Cerca

Delrio e gli ossequianti del parco giochi di S. Marco in Lamis

La cosa che fa più specie è che, dopo quelle dichiarazioni, il signor Delrio ha continuato serenamente a passeggiare nel parco giochi dei dinosauri di San Marco in Lamis, senza che alcuno dei rappresentanti politici presenti abbia avvertito l'urgenza di accompagnarlo speditamente alla porta

Delrio e gli ossequianti del parco giochi

Cominciamo col mettere i puntini sulle "i". Questo signore che risponde al nome di Graziano Delrio, calciatore mancato del Milan (superò un provino ma preferì giocare in una squadra locale emiliana, il Montecavolo: avete letto bene), medico endocrinologo di carriera accademica, dalla vocazione politica confusa (famiglia comunista, seguace degli insegnamenti di don Giuseppe Dossetti e poi degli insegnamenti cattolicissimi di La Pira), questo signore non ci rappresenta perché non è stato eletto dagli italiani nel Governo (dei non eletti) in cui siede, e perché ci è tendenzialmente nemico covando ruggini antiche con il nostro governatore Michele Emiliano: nel 2010 il signore romagnolo ottiene la presidenza dell'ANCI (associazione dei comuni italiani) liberandosi, per soli 4 voti di differenza, della concorrenza di Michele Emiliano, allora sindaco di Bari, anch'egli del PD, sostenuto da Nichi Vendola e da molti sindaci del Meridione. 

Individuata la cornice, ora pensiamo al quadro. Il quadro è quello che dipinge l'attuale ministro per le infrastrutture come un personaggio istituzionalmente ambiguo: il suo Ddl non cancella le Province ma le svuota di ogni potere e rappresentanza, pur lasciandole in balia di notevoli incombenze; si fa promotore di un disegno di legge sulla green economy e poi avalla le trivellazioni per la ricerca di petrolio nel nostro mare. Raggiunge il colmo del "dico-e-non-dico", non sapendo cosa dire, affermando che "il porto di Manfredonia ha un'altra vocazione" (quale?). E lo dice passeggiando ieri sera nel parco giochi dei dinosauri di San Marco in Lamis (che, per carità, è opera buona e giusta; anche perché potrebbe essere una meta turistica e scientifica internazionale, portando alla valorizzazione anche del vicino "tesoro" di San Matteo), non ad un tavolo di confronto con le istituzioni locali, come la dignità della carica che ricopre richiederebbe ed imporrebbe. Già, perché il signor ministro da queste parti ci viene solo per far visita ai parco giochi, mica per dirci cosa vuol fare il Governo della nostra provincia di Foggia. «Credo sia la prova che il Governo ci riempie tanto fumo, niente cose concrete», è il tweet con cui commenta la notizia al nostro giornale Gerardo Biancofiore, presidente provinciale ANCE (l'associazione dei costruttori) e presidente nazionale delle piccole e medie imprese del settore. Come dargli torto, dopo le vergognose dichiarazioni con cui il signor ministro alle infrastrutture azzoppa l'aeroporto di Foggia (ma non uno dei 5 aeroporti della Toscana dell'amico Matteo Renzi) e minimalizza lo scalo navale di Manfredonia? Ma la cosa che fa più specie è che, dopo quelle dichiarazioni, il signor Delrio ha continuato serenamente a passeggiare nel parco giochi dei dinosauri di San Marco in Lamis, senza che alcuno dei rappresentanti politici (non dico istituzionali) presenti, come il pur sanguigno parlamentare Angelo Cera che gli stava di fianco) abbia avvertito l'urgenza di accompagnarlo speditamente alla porta. Così come fa specie - e vergogna - il silenzio dei rappresentati politici e di governo PD della nostra Capitanata. Dov'è l'interventista Ivan Scalfarotto? Siede nel Governo renziano al fianco di Delrio. E va bene, anzi va male. Ma dove sono tutti gli altri? E dov'è Michele Emiliano e, giù di qui, gli assessori regionali foggiani Leo Di Gioia e Raffaele Piemontese? E dove sta il signor sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi? Zitti, tutti zitti! Ossequianti il signor ministro che è venuto a trastullarsi nel parco giochi dei dinosauri di San Marco in Lamis, relegando la nostra provincia alla preistoria dello sviluppo. 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Antonio Blasotta

Antonio Blasotta

Alla passione per la scrittura e la comunicazione ho dedicato il mio tempo, senza mai risparmiarmi. Così, da quando avevo 15 anni, ho scritto per diversi giornali (Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Roma), ho diretto la prima tv di Foggia, Teleradioerre; ed ho finito con il fondare la Casa Editrice "Il Castello", che, oltre ad editare diversi libri, pubblica "Il Mattino di Foggia". Divido la mia vita tra la passione editoriale e quella per la formazione relazionale e direzionale, essendo Master Trainer con licenza USA di PNL.

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione