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Il re Mida, chi vuole troppo nulla stringe

Il consiglio è quello di non essere imprudenti o avrete, come Mida, oro ma orecchie d’asino

Il re Mida, chi vuole troppo nulla stringe

Si avvicinano le amministrative e la corsa alla ‘poltrona’ diventa sempre più incalzante con candidati sindaci e consiglieri dai numeri (talvolta) spropositati, che si ‘prestano’ a passare da una fazione all’altra per accaparrarsi più voti possibili. In tutto ciò, augurandoci che vinca l’Impegno (quello con la maiuscola), non possiamo che consigliare a tutti di far attenzione a non diventare come il mitico re Mida, che auspicava di tramutare in oro tutto ciò che toccava ma finì con le orecchie da asino (!). Come racconta il mitografo Igino (I sec. d.C.), Mida era re dei Migdoni in Frigia (attuale zona centrale della Turchia); un giorno, durante la baldoria dei baccanali, il dio Dioniso/Bacco perse di vista il suo adorato maestro e amico Sileno (dalle fattezze metà umane metà caprine), che fu ritrovato da alcuni pastori che lo condussero dal re. Mida riconobbe in Sileno il seguace fidato di Dioniso e quindi lo ospitò organizzando delle feste in onore del dio giorno e notte. Quando finalmente giunse Dioniso, colmo di felicità per aver ritrovato il suo accolito, disse a Mida che gli avrebbe concesso qualunque cosa avesse desiderato. Il re, preso dall’euforia della nuova situazione, si ‘slanciò’ nella richiesta che tutto ciò che avesse toccato sarebbe divenuto oro. Dopo un po’, tuttavia, Mida si rese conto che il suo dono era anche la sua disgrazia: non poteva toccare più nulla e nessuno (!) e per questo chiese a Dioniso di riprendersi l’offerta; il dio, mosso a pietà, gli disse di immergersi nel fiume Pattolo (attuale Sart Çayı, vicino l’antica città di Sardi, in Turchia), così nacque la leggenda che il fiume divenne dorato, tanto che fu chiamato “Crisorroa” (= fiume d’oro). A ben guardare la leggenda ha uno sfondo di verità: le acque di questo fiume, infatti, sembravano dorate dal momento che era ricco di sabbie aurifere, in particolar modo di elettro (lega naturale di oro e argento). Ma torniamo al nostro Mida, che non imparava mai la lezione, ovvero non essere imprudens! Il poeta latino Ovidio, nelle “Metamorfosi”, narra che il re, ad un certo punto, stanco delle ricchezze, decise di andare a vivere nei boschi, dove divenne amico e ammiratore del dio Pan, di cui adorava il suono della siringa. Un giorno Pan sfidò Apollo in una gara musicale, giudice sarebbe stato il monte Tmolo. La vittoria andò al dio del Sole e della Poesia che con la sua lira ammaliò tutti, eccetto Mida che disse di preferire sempre e comunque Pan; dinanzi a tale sfrontatezza, Apollo per punizione gli fece spuntare sul capo delle orecchie d’asino, a ricordo di ciò che era in fatto di competenze musicali (un asino! per l’appunto). Da allora Mida per la vergogna si coprì il capo con una tiara, ma il suo barbiere era a conoscenza del segreto e, sebbene avesse giurato di non rivelarlo, non potendo resistere, scavò una fossa e lo confidò alla madre terra, poi la richiuse; tuttavia da quel terreno spuntarono delle canne, che, mosse dal vento, rivelano a tutti la verità sul re. Il mito insegna che bisogna guardarsi bene dal peccato di ‘imprudenza’ e da quello di scarsa avvedutezza, inoltre suggerisce che prima o poi ciò che si nasconde (nel caso specifico la propria “asineria”) viene sempre a sapersi…

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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