immunitario – a reagire in modo eccessivo agli allergeni comuni, come gli acari della polvere.
In particolare, nei neonati nati da madri allergiche circolano anticorpi specifici trasmessi durante la gravidanza e l’allattamento. Se il bambino contrae il VRS, questi anticorpi vengono utilizzati dalle cellule immunitarie come una sorta di “cavallo di Troia”: facilitano la cattura degli allergeni e innescano una risposta di tipo allergico più intensa. È una vera e propria sinergia tra predisposizione familiare e infezione virale.
«L’asma infantile è una malattia complessa con molti fattori in gioco», spiega il professor Bart Lambrecht, tra gli autori principali. «Abbiamo scoperto che l’infezione precoce da VRS e il rischio genetico di allergia interagiscono in modo molto specifico, spingendo il sistema immunitario verso l’asma. La buona notizia è che questo processo può essere prevenuto».
La prevenzione cambia prospettiva
Negli ultimi anni sono diventate disponibili nuove strategie di protezione contro il VRS: la vaccinazione delle donne nel terzo trimestre di gravidanza e la somministrazione ai neonati di anticorpi monoclonali a lunga durata. Questi interventi si sono dimostrati molto efficaci nel ridurre i ricoveri per bronchiolite.
Lo studio suggerisce però un beneficio ancora più ampio: non solo evitare l’emergenza acuta, ma proteggere la salute respiratoria a lungo termine. Nei modelli sperimentali, quando l’infezione da VRS veniva bloccata con anticorpi protettivi, non si sviluppavano i cambiamenti immunitari che portano all’asma.
«Non è solo una scoperta di laboratorio», sottolinea la professoressa Hamida Hammad, coautrice della ricerca. «È un messaggio concreto per i genitori e per i decisori sanitari: prevenire il VRS potrebbe significare meno asma negli anni futuri».
Implicazioni per la salute pubblica
Se questi risultati saranno confermati su larga scala, potrebbero cambiare il modo di valutare le politiche vaccinali e di immunizzazione nei primi mesi di vita. L’asma non è soltanto un problema medico individuale: comporta costi sanitari elevati, assenze dal lavoro dei genitori, limitazioni nello sport e nella vita quotidiana dei bambini.
Ridurre anche solo una parte dei nuovi casi grazie alla protezione dal VRS avrebbe un impatto enorme, soprattutto nelle famiglie con storia di allergie. «È un momento in cui scienza, pediatria e politiche sanitarie possono lavorare insieme», conclude Lambrecht. «I benefici potenziali per le famiglie e per i sistemi sanitari sono davvero notevoli».
Bibliografia
1. De Leeuw, Elisabeth, et al. "Maternal allergy and neonatal RSV infection synergize via FcR-mediated allergen uptake to promote the development of asthma in early life." Science immunology 10.113 (2025): eadz4626.
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